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Egitto, Morsi insiste:
"Ho vinto io le elezioni"
Proteste a Piazza Tahrir

Ancora nessun risultato definitivo
Nuova manifestazione al Cairo

L'esito delle urne si conoscerà non prima di domani o giovedì. Nel frattempo, Piazza Tahrir si riempie di nuovo di manifestanti che si scagliano contro una serie di emendamenti alla Costituzione in vigore dal marzo 2011, paragonati dai Fratelli Musulmani a "un colpo di Stato"

La gioia dei militanti dei "Fratelli Musulmani" dopo le elezioni in Egitto (Olycom)
La gioia dei militanti dei "Fratelli Musulmani" dopo le elezioni in Egitto (Olycom)

Il Cairo, 19 giugno 2012 - Il candidato dei Fratelli musulmani, Mohammed Morsi, insiste nel proclamarsi vincitore delle elezioni presidenziali; e intanto il Cairo si prepara a nuove manifestazioni contro la giunta militare.

Per bocca del suo portavoce, Morsi ha ribadito che, a scrutinio ultimato e secondo i dati forniti dalla Commissione Elettorale (che però non ha ancora ufficializzato i risultati definitivi) ha vinto con il 52% dei voti; mentre il rivale Ahmed Shafiq, ultimo premier del regime di Hosni Mubarak, si sarebbe fermato al 48% dei suffragi. 

In attesa dei risultati ufficiali che non si conosceranno prima di domani o giovedì, Il Cairo è teatro di una nuova manifestazione convocata per il pomeriggio a piazza Tahrir. L'obiettivo è protestare contro la dissoluzione del Parlamento e le modifiche introdotte dalla Giunta militare alla Costituzione transitoria e che riservano ai generali una serie di prerogative. Queste nuove disposizioni sono state paragonate dai Fratelli Musulmani a "un colpo di stato"

Uno dei gruppi che ha convocato la manifestazione, il Movimento 6 Aprile, che fu tra i protagonisti della rivoluzione che mise in ginocchio il regime di Mubarak, ha chiesto a tutti gli egiziani di “rifiutare l’atto costituzionale nella sua totalità”; e anche il braccio politico dei Fratelli Musulmani, il Partito Libertà e Giustizia, ha sostenuto che il Parlamento ha ancora il potere di legiferare e fatto sapere che “partecipera’ a tutte le manifestazioni popolari contro il golpe costituzionale’”.

La giunta militare ha approvato una serie di emendamenti alla Costituzione in vigore dal marzo 2011, per ‘blindarsi’ di fronte all’imminente trasferimento di poteri al presidente uscito dalle urne: una mossa definita da molti un ‘golpe costituzionale’ che introduce de facto la legge marziale e che assegna al Consiglio Supremo delle Forze Armante il potere legislativo (assunto dopo la dissoluzione del Parlamento), il controllo sulle leggi di bilancio, la difesa, la sicurezza interna, e persino il potere di veto sulla nuova Costituzione.

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