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Siria, si va verso
un governo di transizione
Annan alza la voce a Ginevra

C'è la Road map, restano le distanze

Annan, furioso, striglia i leader del Consiglio di Sicurezza Onu: "Le vostre divisioni potrebbero essere letali. Se non riusciremo a parlare con una voce sola, il popolo siriano sarà la principale vittima". Sul tavolo il piano per la transizione, non si parla più dell'uscita di scena di Assad

Dall’inviato Giampaolo Pioli
 

La bara del generale di brigata (sanità) Ghassan Abu al-Dahab, 58 anni, ucciso a Damasco con una bomba magnetica applicata alla sua vettura
Reportage nella Siria martoriata

New York, 30 giugno 2012 - Può diventare un cinico gioco al massacro. Sul tavolo c’era un documento e la promessa di un’intesa vicina. Solo parole, niente fatti. In realtà si rischia il disastro e comunque serviranno probabilmente altre migliaia di morti prima di vedere una soluzione alla crisi Siriana .

Ottimista all’inizio, furioso poi, l’inviato speciale dell’Onu e della lega araba Kofin Annan ha detto a Ginevra che "la minaccia di un contagio regionale della crisi è sempre più vicina" e sia i paesi che appoggiano il regime di Assad come la Russia e la Cina, e quelli che sostengono e incoraggiano l’opposizione armata, come l’America e alcuni paesi arabi, in realtà hanno lavorato contro favorendo di fatto la guerra civile.

"Anche le vostre divisioni possono essere letali per il popolo siriano….", ha detto Annan aprendo i lavori della conferenza alla quale partecipano oltre ai cinque paesi membri del Consiglio di Sicurezza Usa ,Russia, Cina, Francia e Inghilterra, anche Iraq, Qatar, Kuwait e Turchia, affiancati dal segretario generale dell’Onu Ban Ki moon e dal segretario della Lega Araba Elaraby.

Parole dure quelle di Annan "in caso di fallimento della riunione, - ha detto -  se non riusciremo a parlare con una voce sola, il popolo siriano sarà la principale vittima anche delle vostre incapacità di superare le divisioni che avete...".

Il super mediatore dell’Onu non ha nascosto il disappunto per il fallimento del mini vertice di San Pietroburgo tra il segretario di Stato americano Hillary Clinton e il ministro degli esteri russo Lavrov, incapaci di trovare un’intesa sul nuovo documento che dettava "tempi e modi della transizione" con la formazione di un governo provvisorio composto da elementi del regime siriano e da forze dell’opposizione, per portare il paese alla stabilizzazione e alle elezioni.

LA RIUNIONE DI GINEVRA - La riunione di Ginevra è iniziata con 2 ore di ritardo per consentire ai leader di conciliare le loro posizioni attraverso incontri bilaterali, ma le differenze sono rimaste anche se Annan alla fine ha elencato i punti della sua Road map .

Sembra scattata in altre parole una sorta di gara per attribuire agli altri la responsabilità di un eventuale fallimento. I russi accusano gli americani di aver messo troppe precondizioni, dall’Iran all’uscita di scena di Assad, e la Russia e la Cina vengono accusate di voler guadagnare solo tempo per consentire al regime di Damasco di continuare nella repressione e indebolire le posizioni dei ribelli prima di avviare qualsiasi dialogo politico.

HOMS E DUMA, SITUAZIONE DRAMMATICA - Ad Homs e Duma intanto, le città assediate e bombardate, la situazione rimane drammatica con almeno cento persone uccise solo ieri. In queste condizioni sono a rischio anche gli osservatori dell’Onu il cui mandato scade ai primi di luglio e c’è già chi sostiene che al termine dei novanta giorni se non ci sono progressi potrebbero anche essere ritirati.

IL PIANO DI ANNAN - Nelle sue dichiarazioni finali Annan rielenca i punti chiave del suo piano che iniziano col cessate il fuoco, passano alla liberazione dei prigionieri e alla liberta di movimento dei giornalisti per arrivare al totale rispetto dei diritti umani.

Ma la novità  riguarda i  "Principi e linee guida per la transizione in Siria". Non si parla dell’uscita di scena di Assad, ma si sostiene che "la transizione deve avvenire attraverso la creazione di un governo provvisorio con pieni poteri che guida il paese verso un inclusivo Dialogo Nazionale che deve portare a libere e democratiche elezioni con la presenza di più partiti…".

In questo ambito anche l’ordine costituzionale e legale possono essere rivisti e riadattati alle nuove esigenze del paese. Il piano riconosce la continuità delle istituzioni governative siriane, compresi i servizi di difesa sicurezza e intelligence, ma fa largo al reintegro dei ribelli combattenti e prevede che queste forze agiscano sotto il controllo del "governo di transizione" e non di altre entità come ad esempio il presidente Assad, per il quale non viene indicato alcun ruolo.
Annan ha definito l’incontro di Ginevra come un forte messaggio e un "impegno ad agire", ma purtroppo non è molto e non è un successo.

L’inghilterra rilancia chiedendo per la prossima settimana un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu con una risoluzione che prevede sanzioni verso Damasco, ma è difficile che Mosca e Pechino anche se non felici per la linea dura continuata da Assad, possano in alcun modo votarla ed è molto più probabile che la fermino con un veto. Per Annan la prima tappa è frenare la "spirale nefasta di violenza", ma al di la di una generica "volontà politica", purtroppo nessuno ha saputo o voluto andare oltre.

Dall’inviato Giampaolo Pioli

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