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Il mediatore: "Tratto per gli ostaggi, ma stop alla caccia ai rapitori"

di Alessandro Farruggia
 

A destra Paolo Bosusco all'esterno dell'agenzia di viaggi, l'Orissa Adventurous Trekking a Puri (Ansa)
A destra Paolo Bosusco all'esterno dell'agenzia di viaggi, l'Orissa Adventurous Trekking a Puri (Ansa)

New Delhi, 20 marzo 2012 - «AL MOMENTO gli ostaggi non corrono rischi, sono in buona salute e i maoisti non faranno loro alcun male, così mi hanno assicurato. Ma l’esito di questa vicenda dipenderà dal governo, se non dovesse accogliere almeno alcune delle 13 richieste si assumerebbe una enorme responsabilità».


Dandapani Mohanty, presidente dell’associazione Daman Pratirodh Manch, considerata vicina ai maoisti indiani, è uno dei tre negoziatori che ottenne nel febbraio 2011 la liberazione di un dipendente pubblico catturato dai terroristi. Ieri, con altri due mediatori, stato incaricato di condurre anche questa trattativa.


Cosa chiedono i terroristi?


«Quello che chiesero lo scorso febbraio e che il governo promise di concedere e poi non mantenne. E in più il divieto per i non indiani di entrare nelle zone tribali. Non accettano che con la scusa del turismo i popoli tribali sino trattati come scimmie, dicono».


C’è anche la richiesta della liberazione di tre leader naxaliti: la moglie del capo Sabyasachi Panda, Gananath Patra e Ashtosh Soren.


«Certo, ma non sono dei leader naxaliti. La prima è la moglie del capo dei naxaliti dell’Orissa ed è stata accusata di raccogliere fondi per loro, una accusa falsa. Gananath Patra è un anziano ex professore e Asutosh Soren è un attivista dei diritti civili. Credo che la richiesta di liberarli non sia negoziabile».


Cosa altro vogliono i naxaliti?


«Come prima cosa l’interruzione delle operazioni antimaoisti denominate operazione Greenhunt».


Il governo dice di averle già bloccate.


«Il governo mente, le truppe sono da quattro giorni a caccia dei rapitori. Se non le ferma crea una tensione inutile e pericolosa per la vita degli ostaggi. I naxaliti chiedono poi il ritiro delle accuse di fiancheggiamento ai maoisti contro 430 membri dei popoli tribali. E poi la cancellazione dei progetti di lottizzazione agricola, compensazioni per le famiglie dei maoisti in carcere e il rilascio di 600 attivisti in carcere...».


Chiedere la liberazione di oltre 600 detenuti non è irrealistico?


«Quella è la richiesta, alla quale si aggiungono quelle di liberare i leader dei comitati che si oppongono ai grandi progetti di sfruttamento industriale come quelli della Posco e della Vedanta, il blocco delle concessioni per le miniere di bauxite di Mali e Deomali Hills».


Ma si può trattare.


«Si deve trattare, un accordo è possibile, nessuno vuole fare del male agli italiani, mi hanno spiegato, se non sarà necessario».


Però c’è un nuovo ultimatum per domani (oggi per chi legge, ndr).


«Non è il primo, non sarà l’ultimo. Ci vorrà qualche giorno per trovare un accordo. Un passo dopo l’altro».


Perché sono stati catturati proprio degli italiani? C’è un legame con la vicenda dei pescatori uccisi in Kerala?


«Nessun legame, sono semplicemente i primi stranieri che sono transitati in zona dopo la decisione di prendere degli stranieri. Ma io faccio un appello alle autorità italiane affinché facciano pressione sul governo indiano: se Delhi non cede, gli ostaggi italiani potrebbero davvero essere uccisi. E questo si può e si deve assolutamente evitare».
 

di Alessandro Farruggia


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