La showgirl confida l'inizio della sua carriera da ragazzina prodigio e del suo rapporto con Boncompagni da cui è stata aiutata "dalla sua traduzione, il suo disincanto, il suo cinismo sulla televisione", dichiara la Angiolini
Roma, 25 giugno 2008 - La showgirl racconta a 'Gq' degli inizi della sua carriera, come stellina di 'Non è la Rai', ma nel corso degli anni è stata quasi tutto: da ragazzina 'yè-ye', additata al pubblico ludibrio come portatrice sana di scemenza, poi icona pop per intellettuali, e ancora attrice, mamma e conduttrice di programmi, suoi e non. - "Non mi sentivo una star quando me lo dicevano, o un'incapace quando me lo dicevano. Non ci sono mai cascata, forse per il basso livello di autostima".
Ripercorrendo la sua adolscenza di 'ragazzina prodigio' la Anglioni, aggiunge: "All'inizio sono stata molto aiutata da Boncompagni, dalla sua traduzione, il suo disincanto, il suo cinismo sulla televisione. Lui diceva sempre: 'Ma lo sai che noi non facciamo niente, questo è niente, e se no che facevi, lo struscio in via del Corso?' In fondo non è andata male". E sul rapporto con Gianni Boncompagni, suo pigmalione, la conduttrice preosegue: "Ricordo che mi faceva leggere i giornali, c'era una violenza, non trovo altra parola: è drogata, è lolita, è la puttana bambina, è l'icona per i pedofili. La cosa che divertiva Gianni è che io in video sembravo così cinica, così pronta, e poi magari mi beccava in lacrime perchè mi avevano sequestrato il motorino e non sapevo come dirlo a mia mamma. Ma io non ho mai ceduto al mischiare tutto, quando andavo via di lì la mia vita era un'altra cosa".
Parlando del rapporto con la stampa, la Angiolini usa la parola 'violenza', "è la parola giusta, senza vittimismo. Violenza perchè alla fine diventi involontariamente il rappresentante di una categoria che ti appiccicano gli altri -spiega- non mi piace che qualcuno possa liquidarmi con un aggettivo e due parole in croce su un giornale, è una cosa che mi ha sempre disturbata. La violenza è questa: descriverti come icona di una categoria. A prescindere dalla categoria, intendiamoci. Non sono una brava donna perchè ho due figli, se lo sono è per altri motivi. Le categorie sono poche per quello che sei e troppe quando frullano tutte insieme".
Sul suo essersi ultimamente indirizzata verso delle attività 'culturalmente chic', la conduttrice afferma: "Si, per un meccanismo che somiglia all'amore di Tarantino per i B-movie italiani. Lo so". E sulla situzione politica del Paese, dice "Ho passato la vita a ripetere non vi dirò mai per chi voto. Quest'anno che invece l'ho detto a tutti e mi sono sbilanciata -ha firmato il manifesto per Veltroni - e ho fatto quasi una mia campagna elettorale, pur sapendo benissimo come andava a finire, morire se l'ha scritto qualcuno. Ma come? Ti dico una cosa che mi hai chiesto per diciannove anni, e ora che te la dico non la vuoi scrivere? È surreale".
Ma non solo tv, cinema e politica, la Angiolini è impegnata anche sul fornte dell'impegno sociale con la campagna per la diffusione dell'uso del preservativo e per la difesa della legge 194: "Ah, no, su quello grandi premi e riconoscimenti. Anche se c'è sempre la Chiesa che storce un pò il naso sul mio nome, La cosa che mi disturba di questo integralismo è che un credente finisce con lo smettere di credere. Verrai punita, verrai massacrata, bruciata, giustiziata -aggiunge- la solita storia".
"Io per quelle cose lì ho sviluppato un'intolleranza a pelle. Pur credendo, non ci sto. Non mi piace pensare che devo scusarmi perchè voglio far battezzare mia figlia, ma non sono sposata e quindi devo girare tutte le chiese di Brescia. L'integralismo è questo -conclude la conduttrice- non scendere mai in mezzo agli esseri umani. Ho capito che parli di Dio, ma lui c'è sceso, si è reso conto".
L'attore americano Matthew McConaughey si gode una giornata di sole, insieme ad un gruppo di amici, sulle splendide spiagge di Malibu. Sempre con la tavola da surf sotto il braccio, cavalca le onde tra una chiaccherata e l'altra