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Aids, la svolta è vicina

Alla conferenza delle Nazioni Unite anche Elton John: “Potrei essere morto. Per combattere il virus abbiamo bisogno di compassione, dignità e amore”. Hillary Clinton promette 150 milioni di dollari

di Nadia Ferrigo

e Giampaolo Pioli
 

NEW YORK, 24 luglio 2012 L’obiettivo è creare la prima generazione libera dall’Hiv. E’ questo il messaggio del segretario di stato americano Hillary Clinton ai 25mila delegati delle Nazioni Unite riuniti a Washington per la 19esima edizione della Convegno mondiale per la lotta all’Aids. Il governo statunitense ha annunciato di voler destinare 150 milioni di dollari ai paesi più poveri colpiti dall’epidemia. Il tema della conferenza di UNAIDS è “cambiamo insieme il futuro” e riflette un momento unico nella lotta al virus. La dichiarazione di scienziati e attivisti, ribattezzata 'Washington Dc Declaration” è più che ambiziosa: «Con i progressi della scienza e le conquiste politiche e sociali ora è possibile dare il via alla fine dell'epidemia nel corso di questa generazione».

Anche Elton John ha partecipato per la prima volta alla conferenza, che non si teneva in territorio statunitense da 22 anni, dopo che il governo Obama ha abolito la legge che vietava l’ingresso negli USA ai sieropositivi. «Potrei essere morto, come i miei amici Freddie Mercury e Rock Hudson. Per anni sono stato dipendente dalla droga e dall'alcool e con il mio comportamento mi sono messo in situazioni in cui il rischio di contrarre l'Hiv era molto alto» ha dichiarato la rockstar, da sempre impegnata nella lotta al virus. «Non importa chi siete, nè che cosa fate. Ognuno merita compassione, dignità e amore. L'Aids è un malattia causata da un virus, ma l'epidemia no. L'epidemia è causata dal marchio dell'infamia, dalla violenza e dall'indifferenza».

Un dato positivo c’è: dal 2001 il numero delle infezioni è in calo del 20 per cento. «Questa conferenza resterà una pietra miliare nella lotta contro l'Aids - ha dichiarato Michel Sidbè, il direttore del programma delle Nazioni Unite - stiamo entrando in una nuova era: per la prima volta abbiamo più persone che già si sono sottoposte a un trattamento di quelle che ne hanno bisogno».

«Diamo inizio alla fine dell'Aids - ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon – se continuiamo a investire nella ricerca, possiamo raggiungere gli obiettivi ambiziosi che abbiamo fissato». Entro il 2015 l’obiettivo è riuscire a ridurre della metà le nuove infezioni, far arrivare le cure a 15 milioni di persone e garantire che nessun bambino nasca con il virus. Ad oggi 34 milioni di persone convivono con la malattia. Negli ultimi 20 anni i morti causati dal morbo sono stati 30 milioni, ma i progressi nelle terapie antivirali sono riusciti a trasformare una condanna a morte certa in una malattia cronica.

Timothy Brown, l’unico malato di Aids a essere guarito dal morbo dopo una lunga serie di interventi chirurgici, ha annunciato la creazione di una fondazione a suo nome che si occupi di trovare terapie d’avanguardia. La storia di Timothy, sieropositivo, soprannominato “il paziente di Berlino” è quella di una scelta coraggiosa. Un oncologo di Berlino che lo stava curando per una leucemia ha trapiantato delle cellule staminali prese da un donatore con una mutazione genetica nota per resistere all’infezione del virus. Dopo 5 anni dal primo trapianto, Timothy è completamente guarito. «Bisogna avere il coraggio di sperimentare e seguire strade originali come è stato nel mio caso - ha dichiarato l’ex paziente – non dobbiamo accontentarci e puntare a un sistema sanitario che dia questa possibilità».
 

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