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Onu: in Burundi
anche nel 2015

Ban Ki moon ha suggerito che la missione rimanga nel Paese ancora un anno, in vista delle prossime elezioni politiche

di Donatella Mulvoni

Parfait Onanga-Anyanga.
Parfait Onanga-Anyanga.

NEW YORK, 28 gennaio 2014- Non è ancora arrivato il momento di lasciare che il Burundi costruisca da solo il suo futuro. L’anno prossimo ci saranno le elezioni, cruciali per la vita politica dello Stato, che potrebbero far scatenare nuove ondate di violenza. Ecco perché il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki moon, ha chiesto che la missione delle Nazioni Unite, impegnata ad aiutare il Paese a risollevarsi dopo decenni di guerra interna, venga rinnovata almeno per un altro anno.


Oggi, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale, a capo dell’ufficio Onu in Burundi, Parfait Onanga-Anyanga, presentando al Consiglio di Sicurezza l’ultimo rapporto che riguarda il piccolo Paese africano ha detto “I nostri sforzi per consolidare la pace in Burundi sono stati importanti, ma rimangono incompleti”.  Qui centinaia di migliaia di persone sono morte a causa degli scontri inter-etnici tra gli Hutu e tutsi, iniziati già prima dell’ottenimento dell’indipendenza dal Belgio nel 1962.


Nella sua relazione, Ban Ki moon ha suggerito una proroga della missione (BNUB), rispondendo così indirettamente alla richiesta del presidente del Burundi di porre fine alla missione Onu entro la metà del 2014. Nonostante siano evidenti i miglioramenti, è  ancora un Paese fragile, ha fatto capire il Segretario Generale, sottolineando il fatto che i risultati raggiunti potrebbero essere ancora messi in discussione o ribaltati, soprattutto ora che il Burundi si prepara alle elezioni, ritenute una “cartina di tornasole” per testare la stabilità del Paese a lungo termine.


“Ora più che mai- ha ribadito Ban- il governo deve dimostrare una leadership che continui a promuovere lo spirito e il dialogo sanciti nel 2000 ad Arusha (negli accordi di pace), attraverso cui i burundesi furono capaci di affrontare le cause strutturali del conflitto nel loro Paese”.

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