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Social media anti-social?
Alcuni giovani pensano di sì

Al Forum organizzato dalle Nazioni Unite sull’effetto dei nuovi media nella vita quotidiana, a sorpresa il 22% dei liceali presenti in sala si è dichiarato d’accordo con la tesi dell’anti-socialità dei network di comunicazione

di Martina Manfredi

Conferenza Onu sui social media
Conferenza Onu sui social media

NEW YORK 12 luglio 2012 - I social network una pratica per giovani? Lo è sempre stata, ma forse la generazione digitale si sta stancando di relazioni fatte di post, tweet e sms. Durante un forum organizzato dal Dipartimento di Informazione Pubblica delle Nazioni Unite, ben il 22% dei giovani presenti in sala, provenienti da diversi campi estivi delle scuole superiori di New York, si è trovato d’accordo con la dichiarazione alla base del panel di discussione: “I social media sono anti social”.

Ad ascoltare e interrogare esperti e professori sull’influenza dei social media nella vita quotidiana, un centinaio di liceali che ha rivelato un primo segnale in controtendenza con la crescita dei giovani dipendenti dai social network. A dichiararsi a favore dei social media come mezzi di relazione sociale è stata infatti solo poco più della metà dei ragazzi presenti, il 58% circa, mentre il 22% ha sostenuto che sono strumenti anti-social e la parte restante ha votato “non so”.

Questo primo leggero cambiamento di tendenza registrato dal Forum dell’Onu conferma i risultati della ricerca di San Francisco Common Sense Media. Secondo l’organizzazione no-profit che studia gli effetti delle tecnologie sui giovani, anche se il 75% dei 1030 adolescenti intervistati ha un proprio account e lo controlla almeno una volta al giorno, il 49% dichiara che è “più divertente” incontrare i propri amici di persona e il 43% di loro vorrebbe “disintossicarsi” e tornare ai tempi in cui Zuckerberg non aveva ancora inventato il suo social network.

La discussione ha visto tra i pro-social, la professoressa in Comunicazione della Fairleigh Dickinson University Kathleen Haspel, mentre tra gli anti-social, l’ambasciatore del Pakistan Abdullah Haroon e la direttrice del Dipartimento di Psicologia all’Hunter College, Tracy Dennis. “Tutto dipende da chi li usa ma, scientificamente, i social media potrebbero portare a comportamenti anti-social – ha spiegato la Dennis - perché implicano meno coinvolgimento diretto con l’interlocutore e perché il multi-tasking disperde le attenzioni: quanti di noi cenano con lo smartphone sul tavolo o camminano tenendolo in mano per poterlo controllare in qualsiasi momento? Io lo faccio più di quanto vorrei ”. Costanti connessioni che, secondo la professoressa Haspel, possono invece portare a esplorare meglio la complessità delle relazioni sociali: “I social media fanno conoscere le realtà locali creando così un villaggio globale: attraverso questi mezzi noi possiamo capire meglio come vivono le persone e come interagiscono tra di loro”.

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