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Onu: Ban ki moon sprona
la Conferenza sul Disarmo

Il Segretario Generale, all'apertura dei lavori a Ginevra, avverte: siate voi i primi a fare qualcosa. "Non possiamo aspettare che succedano altre catastrofi per agire"

di Donatella Mulvoni

Ban Ki moon
Ban Ki moon

NEW YORK, 21 gennaio 2014-  “Non aspettate che siano gli altri a fare la prima mossa, siate voi i primi. Non nascondetevi dietro la logica utopica secondo cui il disarmo nucleare non puo’ andare avanti finché non ci sarà un ambiente perfettamente sicuro”. Meno chiacchiere quindi e più azione. Nel suo discorso in occasione dell’apertura della Conferenza sul Disarmo a Ginevra, il segretario Generale dell’Onu Ban Ki moon ha abbandonato i toni neutri per cercare di sventrare lo stallo che ha avvolto i lavori della Conferenza dalla sua ultima visita nel 2011.


Nonostante, infatti, il Corpo delle Nazioni Unite, nato nel 1979, abbia da allora prodotto alcuni documenti importanti (come il Trattato di non proliferazione nucleare  e il Trattato di bando complessivo dei test nucleari), non è riuscita a concretizzare i negoziati richiesti, soprattutto a causa delle divergenze tra i 65 Paesi membri.


Se la Conferenza rimane ferma, il mondo di certo non aspetta. “L’anno scorso- ha ricordato il Segretario Generale dell’Onu- la comunità internazionale ha reagito con orrore di fronte all’uso atroce delle armi chimiche in Siria”. Per sottolineare la necessità di mettere da parte gli interessi propri in nome del bene comune, ha aggiunto: “Attraverso un’unica voce, abbiamo condannato questi atti, considerandoli crimini di guerra e  una violazione oltraggiosa della legge internazionale umanitaria”.


Il pessimismo è nell’aria, alimentato anche dalla controversia sulla presenza o meno dell’Iran a Ginevra 2, la  Conferenza di Pace sulla Siria che inizierà domani a Montreux. In pochi scommettono su importanti risultati, Ban ki moon però avverte: “Il pervasivo ciclo di pessimismo deve essere superato, o altrimenti la Conferenza per il Disarmo verrà superata dagli eventi. Non possiamo aspettare che succedano altre catastrofi per agire”.

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