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Speciale Festival del film di Roma 2008

INAUGURATA LA RASSEGNA

Al Pacino apre la Festa
"Si recita solo nella vita"

Il superdivo americano ha ritirato il 'Marc’Aurelio' assegnato al mitico Actors Studio. Flash e applausi all'arrivo di uno dei più bravi attori del mondo

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Al Pacino (Foto LaPresse) Roma, 23 ottobre 2008 - Ressa di fotografi e spettatori ai bordi del fiammante tappeto rosso, e quando sfila Al Pacino è tutto un crepitare di flash e uno scrosciare di applausi. A Roma è sempre "festa", anche se ora è il Festival Internazionale del Film, il primo dell’era Rondi. Ha preso il via ieri sera la terza edizione della kermesse cinematografica romana, in programma all’Auditorium Parco della Musica, trasformato fino al 31 ottobre in una animata e festosa cittadella del cinema.

 

E anche se quest’anno domina l’Europa, e soprattutto l’Italia, presente con ben ventuno titoli disseminati nelle varie sezioni, l’apertura è stata nel segno del grande cinema americano. Al Pacino ha ritirato il Marc’Aurelio d’oro alla carriera assegnato quest’anno all’Actors Studio - Pacino è fra i presidenti dell’accademia - la mitica scuola di recitazione fondata nel 1947 a New York da Elia Kazan e che ha sfornato i più grandi talenti di Holywood, di oggi e del passato, a cominciare da Marlon Brando e dallo stesso Pacino. Il grande attore, uno dei più grandi del mondo, interprete straordinario della saga del 'Padrino', di 'Serpico', di 'Quel pomeriggio di un giorno da cani', premio Oscar per 'Profumo di donna', a Roma poco più di un mese fa per presentare con il suo amico Robert De Niro 'Sfida senza regole', ha tenuto un incontro con il pubblico, commentando le sequenze di alcune celebri pellicole da lui interpretate.

 

"E’ un onore e un piacere per me ricevere questo premio", ha detto Al Pacino. Di buon umore, disponibile, ironico, in completo scuro, ha mostrato anche i primi minuti di 'Salomaybe', il film che sta girando dalla 'Salomè' di Oscar Wilde e che spera di portare al Festival di Roma il prossimo anno. In suo onore, più tardi, cena a Villa Medici, magnifica sede dell’Accademia di Francia, a Trinità dei Monti.

 

Al Pacino, quanto è stato importante per lei avere frequentato l’Actors Studio?

"E’ la cosa più importante che ho fatto da ragazzo. Tutto il mio lavoro come attore, e anche come regista, è frutto di quello che ho appreso lì. Ho fatto un dvd, “Babbilonia”, in cui parlo di cosa significhi l’Actors Studio per tanti attori. Tutti possono presentarsi per un provino, non importa quanti anni abbiano e da dove arrivino. Se si supera il provino e si viene presi, si farà parte della scuola per tutto il resto della vita. Ciò che molti non sanno, è che è completamente gratuita, da sempre".

In due film ha lavorato con il suo insegnante, Lee Strasberg, leggendario maestro dell’Actors Studio. Come andò?

"Fu un’opportunità per conoscerlo meglio e diventare amici. Strasberg era un insegnante nato, perché si nasce insegnanti così come si nasce attori. Lui era anche attore e quando una volta gli ho chiesto, ma come vuoi essere ricordato, ha risposto ‘come attore’. All’inizio, sul set con lui, per il “Padrino”, ero molto nervoso. Ma recitare insieme è come camminare insieme su un filo sospeso a centinaia di metri da terra e allora capisci che ti devi tenere per mano. Non mi ha mai dato consigli, non mi ha mai giudicato. Soltanto una volta mi ha dato un’indicazione".

Quale?

"Quel giorno ero arrivato tardi sul set, cosa che normalmente non mi accade. Iniziamo a girare e lui, si gira verso di me e mi dice, “sai caro, devi imparare le battute”. E questo è l’insegnamento fondamentale: devi imparare bene a memoria le battute, per poter andare poi a braccio. E è un po’ difficile quando inizi a invecchiare".

E’ vero che preferisce lavorare in teatro piuttosto che in cinema?

"Sì, è vero. Ho cominciato a recitare sul palcoscenico e il teatro è per me qualcosa di estremamente familiare. Amo il cinema, mi piacciono i film, ma mi fa più piacere vederli che non farli. Mi piacciono le sfide e il teatro, con il pubblico lì davanti a guardarti, ti dà un’adrenalina diversa".

Qual è il modo migliore per fare colpo sul regista a un provino?

"Non prensentarsi".

Un consiglio per i giovani attori?

"Imparare bene le battute e poi provare. Ma davvero sapere bene a memoria ciò che devi dire, ti consente di aprire la strada al tuo inconscio. Non so se va bene per tutti, ma questo è il mio stile: non avverti più te stesso e lasci che l’inconscio emerga. Perché si recita nella vita, ma sul set come sul palcoscenico, si cerca la verità".

Qual è il piacere maggiore che dà il recitare?

"Tutti pensano che gli attori sono dei bugiardi. Si dice: “smettila di recitare”. Ma io credo che si reciti solo nella vita, mentre nell’arte si persegue solo la verità. E poi, come diceva Lawrence Olivier, la cosa più bella del mestiere dell’attore, è la bevuta che ti vai a fare quando hai finito".

di Beatrice Bertuccioli