Notizie locali Bologna / Modena / Pesaro / Rimini / Firenze / Arezzo / Livorno / Prato / Milano / Bergamo / Lodi / Monza Brianza Tutte le città

Scommessa
a cinque cerchi

di Lorenzo Bianchi

Controlli di polizia all'aeroporto di Heathrow (Ansa)
Controlli di polizia all'aeroporto di Heathrow (Ansa)

di Lorenzo Bianchi

Londra, 16 luglio 2012 - La fortuna aiuta gli audaci. Non è sempre così, ma qualche volta succede. Il vecchio adagio mi rimbalza nel cervello con una ostinazione fastidiosa osservando le mosse degli inglesi alla vigilia della trentesima edizione dei giochi olimpici, quella assegnata a Londra. Di punto in bianco Nick Buckles, l’amministratore delegato della compagnia G4S, ha scoperto che la sua impresa di sceriffi privati non riuscirà a fornire all’organizzazione circa 3500 uomini.

Il manager si è premurato anche di calcolare a tamburo battente quanto ci rimetterà (fra 30 e 50 milioni di sterline), ma questo ci interessa assai poco. Il ministro dell’interno Theresa May non si è persa d’animo e ha girato una richiesta urgente al ministero della Difesa. Il buco verrà riempito con altrettanti soldati. I primi verranno dalla base tedesca di Paderborn. Sono 1200 uomini della ventesima Brigata corazzata appena tornata dall’Helmand afgano.

I trentesimI giochi olimpici dell’era moderna sono un volano importantissimo. E ai sudditi di Sua Maestà le sfide sono sempre piaciute. La loro determinazione illumina e fa risaltare per contrasto il pessimismo che paralizza il nostro Paese. È di pochi mesi fa la solenne e sofferta rinuncia del presidente del consiglio Mario Monti alla candidatura di Roma per i Giochi del 2020. "Il governo ha dovuto chiedere sacrifici molto importanti a fasce della popolazione. Non possiamo mettere a rischio i benefici attesi", fu la pessimistica motivazione.

Il premier rappresentava alla perfezione il Paese. Troppo ripiegato su se stesso e sui suoi problemi per guardare al futuro con un pizzico di ottimismo, per aprire la finestra sul mondo, per ricordare che in molti campi noi, gente italica, sappiamo fare meglio dei concorrenti. In fondo è proprio questo atteggiamento che rende possibili le imprese più disperate. Se Steve Jobs non avesse creduto di farcela, la Apple non sarebbe mai diventata un colosso mondiale. Con buona pace di quel grande finanziere italiano al quale il fondatore chiese inutilmente un milione di dollari in cambio del 20 per cento della sua azienda, che all’epoca era piazzata in un garage.

 

Condividi l'articolo
Segui le notizie su Facebook

Segui le notizie di Quotidiano.Net su Facebook


  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2013 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP