La cantante parla del controverso rapporto col padre, odiato in gioventù e 'riscoperto' solo poco dopo la sua morte: ''Mio padre è stato il grande amore della mia vita". Infine confessa il suo desiderio di maternità
Roma, 1 aprile 2008 - "Mio padre è stato il grande amore della mia vita. L'ho capito fino in fondo solo dopo la sua morte. Ripensando ai suoi difetti li rivedo uguali, mentre i suoi punti di forza, oggi, mi appaiono ingigantiti". Lo afferma la cantante Gianna Nannini a 'Vanity Fair', dove parla del rapporto con suo padre, morto a febbraio dell'anno scorso. Dopo 'GiannaBest', una raccolta di successi più tre inediti, la cantante senese ha scritto la canzone vincitrice del festival di Sanremo, 'Colpo di fulmine', cantata da Giò Di Tonno e Lola Ponce.
Del suo rapporto con il padre Danilo Nannini, imprenditore dolciario, il 're del panforte', Gianna aveva sritto nell'autobiografia 'Io', pubblicata da Rizzoli nel 2006. Ora, a distanza di un anno dalla scomparsa, spiega: "Non avrei mai immaginato che potesse mancarmi così tanto". La cantante senese, cresciuta in una famiglia borghese, si sentiva "complessata, perché figlia di papà". "Non riuscivo a identificarmi nella ragazza per bene - ha ricordato la Nannini - e facevo la ragazza per male a tutti i costi. Facevamo litigate terribili. Era il classico padre-padrone, un dittatore da contestare". Le loro liti continue, "utili a entrambi", le sono servite per la vita. "Se non ci fosse stato lui a dirmi di non fare la cantante, forse non avrei mai trovato la forza di diventarlo". Gianna aveva cinquant'anni quando è mancato suo padre, ma per lei "l'età non conta. La morte di un padre vuol dire comunque perdere il bambino che è in te. Parliamo di quando bambina, o comunque ragazza, lo ero davvero"."Quando l'ho visto anziano e malato - ha detto - ho capito quanto ero stata importante per lui. Mi stra-adorava, diceva che ero un genio. E anch'io lo trovavo speciale: mio padre è stato il grande amore della mia vita". Una consapevolezza giunta solo dopo la sua morte.
Infine, Gianna Nannini parla del suo desiderio di avere un figlio: "Ho iniziato le pratiche per un affidamento. Non cerco un bambino piccolo. Se è già 'avviato' è persino meglio: dai cinque anni in su andrebbe benissimo. Per trasmettere qualcosa di buono a qualcun altro, in modo non molto diverso da come si può fare con un amico. Non ho una visione tradizionale della famiglia, dei ruoli, così come non credo che un figlio appartenga ai genitori. Io, per esempio, non mi sono mai sentita figlia dei miei. Eppure, oggi, la mancanza di mio padre mi fa piangere".
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