Bologna
/ Ancona
/ Ascoli
/ Cesena
/ Civitanova Marche
/ Fano
/ Fermo
/ Ferrara
/ Forli
/ Imola
/ Macerata
/ Modena
/ Pesaro
/ Ravenna
/ Reggio Emilia
/ Rimini
/ Rovigo
di Cesare De Carlo
C’è una comunità di Stati indebitati sino al collo. E c’è un’autorità centrale, embrione di governo federale, che propone l’assunzione collettiva dei debiti se in cambio le verranno garantiti maggiori poteri. Di quale comunità sto parlando? Di quella europea?
No. Parlo degli Stati Uniti d’America. Era il 1790: Alexander Hamilton, primo segretario al Tesoro, capì che le tredici ex colonie inglesi non sarebbero sopravvissute a lungo. La guerra d’indipendenza le aveva dissanguate. Così convocò i tredici capi di Stato, equivalenti agli attuali governatori, e fece loro questo discorso: mettiamo tutti i debiti in comune, li garantiranno il governo federale e le sue istituzioni finanziarie. Prima fra tutte la costituenda Banca Centrale (poi divenuta la Federal Reserve).
La Virginia, la più prospera, resisteva. Perché avrebbe dovuto pagare per il Massachusetts e gli altri Stati fiscalmente irresponsabili? Atteggiamento, che ricorda quello odierno di Germania, Finlandia, Olanda.
Lo stesso Congresso bocciò una prima volta l’idea. Cedette solo quando Hamilton concesse che la capitale anziché a New York venisse creata dal nulla sulle rive del Potomac, proprio di fronte alla Virginia. Non a caso Alexander Hamilton è un padre della Patria e la sua immagine figura sui biglietti da dieci dollari.
Cosa ci suggerisce questo capitolo di storia americana? Una cosa innanzitutto, dice Paul de Grauwe della London School of Economics: anche l’Europa avrebbe bisogno di un Hamilton, di un politico di grande visione, consapevole delle analogie. Ora come allora ci sono Stati membri incapaci di sostenere l’alto costo del debito pubblico. Ora come allora ora c’è un Paese che punta i piedi, forte delle sue virtù, la Germania, e ce n’è un altro, la Francia, riluttante a cedere la sovranità in materia fiscale. Ma – dice Thomas Sargent, fresco Nobel per l’economia – non esiste alternativa alle spinte centrifughe e al naufragio comune.
L’Europa dovrà procedere ben oltre gli accordi in via di definizione a Bruxelles. Dovrà lanciare gli eurobond, come Hamilton due secoli e passa fa lanciò gli Usabond per rifinanziare la ripresa. E impose tariffe doganali. Già anche quelle. Oggi come allora l’austerity non basta. Ci vuole la competitività. E questa va difesa contro la concorrenza sleale.
Segui le notizie di Quotidiano.Net su Facebook