Il marito di Moana Pozzi:
"Così l'ho aiutata a morire"
"Piccole bolle d'aria attraverso la flebo", racconta Antonio di Ciesco. L'inizio della fine fu un viaggio in India, dove la Pozzi scoprì di avere i mesi contati. Poi la ricerca del riserbo e la richiesta di non essere "abbandonata alle sofferenze"
Roma, 2 aprile 2007 - "Ho fatto entrare piccole bolle d'aria attraverso la flebo". È quanto confessa il marito della pornostar Moana Pozzi, Antonio Di Ciesco, che in un'intervista pubblicata oggi sul 'Messaggero' rivela di aver aiutato la moglie a morire, nella clinica francese 'Hotel de Dieu' a Lione. Un'eutanasia compiuta - afferma Di Ciesco - per rispettare un patto stretto in precedenza con Moana, che lo avrebbe supplicato di intervenire "per mettere fine alle mie sofferenze".
"Antonio, ti chiedo di farmi una promessa per una cosa che richiede tanto amore e sacrificio -sarebbero state le parole di Moana Pozzi al marito, secondo quanto lui stesso riferisce al 'Messaggero' - Arriverà un momento in cui non sarò più in grado di potermi difendere e la mente sarà offuscata e il mio corpo sarà torturato e usato contro il mio volere. Non voglio trovarmi in un letto con tubi dappertutto e non sarò più padrona di me stessa. Allora dovrai aiutarmi ad andare, dovrai mettere fine alle mie sofferenze. So di chiederti molto, ma so anche che tu capisci e sai che lo voglio. Non mi lasciare sola ora, non mi abbandonare, promettimelo".
BRUTALE REALTA'
Il marito di Moana afferma di aver "cercato di dissuaderla, cercando un appiglio qualunque, un'alternativa, una possibilità all'inevitabile. Ma più cerco un appiglio, più prende forma la vera, cruda brutale realtà: il tempo è compiuto e illudersi non porta a nulla". E allora, la notte del 15 settembre 1994, mentre dorme, "facendo entrare piccole bolle d'aria attraverso il tubicino della flebo, lei non si accorge che la vita l'abbandona e, con essa, anche le sofferenze".
Antonio Di Ciesco racconta come Moana Pozzi scoprì di avere un tumore invasivo al fegato. "Nell'estate '94 andammo in India. Moana stette male, disturbi gastrointestinali ma non ci preoccupammo, in India era quasi normale. Quando tornammo a Roma però stava ancora male, era dimagrita, debolissima". Così decisero di andare in ospedale, "non a Roma, però, perché Moana non voleva assolutamente che girasse la notizia. Nell'ospedale di Lione fece una serie di accertamenti e approfondite ricerche. Alla fine la diagnosi, un verdetto terribile: tumore al fegato, dilagante. Moana chiese quanto le restava da vivere e il professore rispose: due, tre mesi..."
CONSAPEVOLEZZA E SERENITA'
Ma perché raccontare solo oggi questa verità, a 13 anni di distanza, con un libro? "Per mettere la parola fine sui misteri della morte di Moana - risponde il marito ad Aldo De Luca, il giornalista del 'Messaggero' autore dell'intervista - specie sulla leggenda che non fosse morta ma solo sparita volontariamente. Quando lessi sui giornali che addirittura era stata aperta un'inchiesta sulla misteriosa morte, dissi basta, ora racconto la verità". Quanto al reato di eutanasia, "sono consapevole, sereno - afferma Di Ciesco - al magistrato non potrei che confermare quello che dico ora. Non credo di aver fatto niente di male, ho solo rispettato la volontà di Moana, una scelta che ho condiviso".
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