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Silvestri: "Ha ignorato i consigli della Marina di tirare dritto". "Gli Usa se la sarebbero cavata facendo pesare le minacce commerciali"
di Andrea Cangini
Roma, 21 febbraio 2012 - STEFANO Silvestri, presidente dell’Istituto affari internazionali, ha due caratteristiche: è uomo di spirito e detesta l’ipocrisia. A chiedergli che idea si sia fatto della storia dei nostri due marò arrestati in India, risponde dunque così: «Evidentemente l’Italia ha un serio problema di capitani».
In che senso, professore?
«Beh, le ‘qualità’ di Francesco Schettino, capitano della Costa Concordia, le conosciamo ormai tutti. Ora dovremo interrogarci su quelle del capitano della petroliera Enrica Lexie».
Avrebbe fatto meglio a rimanere in acque internazionali?
«Poteva scegliere: rimanere in acque internazionali o andare in un porto non indiano».
Ha invece ormeggiato nel porto indiano più vicino.
«Appunto, una follia. O, se vuole, un’ingenuità. Ora mi aspetto che la Marina militare metta in discussione la decisione di mandare i suoi militari a difendere navi italiane».
Troppi rischi?
«Certo, se ogni volta che sparano rischiano d’essere arrestati, meglio lasciar perdere. Se se la sentono, che ci vadano i contractor».
È possibile che il comandante abbia deciso senza consultarsi?
«Non ho informazioni dirette, ma ho letto che la Marina gli aveva detto di non andare in porto e che lui non ha ascoltato il consiglio».
Poteva?
«Certo, poteva. È stato un gravissimo errore».
Fossero stati militari statunitensi, l’India si sarebbe comportata diversamente?
«Forse sì, ma il peso della diplomazia e le minacce commerciali avrebbero probabilmente suggerito una rapida liberazione».
Il Cermis ci ha ricordato che i soldati Usa non amano farsi processare all’estero.
«Ed è questa una delle ragioni per cui stanno lasciando l’Iraq, perché le autorità irachene non accetteranno più il principio dell’extraterritorialità».
L’Italia ha mai invocato un principio analogo?
«Certo. Lei farebbe giudicare un soldato italiano da un tribunale talebano?»
Se si potesse evitare...
«E infatti in Afghanistan i nostri soldati non sono processabili al pari di quelli americani».
A questo punto, cosa si aspetta per i nostri marò?
«Che le pressioni diplomatiche consentano di evitare il processo, o quantomeno di ottenere l’espulsione in caso di condanna. Mi auguro però che i Paesi europei e Nato interessati come noi alla lotta contro la pirateria ci dimostrino solidarietà».
Ha qualche dubbio?
«Dipende. Ad esempio: dopo un decennio di tentativi, la Francia è finalmente riuscita a vendere un bel po’ di suoi cacciabombardieri, e poiché ad acquistarli è stata l’India si può immaginare che non intenda fare la voce grossa».
di Andrea Cangini