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Speciale Festival del film di Roma 2008

QUARTA GIORNATA

Bollino rosso per le adolescenti bulle
'Gioco da ragazze' vietato ai minori

E' polemica sulla decisione della commissione censura. Al centro del primo lungometraggio del giovane Matteo Rovere (in concorso) un trio di diaboliche 17enni, concentrate su shopping e banalità. Personaggi senza etica ma reali

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Una scena di 'Un gioco da ragazze' (foto Liverani) Roma, 25 ottobre 2008 - Non si placa la polemica sul divieto ai minori di 18 anni imposto dalla commissione censura a ‘Un gioco da ragazze', primo lungometraggio del regista 26enne Matteo Rovere, plurimpremiato in passato per i suoi corti (‘Homo homini lupus’ e ‘Sulla riva del lago'). Il film, che passa oggi in concorso al Festival di Roma ed è atteso nelle sale per il 7 novembre, è il ritratto spietato di un gruppo di spregiudicate adolescenti bene, che colmano il vuoto delle loro esistenze senza passioni, con eccessi di tutti i tipi: alcol a fiumi, droga, sesso facile e bullismo.

 

I produttori, Maurizio Totti di Colorado Film e Caterina D’Amico di Rai Cinema, hanno già opposto ricorso alla decisione del divieto ai minori di 18 anni, che danneggerebbe gravemente sia la promozione che la distribuzione del film ad opera di 01 Distribution. E al loro fianco si schierano l’autore e le protagoniste del film, tutte giovanissime e in larga parte esordienti, che vorrebbero far vedere la pellicola anche e soprattutto alla generazione che è al centro del film.

 

"Le protagoniste del film sono cattivissime ma tremendamente reali", sottolinea il regista rispondendo a chi lo accusa di dare un’immagine fuorviante dei teenager di oggi. "Abbiamo raccontato cinematograficamente una realtà che esiste anche se certamente non è la maggioranza. I personaggi del film sono negativi fino in fondo e questo forse è quello che dà più fastidio. Non c’è redenzione, nè punizione. La protagonista è coerente nella sua negatività per tutto il film ma è evidente la sua solitudine e non credo che i ragazzi vedendo i film si identificherebbero. Per questo ritengo che sia un film anche per adolescenti", aggiunge Rovere. Secondo Rovere il film non fa altro che raccontare "una parte di adolescenti che questa società può produrre, visto che non propone ai ragazzi nè modelli nè demoni. E d’altronde la cronaca supera costantemente la finzione cinematografica".

 

Dello stesso avviso la protagonista principale Chiara Chiti: "Io credo che i ragazzi siano più indifesi di fronte ai modelli proposti dalla tv, da Kate Moss a Paris Hilton, raccontate spesso come eroine, che di fronte a un film come questo. Il mio personaggio è raccontato con grandissimo cinismo e io stessa ho provato vedendo il film un senso di rigetto nei suoi confronti. Non credo affatto al rischio di emulazione: è un personaggio perdente ed infelice", sottilinea l’attrice.

 

Con convinzioni analoghe il produttore Maurizio Totti avverte che è sua intenzione di "difendere fino alla fine la versione originale del film" con il ricorso alla commissione censura. Anche se ha già detto che, se il divieto non venisse per lo meno abbassato ai 14 anni, sarà inevitabile apportare dei tagli al film per non penalizzarlo nelle sale. "Secondo me - aggiunge Totti - la cosa che ha irritato di più i commissari è l’assenza degli adulti, che non film non ci sono o appaiono completamente assenti. Ma una cosa è certa: questo non è un film apologetico nei confronti dei suoi protagonisti, anzi è una pellicola di forte denuncia".

 

La storia narra di tre diciassettenni belle, ricche e senza scrupoli. Tutte fissate con l’aspetto fisico, shopping, feste esclusive: tutto per loro è già vecchio e noioso, vivono in modo superficiale senza pensare alle possibili conseguenze dei loro comportamenti. E atteggiamenti di bullismo vengono riservati a chi è fuori dal loro giro. Entra in ballo un professore che cerca di cambiare qualcosa nella vita di Elena, leader del gruppo ma, inconspapevolmente, ne diventa un gioco finchè un giorno il padre della ragazza rientra in casa durante un incontro di sesso tra la figlia e il prof. Conseguente litigio, il professore che uccide il padre della ragazza. Finale: insegnante in galera (ma non si vede) e la ragazza che si gode la vita spassandosela in piscina. Personaggi senza alcuna etica, insomma. E la commissione se ne deve essere accorta.