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Il magnate egiziano, il cui figlio morì insieme a Lady D nel tunnel dell’Alma a Parigi, torna a puntare il dito contro la famiglia reale: "Ci fu un insabbiamento dopo l’altro"
Roma, 17 agosto 2012 - Mohamed Al Fayed, in esclusiva a ‘Gente’, nel numero in edicola da domani, a 15 anni dal terribile incidente nel tunnel dell’Alma a Parigi in cui morirono Diana e Dodi, torna a puntare il dito contro la famiglia reale inglese ed i servizi segreti in relazione alla morte del figlio e della principessa, affermando che sulla loro drammatica vicenda “ci fu un insabbiamento dopo l’altro, ma io continuerò a battermi perché si conosca la verità”.
Al Fayed afferma poi che “Diana era una donna forte e coraggiosa, ma davanti al suocero... be’, credo che in questo caso ‘terrorizzata’ non sia una parola che rende abbastanza l’idea”.
La causa della morte di Diana, oltre che nell’inaccetabilità per l’establishment del suo rapporto con un egiziano, per il magnate, potrebbe essere cercata anche nell’impegno della principessa contro le mine antiuomo: “La coraggiosa campagna internazionale di Diana contro queste armi le fece guadagnare grande prestigio e una gratitudine ancora maggiore da parte delle persone colpite da queste armi atroci. Diana fu denunciata al Parlamento britannico, alla Camera dei comuni, per questa campagna. C’erano in gioco miliardi di dollari”.