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La tesi è che la polizia del Kerala non ha l’autorità di condurre un’inchiesta su un incidente avvenuto oltre le acque territoriali indiane. E interviene anche La Russa: "L’Italia si stringa attorno a due ragazzi"
Kochi (India), 22 febbraio 2012 - La difesa dei due marò italiani fermati per l’uccisione di due pescatori indiani ha presentato il ricorso per 'eccezione di giurisdizione' all’Alta Corte del Kerala. I legali, apprende l'Ansa, chiedono che venga confermato che l’incidente è avvenuto in acque internazionali e non indiane. La tesi è che la polizia del Kerala non ha l’autorità di condurre un’inchiesta su un incidente avvenuto oltre le acque territoriali indiane.
DE MISTURA IN INDIA - Il sottosegretario agli Affari esteri Staffan De Mistura è giunto a New Delhi: "Sappiamo e riconosciamo che due pescatori indiani sono morti. Su questo non ci sono dubbi ed è una cosa terribile", ha detto il diplomatico al termine della riunione, parlando di dialogo costruttivo ed esprimendo "profondo cordoglio" per le vittime.
Secondo quanto riferisce il Times of India, De Mistura ha comunque ribadito che l’incidente è avvenuto in acque internazionali: "L’indagine accerterà l’esatta posizione" della nave italiana Enrica Lexie. I militari accusati di avere aperto il fuoco contro un gruppo di pescatori negano ogni responsabilità e molti dubbi permangono sulla ricostruzione degli eventi fatta dagli indiani. "Stiamo affrontando la questione molto seriamente. Abbiamo espresso il nostro cordoglio. Due pescatori indiani sono morti, appartenevano a famiglie povere di Kerala", ha commentato De Mistura che, adesso, è diretto a Kochi, dove i due marò sono in stato di fermo di polizia.
MA NEW DELHI: AVANTI CON LE NOSTRE LEGGI - Ma l’India proseguirà nella vicenda dei due pescatori "sulla base delle sue leggi". Lo ha detto oggi il ministro di Stato indiano, Preneet Kaur. Parlando alla stampa, Kaur ha detto: "Loro hanno la loro interpretazione, noi abbiamo la nostra. Per quello che ci riguarda qui in India noi ci muoveremo in base alle nostre leggi". Il riferimento del ministro indiano è alla Sezione 4 del Codice penale indiano che regola i casi di estensione della extraterritorialità recitando: "Le disposizioni di questo Codice si applicano anche per qualsiasi reato commesso da (...) qualsiasi persona su qualsiasi nave o velivolo registrato in India ovunque esso si trovi".
MA C'E' DISPONIBILITA' A NEGOZIATO - Fonti del governo indiano citate dai media locali (Times Now e The Hindu) esprimono la "disponibilità" delle autorità di New Delhi a un negoziato con gli italiani. "Ci sono differenze con l’Italia sulla ricostruzione dei fatti, sulle procedure e i processi, ma siamo disponibili a impegnarci con loro. Se lo deciderano, concederemo loro accesso consolare ai due detenuti", hanno precisato le fonti ammettendo che per entrambe le parti questo caso rappresenta una novità. "Abbiamo detto molto chiaramente agli italiani che, in quanto rappresentanti del governo indiano, seguiremo il nostro ordinamento", si continua a precisare.
Il quotidiano 'The Hindu' parla oggi anche del ricorso, da parte delle autorità italiane, all’aiuto del Vaticano (le due vittime, Valentine Jalastein e Ajeesh Binki erano di religione cattolica) per consentire, si legge, il rilascio di Massimiliano Latorre e di Salvatore Girone il ritorno in Italia dopo il pagamento di un risarcimento alle famiglie delle vittime.
"Ma l’India mantiene la sua posizione ferma. Il loro caso sarà perseguito qui. E poi, a meno che il tribunale non decida altrimenti, saranno processari qui", ribadiscono fonti altolocate citate dal quotidiano precisando che, secondo la sezione 4 del codice penale indiano un reato commesso "ovunque" contro un cittadino o una imbarcazione indiani può essere perseguito in India.
LA RUSSA IN TV - Serve "maggiore decisione" da parte dell’Italia per risolvere la vicenda. Lo chiede l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, ospite della trasmissione ‘La telefonata’ di Maurizio Belpietro su Canale5.
Il governo, aggiunge La Russa, "si sta muovendo, ma serve più decisione e una mobilitazione di opinione pubblica affinché l’Italia si stringa attorno a due ragazzi che stavano facendo il proprio dovere". L’episodio, ancora non del tutto chiarito, è avvenuto, ricorda il coordinatore nazionale del Pdl, "in acque internazionali.
Per questo, sotto il profilo del diritto, i due marò devono essere valutati e giudicati in Italia". "Non è per nulla certo - conclude La Russa - che siano stati i militari italiani a sparare", perché in quello specchio d’acqua c’erano altre imbarcazioni.