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Datagate, il Guardian:
"Rete di spionaggio europea
gestita da Francia, Spagna,
Germania e Svezia"

Il suo sviluppo risalirebbe a 5 anni fa. Risoluzione all'Onu di Germania e Brasile per "difendere il diritto alla privacy". Le autorità britanniche: "Il compagno di Greenwald coinvolto in attività di terrorismo". Gli 007 italiani: "Nel nostro Paese non possibili le intercettazioni di massa"

007 GB: "Servizi italiani litigiosi e frustranti"

La risposta: "Siamo più garantisti di altri Paesi"

La sede della National Security Agency (Lapresse)
La sede della National Security Agency (Lapresse)

Washington, 2 novembre 2013 - I servizi segreti di Germania, Francia, Spagna e Svezia avrebbero messo a punto un sistema di sorveglianza di massa delle comunicazioni telefoniche e internet in stretta collaborazione con il GCHQ britannico. Lo riferisce il Guardian. Lo sviluppo di questa rete risalirebbe a 5 anni fa, secondo documenti della talpa del Datagate, Edward Snowden. Dai file emerge anche che il GCHQ, l’equivalente britannico della Nsa americana, svolgeva un ruolo di consulente nell’aiutare i partner europei ad aggirare le leggi nazionali che limitano i poteri dell’agenzie di intelligence. 

RISOLUZIONE ALL'ONU DI GERMANIA E BRASILE - Germania e Brasile hanno chiesto all’Assemblea generale dell’Onu di adottare una bozza di risoluzione per il diritto alla privacy nell’era digitale. Lo riferisce la Bbc online. La bozza di risoluzione chiede la fine dell’eccessiva sorveglianza elettronica sostenendo che la raccolta illegale di dati personali “costituisce un atto altamente invadente”. I due Paesi sono entrambi furiosi per le rivelazioni, dalla talpa Edward Snowden secondo cui le loro leader sono stati spiati dagli Usa.

La bozza di risoluzione, che non nomina i singoli Paesi, sarà discussa da una commissione dell’Assemblea generale incentrata sui diritti umani. La bozza chiede ai 193 membri dell’Assemblea di dichiararsi “profondamente preoccupata per le violazioni dei diritti umani e gli abusi che possono derivare dalla condotta di qualsiasi sorveglianza delle comunicazioni”. Abusi che includono “la sorveglianza delle comunicazioni extraterritoriali, la loro intercettazione così come la raccolta di dati personali, in particolare il ricorso massiccio a controlli e intercettazioni”. La risoluzione, che sarà votata a fine mese, invita infine tutti i Paesi a proteggere il diritto alla privacy garantito dal diritto internazionale. 

Intanto le autorità britanniche affermano che David Miranda, il compagno brasiliano del giornalista del Guardian Glenn Greenwald (che ha pubblicato le rivelazioni della talpa del Datagate Edward Snowden), fosse coinvolto in attività di “terrorismo” quando ad agosto ha cercato di far passare documenti ricevuti da Snowden attraverso l’aeroporto londinese di Heathrow. Lo sostiene un documento della polizia e dei servizi segreti.

Miranda fu fermato e interrogato per 9 ore il 18 agosto ad Heathrow, dove era atterrato da Berlino diretto a Rio de Janeiro. Tornato a Rio, aveva avviato una causa legale contro il governo britannico, chiedendo la restituzione del materiale a lui sequestrato e un giudizio sulla legalità della sua detenzione.
Di fronte a un tribunale londinese che questa settimana doveva esaminare la causa, e’ stato presentato un documento sul caso preparato da Scotland Yard d’intesa con il controspionaggio MI5 e trasmesso ai posti di confine prima dell’arrivo del compagno di Greenwald. “I servizi di intelligence indicano che Miranda è probabilmente coinvolto in una attività di spionaggio che puo’ potenzialmente agire contro gli interessi della sicurezza nazionale britannica - si legge nel documento -. Riteniamo che Miranda stia consapevolmente trasportando materiale la cui diffusione metterebbe a rischio la vita di persone... Inoltre la rivelazione, o la minaccia di rivelazione, è mirata a influenzare un governo ed e’ fatta con lo scopo di promuovere una causa politica o ideologica. Questo rientra quindi nella definizione di terrorismo”. Miranda dopo il fermo non era stato incriminato per nessun reato. 

GLI 007 ITALIANI - In Italia ci sono “limiti legali stringenti” che sono “indubbiamente un fattore di garanzia e rendono non attuabili qui intercettazioni massive su grandi flussi di traffico”. Lo si apprende da fonti dei servizi italiani dopo le carte di Snowden svelate dal Guardian su una rete europea di spionaggio dei telefoni e del web.

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