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LA CONFESSIONE

Stallone: "Senza Rambo sarei depresso"

Difficile dire addio a John Rambo. Sylvester Stallone si confessa in occasione della presentazione del nuovo film, ambientato in Myanmar. "Se dovessi scegliere un attore sceglierei Schwarzanegger e non un novellino"

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sylvester stallone Roma, 8 febbraio 2008 - E' un Sylvester Stallone insolito quello che oggi a Roma ha presentato "John Rambo", quarto episodio della saga sull'ex reduce del Vietnam (nelle sale italiane dal 22 febbraio) che si trasforma in una terribile "macchina da guerra" contro il nemico di turno. "Oggi gli eroi non devono per forza avere muscoli, ma hanno bisogno di cuore e cervello" afferma serafico, e parla con pathos della Birmania, dove è in corso una atroce guerra civile e dove il suo eroe si è rifugiato venti anni fa, dopo aver sterminato un po' di russi in Afghanistan ("Rambo 3" uscì nel 1988).

 Il film si apre con le vere immagini dell'uccisione dei monaci buddisti che l'autunno scorso scesero in piazza per protestare contro il regime birmano. Isolato, lontano da ogni conflitto, John Rambo rientra in azione solo quando un gruppo di missionari americani viene catturato dal violentissimo esercito di Myanmar.


"Oltre alle guerre che ben conosciamo, come quella in Afghanistan e in Iraq, ci sono dei conflitti di cui nessuno parla. - spiega l'attore-regista, maglia verde aderente sul corpo innaturalmente massiccio, e parecchio cerone sul volto. - Da decenni in Birmania il popolo Karen viene torturato, ucciso, violentato dal regime militare. Volevo portare alla luce quest'orrore attraverso un film di intrattenimento. E poi Rambo non è un tipo che vuole combattere una guerra popolare".


Stallone assicura che la violenza mostrata nel film è solo una rappresentazione realistica delle atrocità che avvengono in quel Paese. "Sarei voluto andare lì, impegnarmi in prima persona, ma i rappresentanti di Myanmar a Washington mi hanno negato l'ingresso" spiega.


Dalla prima apparizione, nel 1982, John Rambo non è molto cambiato: è un eroe quasi suo malgrado. E Stallone continua a interpretarlo senza tanti artifici tecnologici: rivendica la sua appartenenza alla "vecchia Hollywood", tutta sangue e muscoli, senza stuntman e con pochi effetti speciali: "Oggi si fanno cose incredibili con il computer, io e Schawrzenegger usavamo solo la forza fisica: l'avessimo avuta noi quella tecnologia, quanti lividi ci saremo risparmiati".


Il 60enne attore e regista americano assicura che ha ancora molte idee in testa sul futuro del suo Rambo: "Difficile dirgli addio: se dovessi abbandonarlo cadrei in una profonda depressione". Sul futuro del suo Paese, invece, sottolinea che sosterrà John McCain non perché è un reduce del Vietnam come il suo Rambo, ma perché "veniamo da otto anni devastanti e abbiamo bisogno di una persona matura e con grossa esperienza. McCain merita la nostra fiducia, Obama potrà essere una grande star in futuro, ma ora ci vuole un uomo che conosca le regole del gioco. E' ovvio: anche io se dovessi scegliere un attore per un film sceglierei Schwarzenegger e non un novellino".

 

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