Nel 1978 il regista fu accusato di abusi sessuali su una tredicenne, da allora vive in Francia dove si è rifugiato per evitare l'arresto. Respinta la sua richiesta per concludere definitivamente il procedimento giudiziario che pende su di lui
Los Angeles, 8 maggio 2009 - Respinta ancora una volta la richiesta di Roman Polanski per la conclusione definitiva del procedimento giudiziario per abusi sessuali su una minore, aperto nel 1978. Lo scorso febbraio, un giudice di Los Angeles aveva intimato al regista di presentarsi in tribunale entro il 7 maggio cosa che, però, non è avvenuta. Pertanto il tribunale ha respinto la richesta, affermando che in tal modo il regista ha dimostrato "di non volersi sottomettere all’autorità della corte".
Polanski vive da anni in Francia e i suoi legali avevano informato il tribunale che non intendeva tornare negli Stati Uniti, dove rischiava di essere arrestato al suo arrivo alla frontiera.
Nel 1977, il regista di 'Rosemary’s baby' fu accusato di aver avuto rapporti sessuali con una tredicenne nella casa californiana dell’attore Jack Nicholson. Polanski, che oggi ha 75 anni, fuggì in Francia prima della fine del processo dopo aver capito che rischiava una condanna al carcere. Da allora non è mai tornato negli Stati Uniti, dove rischia l’arresto immediato.
In dicembre il regista ha chiesto una riapertura del caso sulla base del documentario 'Roman Polanski: Wanted and desired' di Marina Zenovich, nel quale vengono evidenziate diverse irregolarità nel processo a suo carico, che non si è mai concluso. Già nel 1997 era fallito un altro tentativo del regista di mettere fine alla vicenda.