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C'è da organizzare il tour europeo, nominare il primo ministro, decidere la formazione di governo e prepararsi alla battaglia delle legislative. Per poter mantenere le promesse, Hollande deve poter contare su una maggioranza larga
di Giovanni Serafini
Parigi, 7 maggio 2012 - "Siate felici, siate fieri, siate generosi, siate rispettosi!". E' quasi l'una di notte quando François Hollande saluta il popolo della "gauche" riunito a Parigi in Place de la Bastille.
Il presidente appena eletto ha la voce rotta dall'emozione e dai troppi comizi di questa spossante campagna elettorale. Ha trascorso un'interminabile giornata di attesa e di tensione insieme con i suoi luogotenenti a Tulle, la cittadina della Corrèze di cui è stato sindaco, per abbozzare le linee principali della sua strategia politica.
Tutto è da fare: bisogna nominare il primo ministro, decidere la formazione del governo, varare il calendario delle visite europee a cominciare da Angela Merkel, preparare le truppe per l'imminente battaglia delle legislative, in giugno.
Un po' sudato, la camicia bianca spiegazzata, la giacca nera ormai quasi senza forma, François Hollande è stanco ma felice. Ha accanto a sé, radiosa, la sua compagna Valérie Trierweiler, la giornalista di "Paris Match" e della televisione "Direct 8" che nel suo cuore ha preso il posto di Ségolène Royal. Lo applaudono sul palco i suoi compagni di partito. Lo applaude la folla, che è rimasto ad aspettarlo per quattro ore.
"Vi ho ascoltato, ho sentito la vostra volontà di cambiamento, la vostra forza, la vostra speranza, e voglio esprimervi tutta la mia gratitudine. Grazie, grazie, grazie di avermi permesso di essere il presidente della Repubblica, il vostro presidente, il presidente della gioventù francese, il presidente della giustizia e della fierezza della Francia. Grazie, grazie, grazie!".
Non è un discorso di altissimo profilo, non assomiglia a quello aulico e solenne di Mitterrand che in questa stessa piazza, esattamente 31 anni fa, il 6 maggio del 1981, fece il ritratto della Francia che cambiava il corso della propria storia: Hollande é "un uomo normale", l'anti-leader di cui il paese aveva bisogno dopo i cinque anni stressanti, impetuosi e caotici della presidenza Sarkozy.
"Sarò il presidente di tutti i Francesi, il presidente del popolo di Francia, il mio impegno sarà riparare cinque anni di ferite e di rotture", grida ormai senza più voce. Rimane in piazza della Bastiglia fino alle 2 e mezza, poi prende per mano Valérie e s'infila in una Renault - niente a che fare con le limousine dell'Eliseo - che lo porta a casa sua, nel quartiere di Beaugrenelle, quindicesimo arrondissement di Parigi, non lontano dalla Tour Eiffel.
La vittoria di Hollande (51,62 per cento) è netta, ma non schiacciante: corrisponde - altra similitudine interessante - a quella ottenuta nel 1981 da Mitterrand. Per poter lavorare e mantenere le promesse, il nuovo presidente deve poter contare su una maggioranza larga in Parlamento: di qui l'importanza del voto alle legislative di giugno.
Hollande ha bisogno di un Primo ministro forte e capace di unire, non di dividere i Francesi: si parla molto di Jean-Marc Ayrault, sindaco di Nantes e capogruppo socialista, ma anche di Manuel Valls, il direttore della campagna elettorale.
Il nuovo presidente dovrà anche scegliere con attenzione i membri del governo: fra gli eletti dovrebbero comparire François Rebsamen, Marisol Touraine (figlia del sociologo Alain Touraine), Jean-Yves Le Drian, Laurent Fabius, Najat Vallaud-Belkacem, Aurélie Filippetti.
Il passaggio dei poteri è fissato per il 15 maggio. Nel frattempo c'è da preparare il tour europeo, i colloqui con i capi di Stato e di governo: insomma, per François Hollande le cose serie incominciano adesso.