L'attrice italiana, ora al cinema con "L'amore ai tempi del colera", si confessa: "Esporsi troppo toglie il talento". E racconta di non essere riconosciuta per strada e di non approfittare del successo per privilegi, regali, vestiti e viaggi
Roma, 2 gennaio 2008- "Mi impongo di non essere vanitosa. Trovo che cercare la cupidigia maschile sia un lavoro, uno spreco di energia. Meglio conservarsi per il set". Lo racconta l'attrice Giovanna Mezzogiorno in un'intervista esclusiva a 'Donna Moderna'.
L'attrice, che ha appena terminato di girare "The Palermo shooting" di Wim Wenders, è al cinema con "L'amore ai tempi del colera" di Mike Newell. "Bisogna essere bravi ma sul set, esporsi troppo va a togliere al talento: vedo tante attrici che danno valore alla loro faccia, ma quando recitano si vede che pensano solo a quello".
"Io quando esco passo inosservata -spiega Mezzogiorno- non mi riconosce nessuno. È positivo e faccio una vita banale, mi annoia uscire e frequentare. Non approfitto del successo per privilegi, regali, vestiti e viaggi. Non compro giornali di gossip e non vado al McDonald's. Cerco di essere un'attrice impegnata, sono di sinistra e lo dico. Ma non amo questa sinistra compromissoria. La forza nella vita viene dal sapere chi si è. Io mi sono formata in una cultura di grande rigore. Benchè mio padre fosse un attore di teatro vivevamo in un posto abbandonato da Dio, conducendo una vita modestissima in campagna".
"Quando lui accettò di lavorare con Peter Brook -confida l'attrice- a nove anni sono stata praticamente scagliata in una grande metropoli, in una gelida Parigi e poi in giro per il mondo. Ho dovuto imparare a conoscere razze e culture diverse, ho dovuto imparare il francese rapidamente, ho dovuto imparare la solitudine. La strada più difficile mi è familiare. Ho vissuto nei primi anni -rivela Mezzogiorno a proposito del mestiere di attrice- questa scelta in modo conflittuale mi sembrava banale e io non amo fare cose scontate. Poi ho scoperto davvero cosa provavo andando in scena".
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