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L'ortodossia del Cremlino

di Fernando Mezzetti

Le Pussy Riot (AFP)
Le Pussy Riot (AFP)

di Fernando Mezzetti

Mosca, 18 agosto 2012 - Da regno dell’anticristo sotto il comunismo, a campo di talebani sedicenti cristiani in un sistema di vecchio e nuovo autoritarismo. La condanna a due anni delle tre ragazze del gruppo punk Pussy Riot, al termine di un processo tragicomico, è da una parte ulteriore giro di vite di Putin verso l’opposizione, e dall’altra il sigillo della sua alleanza con il patriarcato per il suo sostegno politico.

Mentre si apriva il processo, il patriarca Kirill e il presidente ponevano la prima pietra di una chiesa che sorgerà nella sede del vecchio Kgb, storicamente persecutore della religione. Per un atto di lesa maestà nei suoi confronti, Putin trasforma in martiri tre ragazzotte finora ignote, già animatrici d’un altro gruppo dal nome inquietante e provocatorio, ‘Voina’ (Guerrra), facendo della loro bravata in chiesa un crimine da punire con talebano fanatismo.

Se le ragazze dall’altare non avessero espresso opposizione a Putin e alla chiesa con lui schierata, non avrebbero avuto guai. La loro esibizione di 40 secondi è del 21 febbraio, nel pieno delle manifestazioni a Mosca contro l’allora premier, in vista delle elezioni con cui il 4 marzo sarebbe tornato al Cremlino per il terzo mandato. Sono state arrestate il 3 marzo, dopo che Putin aveva dileggiato gli oppositori come esponenti della società urbana elitaria, viziata e gaudente, contrapponendovi la Russia profonda, legata a ordine e autorità, se non autoritarismo.

Processate dopo 5 mesi di carcere, le tre hanno avuto due anni solo perché Putin aveva anticipato che la condanna non sarebbe stata "troppo severa". Il verdetto è un monito agli avversar e si aggiunge ad altri passi autoritari in questi primi cento giorni del suo terzo mandato, come leggi molto restrittive su manifestazioni e attività di Ong e Internet. Dietro la strumentale difesa della chiesa, vi sono il disprezzo di Putin per l’opposizione e le pulsioni nazionaliste di vecchi bolscevichi, ai quali si sono vanamente contrapposti pochi liberali e personalità straniere, tra cui molte star: e ciò ha aizzato il nazional-bolscevismo più ottuso, tornato a toni da guerra fredda. La chiesa ottiene poco cristianamente una vendetta, mentre il trono si rafforza sull’altare, sotto l’aquila bicipite.

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