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di Giovanni Serafini
HANNO GIÀ voltato pagina: per nulla stanchi dopo tre ore di pugilato sul ring televisivo dell’altra sera (si vede che la politica fa miracoli), Nicolas Sarkozy e François Hollande si sono alzati all’alba per l’ultima prova di questa spossante campagna elettorale: un comizio a Tolone per il primo, uno a Tolosa per il secondo.
Sono entrambi soddisfatti. Il candidato socialista ha dimostrato di non essere quell’uomo molliccio e scialbo descritto dagli avversari: ha picchiato duro, e qualche volta anche lui sotto la cintura. E Sarkò, pur avversato dai sondaggi, ha dato prova di combattività, di ostinazione e di incrollabile fiducia nelle proprie risorse e capacità. Ieri mattina i suoi ministri, convocati per l’ultima riunione di battaglia all’Eliseo, lo hanno applaudito senza riserve: «Mai un’elezione è stata così aperta. E dopo il dibattito lo è ancora di più. Tutto si giocherà in un pugno di voti», ha detto Sarkozy.
UNA PIA illusione? Forse, anche perché ieri il centrista François Bayrou — che ha atteso di vedere gli esiti del duello tv — ha dichiarato il suo voto «personale» per Hollande, abbandonando Nicolas «spostato troppo a destra». Ma la possibilità che domenica centristi e lepenisti votino significativamente Sarkò non può essere categoricamente esclusa. Se così fosse, Sarkozy potrebbe vincere. Resta il fatto che a questa ipotesi crede soltanto lui: «I sondaggi mentono da settimane. I francesi sanno che il momento è critico e che non hanno diritto all’errore», ha dichiarato in un infuocato discorso al meeting di Tolone, roccaforte del Fronte Nazionale. Vero arbitro del voto del 6 maggio, Marine Le Pen non sembra per niente intenzionata ad aiutare il presidente uscente: al contrario, è convinta che le farebbe gioco la vittoria di François Hollande. Per un motivo semplicissimo: il crollo di Sarkozy nelle urne aprirebbe un feroce regolamento di conti all’interno dell’Ump, una faida dalle conseguenze devastanti.
Il partito del presidente uscente, già lacerato da forti divisioni interne, potrebbe volare in pezzi. Sarebbe una manna per Marine, che vuole fare del Front National un grande movimento di destra più ‘presentabile’ di quello fondato da suo padre, e ha bisogno di alleanze solide in vista delle prossime legislative che si terranno il 10 e il 17 giugno. La Francia sta vivendo un momento davvero storico.
di Giovanni Serafini