La cavalcata del Milan
Quattordici partite. Tanto è stato lungo il cammino dei rossoneri per arrivare in finale. Colpa dei preliminari, eredità di Calciopoli, vinti ad agosto con i giocatori richiamati in tutta fretta dalle vacanze
Milano, 21 maggio 2007 - Quattordici partite. Tanto è stato lungo il cammino del Milan fino alla finale di Champions League. Di nuovo contro il Liverpool. Due anni dopo la folle sconfitta di Istanbul. Ora, allo stadio Olimpico di Atene, la possibilità di cancellare quella serata da incubo. Conquistata partendo da lontano. Tanto. Dai preliminari, eredità di Calciopoli, giocati ad agosto dopo avere richiamato i giocatori in tutta fretta dalle vacanze.
LA STELLA DI INZAGHI
A San Siro in un caldo 9 agosto, davanti però a ben 50.000 spettatori, Inzaghi mette la sua firma sull'1-0 del Milan alla Stella Rossa. E ancora lui, nel ritorno di Belgrado, regala con Seedorf un altro successo ai rossoneri, stavolta 2-1. Doppia vittoria e Milan nella Champions 'vera'.
QUATTRO PARTITE ED E' PRIMO POSTO
Il 24 agosto c'è il sorteggio a Nyon. Dall'urna escono Aek Atene, Lilla e Anderlecht: passano in due, per il Milan sembra un girone in discesa. Ed effettivamente è così. Alla squadra di Ancelotti bastano quattro partite per assicurarsi il primo posto. Comincia battendo 3-0 i greci a San Siro, poi fa 0-0 in Francia, vince in Belgio grazie a una perla di Kakà (nella foto) e quando l'Anderlecht viene a Milano gliene rifila quattro. Tripletta ancora del brasiliano, che chiude la fase a giorni a quota 5 reti. Quanto fatto fino a quel momento. Che basta e avanza. I rossoneri possono infatti concedersi due sconfitte, ad Atene con l'Aek e, all'ultima giornata, in casa con il Lilla, che così passa al secondo posto alle spalle del Milan.
NEL SEGNO DI KAKA'
C'è il Celtic Glasgow sulla strada di Kakà e compagni negli ottavi di finale. Avversario sulla carta abbordabile. Poteva andare peggio, con Barcellona e Real Madrid tra le squadre che potevano essere pescate. Ma Galliani non si sbilancia più dopo la clamorosa eliminazione del 2004 contro il meno quotato Deportivo La Coruna. E ha ragione. Anche perchè tra la fine di febbraio e i primi di marzo il Milan non brilla. Ci pensa il solito Kakà a fare superare il turno ai rossoneri: 0-0 in Scozia (con Kalac in porta al posto dell'infortunato Dida), sudatissimo 1-0 a San Siro, con rete del brasiliano nel primo tempo supplementare. Milan avanti, ma quanta fatica.
KAISER MILAN
Il nome nella pallina è quello del Bayern Monaco. Una classica. "Ha eliminato il Real Madrid - commenta Ancelotti - è una squadra tra le più difficili da affrontare". E la gara di andata peggiora le cose. Pirlo e Kakà su rigore fanno prima 1-0 e poi 2-1, ma nel recupero la difesa rossonera si addormenta e van Buyten può festeggiare la sua doppietta personale mettendo i tedeschi in pole per il passaggio in semifinale. Ma solo nei numeri. Perchè in casa Milan tutti sembrano essere convinti del passaggio del turno. Otto giorni dopo infatti, l'11 aprile, a Monaco il Milan non sbaglia nulla. Due a zero con le reti di Seedorf e Inzaghi. L'Allianz Arena è espugnata.
DIAVOLI E DEVILS
Signori: il Diavolo al quadrato. Milan contro i Red Devils del Manchester United, quelli che hanno appena strappazzato la Roma con un 7-1 che ha fatto storia. E cancellato il possibile derby italiano con i giallorossi. Sfida esaltante. C'è anche la suggestione dello stadio dell'ultima Champions League vinta dai rossoneri, l'Old Trafford, quello di Milan-Juve maggio 2003. Il 24 aprile, dopo il vantaggio lampo di Cristiano Ronaldo, Kakà incanta Manchester, ma alla fine la difesa rossonera si distrae ancora e grazie a un doppio Rooney arriva sempre allo scadere un 3-2 per gli inglesi che lascia tanto l'amaro in bocca. Al ritorno, però, non ce n'è per nessuno: Kakà (decimo centro in Champions League, sempre più capocannoniere), Seedorf e Gilardino annichiliscono la squadra di Ferguson. è la partita perfetta. Il Diavolo è italiano. E va lui in finale.
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