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Tutti contro di lui. Tutti pronti a sparargli addosso col bazooka, a pugnalarlo alle spalle, a denigrarlo, a contestarlo, a deriderlo, a sbeffeggiarlo. Non devono essere giorni facili per Nicolas Sarkozy: nonostante il carattere d’acciaio, la determinazione e il coraggio che costituiscono il suo punto di forza (ma anche il suo punto debole, perchè lo rendono poco simpatico alla gente), Sarkò ha davvero bisogno dell’aiuto e del conforto di Carla Bruni per non soccombere al più nero pessimismo.
Praticamente tutta la stampa transalpina - con l’eccezione dei giornali del gruppo Dassault, il “Figaro” in particolare - è contro di lui. Le radio e le televisioni, anche quelle che fino a pochi giorni fa apparivano striscianti e servili nei suoi confronti, adesso non esitano a prenderlo in giro: è chiaro che lo considerano definitivamente spacciato, sennò non si permetterebbero di certo.
Il settimanale “Marianne” esce con una prima pagina in cui sopra la faccia di Sarkozy spicca il titolo “La vergogna della Quinta Repubblica”. Altri, da “L’Humanité” a “Libération”, lo paragonano a Pétain, il capo del governo collaborazionista di Vichy. Perfino il vecchio Jean-Marie Le Pen, che certo di sinistra non è, imbraccia il fucile e spara a pallettoni comparando il comizio di Sarkozy in place de la Concorede, qualche giorno fa, al congresso nazista di Norimberga. Non basta: a pochissimi giorni dal voto, guarda caso, salta fuori un presunto scandalo su 50 milioni di dollari sborsati dal leader libico Gheddafi per finanziare la campagna elettorale di Sarkozy del 2007, quella che lo portò all’Eliseo. Ci manca solo che lo accusino di avvelenare i pozzi, di essere il serial killer che colpisce nella banlieue di Saint-Denis e di aver fatto perdere il Paris-Saint-Germain contro la squadra calcistica di Lilla...
Ci sarebbe proprio da chiedersi, viste le premesse, come abbia fatto Nicolas l’altra domenica ad ottenere il 27 per cento dei voti, appena un punto e mezzo in meno dello sfidante Hollande. Sarebbe stato più logico che venisse bocciato già al primo turno. La verità ovviamente è ben diversa: nulla permette di dire oggi che Sarkozy abbia già perso. Tutt’altro. Per vincere ha bisogno della maggior parte dei voti del Fronte Nazionale. E non è escluso che li abbia, visto che le legislative sono alle porte (si svota in giugno) e che il partito di Marine Le Pen ha bisogno di qualche spinta per riuscire a far eleggere qualcuno dei suoi in Parlamento.
di Giovanni Serafini