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Matteo Leonelli
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13/07/2007 12:53
VALLETTOPOLI

Corona dietro le sbarre:
"Vi racconto la mia prigione"

Esce il libro del re dei paparazzi: retroscena, scoop e foto inedite dei suoi 80 giorni dietro le sbarre. "In Italia chi non va in prigione non conta niente". Ecco alcune chicche tratte da Dagospia

Milano, 12 luglio 2007 - Il “Grand Hotel” Potenza e la topaia San Vittore. Gli amici dentro il carcere e i nemici fuori. L’avversione per il pm Woodcock (che chiama sarcasticamente “Hanry Love”) e il feeling con Di Maio. I retroscena di tanti scoop, gli alti e bassi con Nina Moric, qualche sassolino dalle scarpe. Tanti momenti di cinismo assoluto, pochi di debolezza. Con una «piccola penna bic, fedele compagna di questa tragedia», Fabrizio Corona ha messo nero su bianco 80 giorni di prigione (e molto di più) nel suo secondo libro: “La mia prigione”, 154 pagine con foto inedite pubblicate nei prossimi giorni da Cairo Editore, per la cifra di 4.90 euro. Il re di Vallettopoli è freddo, spietato, a tratti delirante e persino umoristico, alla Woody Allen. Ecco alcune “chicche”.

 

12 MARZO - L’ARRESTO

 

Corona trova sempre il modo di sdrammatizzare i fatti più crudi: «Io Fabrizio Corona, figlio del grande giornalista Vittorio, stavo per entrare in galera. Per consolarmi mi ripetevo: sei oggi non vai dietro le sbarre, non sei nessuno». E infatti, la prima richiesta è stata: «La cella di Savoia è libera?». Sempre sul suo predecessore: «Nel carcere di Potenza, oltre al sottoscritto, c’è stato un altro re: Vittorio Emanuele di Savoia. (...) Mi dicono che piangeva spesso, che una notte è caduto dal letto a castello rischiando di farsi davvero male e ancora oggi è una barzelletta per tutti».

 

I LIBRI: UNA NOVITÀ

 

In galera a Potenza, Fabrizio ha avuto tempo di dedicarsi a un’attività inedita, la lettura: «Il carcere ti cambia, anche in positivo. Io, per esempio, oltre ad aver modificato il look, in galera ho letto il mio primo libro: “Gomorra” di Roberto Saviano».

 

UN BOSS PER AMICO

 

Dietro le sbarre ha conosciuto personaggi di varia umanità. «I., detto il Numero Uno, 45 anni, in carcere perché accusato da un pentito. L’ho conquistato regalandogli un profumo Bulgari. (...) I. mi ha insegnato tanto. Grazie a lui oggi so come si monta un kalashnikov e come si ruba un auto». Poi c’era S. Che gli dice: «Fabri, tu hai il cuore freddo come me, anzi sei senza cuore. Potresti davvero fare il delinquente».

 

DETENUTI VIP

 

Tutti trattano bene il neo detenuto: «Mi rispetta persino N., quello famosissimo delle Bestie di Satana, condannato a 30 anni». Con un altro recluso vip, sempre a San Vittore, parla di Italia e malagiustizia. Si tratta di «Guido Iezzi, il capo della sicurezza del caso Telecom. Ha 33 anni come me ed è distrutto. (...) «Stefano Ricucci, Vittorio Emanuele, Mike Bongiorno, Danilo Coppola, Giampiero Fiorani, Enzo Tortora, Callisto Tanzi. In Italia chi non va in carcere non conta un cazzo. Oggi tocca a me».

 

IL CASO SIRCANA

 

Corona guarda la tv. I tg parlano solo di lui, in particolare del caso Sircana. «Io? Che non so nemmeno che cosa sia un portavoce». «Un mio fotografo», ricorda, «mi telefona per dirmi che aveva fatto le foto a un politico con un trans. Io credevo che si trattasse di Prodi. Ma lo scoop non mi convince e non voglio quelle foto. Se fossi un estorsore, avrei fatto i salti di gioia. E invece ho lasciato che il mio fotografo svendesse il servizio a un’altra agenzia. (...) Perché quella telefonata era nei miei atti?».

 

PM, LOOK E INVIDIA

 

Su Woodcock e Iannuzzi, Corona spara a zero, ma dà anche consigli di stile: «Ricordo che nei giorni d’inchiesta erano sempre molto eleganti. Certo se avessero indossato qualcosa della linea “I Corona’s” sarebbero stati molto, ma molto più fighi». Secondo Corona, Woodcock «da giovane aveva un sogno: lanciare una linea di intimo chiamata Hanry Love: ecco perché lo chiamo così». «Nella mia follia ho anche pensato che durante quest’inchiesta Hanry Love si sia incattivito nei miei confronti proprio quando ho lanciato la linea di intimo “I Corona’s”».

 

SIMONA E LELE

 

«So che lei ha sparato merda su di me», si sfoga l’autore di “La mia prigione”, «ma la Ventura è la stessa che pochi mesi prima che venissi arrestato mi aveva invitato a casa sua a Milano. (...) Mi aveva chiesto di darle informazioni su Cristina Parodi e sui suoi spostamenti. Quando vedeva e se incontrava persone diverse dal marito Giorgio Gori». Corona racconta che Simona gli disse: «Dammi una mano e vedrai che presto ti farò fare lo scoop della vita. (...). «Non sono gay, frocio né bisex. A Lele Mora voglio solo bene».

 

LE BABBUCCE DI CARLO

 

Corona si infuria con il Tg5 per la storia della rissa in carcere col suo dentista: «Dovranno pagarmi tanti di quei soldi che Carlo Rossella perderà di colpo la sua super abbronzatura e dovrà vendere tutte le sue ridicole babbucce».

 

MIKE E LA FEDE PERDUTA

Un giorno Fabrizio viene a «sapere una cosa sconvolgente. La mia cella a San Vittore è la stessa di Mike Bongiorno. Lui era stato in questa precisa cella più di 60 anni fa. Incredibile». In cella Corona cerca la fede, senza un gran successo: «Leggo i Salmi, ma a dire il vero, volendo essere onesto, devo ammettere che non mi sono avvicinato molto alla religione. Questo mi addolora».

 

BELLEZZA, SESSO E FOTO

 

Fabrizio cura sempre il suo aspetto fisico e i piaceri del corpo: «Oggi la prima parte della giornata la voglio dedicare alla beauty. Mi depilo con il gel braccia e schiena. Ho deciso di tornare al top. Via tutti i peli vecchi: pelle nuova vita nuova!». «Nei primi 25 giorni non avevo mai avuto un’erezione. Non mi mancava il sesso. (...) Oggi fanno 46 e credo di essermi masturbato 3 volte. Ero preoccupato di aver perso ogni mio istinto». L’autoscoop: «Fotografarmi in carcere era un ottimo scoop. Significava che ero vivo. Ancora il Numero Uno».

 

LETTERA A NINA

 

Un giorno la odia, l’altro la ama. In una lettera le scrive: «Forse hai un altro, uno nuovo, magari quel Danilo, o magari Marco, Raffaello. O chi sa chi. E hai deciso di darmi il colpo di grazia. Tu con i tuoi soldi messi da parte, e io impotente».



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