Indotto di 500 mila euro per la finale
Milano, 24 maggio 2007 - "La finale della Champions in piazza fa bene anche all'economia diffusa con un indotto stimabile di 500mila euro (comunque meno di una partita di campionato giocata a San Siro, con 800mila euro)". E' quanto si legge in un comunicato della Camera di commercio che spiega: "La spesa è composta dall'81% per mangiare e bere, dal 16% per l'abbigliamento e i gadget e dal 3% per i trasporti. E il calcio è strutturalmente un elemento importante anche per il turismo milanese: i turisti spendono circa un milione e mezzo di euro all'anno, di cui 300 mila per i soli stranieri che aggiungono alle altre attrazioni anche la partita. La stima della Camera di Commercio di Milano si basa su dati che emergono da una inchiesta su 1.000 tifosi, dai dati del registro delle imprese e da una ricerca sul turismo della Camera di commercio-Ciset".
"Il calcio ha certo un valore aggregante e quando prevale lo spirito sportivo - come in questo caso - assume anche un importante valore simbolico. Il Milan di questi anni a livello internazionale - ha dichiarato Carlo Sangalli presidente della Camera di commercio di Milano - riassume i caratteri (organizzazione, creatività, fare gruppo, passione) della tradizione milanese da export: un vero e proprio 'Made in Milan'".
"Sono oltre 1.300 le imprese dell'indotto calcistico - si legge ancora -, considerando l'area in centro città e intorno allo stadio e i settori dell'indotto, tra bar, ristoranti, negozi sportivi. Tra queste ci sono oltre 400 tra ristoranti e gelaterie, circa 900 tra bar, caffetterie, birrerie, pub e enoteche, una trentina di negozi di articoli sportivi".
"Se si considerano le due tifoserie cittadine, in media il 75% degli interisti mangia fuori casa (l'88% se si considerano gli interisti non milanesi): una percentuale identica a quella dei cugini rossoneri. In particolare, il 57% degli interisti mangia un panino (contro il 50% dei milanisti); il 19% una pizza (14% i milanisti); il 4% opta per un ristorante (milanisti: 11%); mentre il 12% porta qualche cosa da casa (15% nel caso dei milanisti)".
"Se si considera l'oggettistica da tifoso - prosegue l'indagine -, un interista su cinque ha comprato una maglietta nel corso dell'ultimo anno; il 10% delle scarpe; il 10% dei cuscinetti; il 6% dei cappellini; il 3% delle bandiere. Il 20% dei tifosi interisti non ha invece comprato nulla nel corso dell'ultimo anno. Tra i milanisti, è forte la febbre della maglietta (comprata dal 28% dei tifosi nel corso dell'ultimo anno); seguita dalle scarpe (12%); dai cappellini (8%); dai palloni (5%) e dalle bandiere e cuscinetti (entrambe al 3%). Il 23% non ha invece comprato nulla".
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