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Datagate, Nsa contrattacca:
"Sono gli ambasciatori
che ci hanno chiesto
di spiare i leader"

Allarme del capo dell'Agenzia: "Se ci fermiamo rischiamo un altro 11 settembre". Snowden disposto a testimoniare sulla Merkel. 007 Gb involontariamente scagionano i colleghi italiani: "Non collaborano perché divisi e frenati da leggi", collaborativi invece quelli di Germania, Francia, Spagna e Svezia

Il capo della Nsa, Keith Alexander (foto Ansa)
Il capo della Nsa, Keith Alexander (foto Ansa)

Berlino (Germania), 1 novembre 2013 - Edward Snowden è disposto a testimoniare davanti agli investigatori tedeschi sul presunto controllo delle comunicazioni della cancelliera Angela Merkel e di altri politici da parte della National Security Agency Usa (Nsa). Lo ha fatto sapere il deputato dei Verdi Hans-Christian Stroebele, che ha detto di averlo incontrato a Mosca. Il ministro dell’Interno, Hans-Peter Friedrich, secondo quanto riporta Die Zeit ha dichiarato: "Troveremo un modo, se il signor Snowden vorrà parlare". Il suo portavoce, Jens Teschke, ha confermato aggiungendo: "Vogliamo un chiarimento e vogliamo ulteriori informazioni". Ha anche precisato che tale incontro si potrebbe tenere in Russia. Il Parlamento tedesco discuterà le presunte attività di sorveglianza il 18 novembre.

PRONTO ANCHE PER IL CONGRESSO USA - Edward Snowden vorrebbe testimoniare davanti al Congresso Usa per esporre le sue tesi sul caso Nsagate. Lo ha reso noto il parlamentare tedesco, Hans-Christian Stroebele dopo aver incontrato l’ex tecnico informatico dell’Nsa a Mosca. "Alla mia domanda se fosse pronto a testimoniare davanti al parlamento tedesco - ha detto Stroebele - Snowden ha risposto che per prima cosa preferirebbe presentare i fatti di fronte al Congresso Usa".

OBAMA FRENA LO SPIONAGGIO - Il presidente Barack Obama ha ordinato alla National Security Agency di mettere fine alle intercettazioni alle sedi del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca Mondiale a Washington, nell’ambito della revisione delle attività di intelligence avviate in seguito allo scandalo Datagate. Lo ha affermato un funzionario Usa citato in forma anonima dalla Reuters. Secondo il funzionario, l’ordine sarebbe stato impartito dal presidente nelle scorse settimane, più o meno nello stesso periodo in cui ha anche ordinato la fine delle intercettazioni al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York.
Finora non era ancora emersa una sorveglianza dell’Fmi e della Banca Mondiale da parte della Nsa. E un altro funzionario, contattato sempre dalla Reuters, si è limitato ad affermare, sempre protetto dall’anonimato, che gli Stati Uniti non spiano le due istituzioni finanziarie, senza tuttavia precisare se lo abbiano fatto in passato.

MA IL CAPO DELLA NSA LANCIA L'ALLARME - Ci piacerebbe smettere con i nostri programmi di intelligence. Ma se lo facessimo la nostra paura è che si creerebbe un vuoto, che potrebbe provocare un altro 11 settembre. E così non avremmo fatto il nostro dovere: lo ha detto il capo della Nsa, Keith Alexander, intervenendo a un evento a Baltimora.

POI IL CONTRATTACO - Poi il capo della agenzia di intelligence americana ha respinto e accuse di portare avanti programmi al di fuori del controllo dell’amministrazione e ha puntato il dito in particolare sul personale diplomatico. Alexander in pratica ha sostenuto di aver raccolto informazioni sui leader mondiali su richiesta dei responsabili politici. "Non solo le agenzie di intelligence ad avanzare le richieste - ha sottolineato il generale Alexander intervenendo al Baltimore Council on Foreign Relations - ma i responsabili della politica, tra cui gli ambasciatori". Si tratta di parole che il capo della Nsa ha pronunciato proprio mentre il segretario di Stato, John Kerry, intervenendo in videoconferenza da Londra, parlava di una intelligence 'col pilota automatico', andata oltre nei suoi compiti.

NSA GB, 007 INGLESI INVOLONTARIAMENTE SCAGIONANO COLLEGHI ITALIANI -  Nella pagella stilata dagli 007 britannici del Gchq (l’agenzia di spionaggio elettronico gemella della statunitense Nsa) i servizi segreti italiani erano all’ultimo posto, perché “divisi” tra di loro e per le leggi italiane che ‘legavano loro le mani’. E’ quanto riferisce il britannico Guardian secondo il quale gli agenti britannici - abituati come i cugini americani ad avere accesso senza limiti alle comunicazioni degli altri Paesi - esprimevano “frustrazione” per le “frizioni interne tra le agenzie italiane (Aise e Aisi, ndr) e i limiti imposti dalla legge alle loro attività.

“Gchq ha gestito alcune (attività) di antiterrorismo e ha avuto discussioni concentrate sulla (sicurezza) di internet con entrambe le agenzie di intelligence ma hanno scoperto che i servizi italiani sono divisi e si sono dimostrati non in grado e/o non intenzionati a collaborare tra di loro”, si legge nel rapporto interno.

In un aggiornamento di sei mesi successivi il Gchq lamentava di essere ancora in attesa di, “una risposta dall’Aisi (il controspionaggio civile) su una recente proposta di collaborazione....gli italiani si sono dimostrati ansiosi (di collaborare) ma gli ostacoli legali potrebbero aver ostacolato la loro capacità di rispettare l’impegno assunto”.

Nel pezzo del Guardian gli 007 del Gchq elogiano invece la collaborazione, apparentemente priva di ostacoli o complicazioni, di Germania, Francia, Spagna e Svezia.

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