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Matteo Leonelli
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25/05/2007 23:56
CHAMPIONS LEAGUE

Ancelotti e la finale che gli cambiò la vita
Benitez, uno che va subito al sodo

Con il trionfo del 2003 a Manchester il tecnico rossonero si è trasformato da 'perdente di successo', a 'vincente'. Quello spagnolo con il Liverpool non ha mai brillato in campionato, ma ha vinto molto: Champions 2004, Supercoppa europea, Coppa d'Inghilterra e Community Shield

ANCELOTTI Milano, 21 maggio 2007 - La Champions League gli ha cambiato la vita. Il trionfo del 2003 a Manchester ha trasformato Carlo Ancelotti, allenatore considerato a Torino un "perdente di successo", in un tecnico vincente. Rivincita doppia visto che arrivo' battendo in finale proprio la Juve. "Con loro ho chiuso i conti a Manchester", disse. Cominciando una nuova vita al Milan, fatta di coppe e scudetto. Unico rimpianto, ma che rimpianto, Istanbul 2005.

 

Ora sara' di nuovo Milan-Liverpool, due anni dopo la folle serata dell'Ataturk, quando la squadra di Ancelotti si vide sfuggire dalle mani la piu' incredibile e tremenda Coppa dei Campioni mai persa nella storia. Cosi' ora insegue un altro successo-rivincita. Dalla Champions alla Champions, Milano ha regalato al tecnico emiliano la fama di allenatore vincente e non e' poco.

 

"Sara' il nostro Ferguson", ha confermato ultimamente Galliani. Ma e' dalla panchina azzurra che e' partita la storia di Ancelotti tecnico: vice di Sacchi dopo essere stato suo allenatore in campo ai tempi del Milan. Carlo da Reggiolo, dove e' nato il 10 giugno del 1959, Carlo da Roma, dove da giocatore ha vinto lo scudetto del 1983, Carlo da Reggio Emilia, dove con la Reggiana ha debuttato da allenatore in serie B conquistando la promozione in A, Carlo da Parma, dove ha preso il posto di Nevio Scala, Carlo da Torino, dove con la Juventus e' arrivato due volte secondo in campionato.

 

Tutte le vite di Ancelotti, che pero' "rinato" lo e' solo a Milano. Da giocatore, dopo che a Roma sembrava sul viale del tramonto. E da allenatore, dopo l'addio unilaterale voluto dalla Juve. Il "maiale", offesa che gli hanno riservato i tifosi bianconeri, e' diventato Carlo "Il grande". "Tato" invece lo e' solo per la moglie Luisa. La donna che gli e' stata sempre vicina, quella che lo ha aiutato a superare i tanti infortuni che hanno costellato la sua carriera da giocatore.

 


Carriera iniziata tra i pro con il Parma, dove Cesare Maldini lo mise a dieta perche' Ancelotti non si tirava mai indietro di fronte a un piatto di tortelli. Un provino con l'Inter, squadra di cui il giovane Ancelotti era tifoso, poi invece il trasferimento alla Roma nel 1979. A volerlo fortemente sono il presidente Viola e Liedholm, a chiudere la trattativa il ds Moggi. Vince uno scudetto e 4 Coppe Italia, perde pero' la finale di Coppa dei Campioni proprio con il Liverpool, partita che vede dalla tribuna a causa di uno dei suoi maledetti infortuni.

 

Nel 1987 alla sua porta bussa il Milan di Sacchi, lui accetta e riempie la bacheca: 2 scudetti, 2 coppe Intercontinentali, 2 Coppe dei Campioni, 2 Supercoppe europee e una Supercoppa italiana. Il 17 maggio 1992 l'addio al calcio giocato con due gol al Verona. Ma niente riposo. C'e' Sacchi in Nazionale e lo vuole come vice sulla panchina azzurra. A Pasadena, prima della finale con il Brasile, fa il provino a Roberto Baggio sconsigliandone l'impiego. Ma Baggio gioca. E l'Italia il Mondiale lo sfiora soltanto.

 

La prima panchina tutta sua alla Reggiana, dove gli inizi sono difficili e Ancelotti viene salvato da una telefonata influente. Si dice quella dell'allora presidente federale Antonio Matarrese. Alla fine pero' la promozione in serie A arriva e anche la chiamata del Parma. Altre difficolta': fuori dalla Coppa Italia e dalla Coppa Uefa, quint'ultimo posto in campionato, il si' alla cessione di Zola al Chelsea. La svolta? A Milano, naturalmente. Milan battuto a San Siro e via alla rimonta che porta il Parma al secondo posto e in Champions League. L'anno dopo pero' l'avventura europea finisce troppo presto, arriva "solo" quinto e in Coppa Uefa, in piu' c'e' da parte di Ancelotti un altro no eccellente: questa volta all'acquisto di Roberto Baggio. E cosi' a fine stagione societa' e allenatore si salutano. Lo chiamano per primi i turchi del Fenerbahce, poi giunge la telefonata giusta, quella della Juventus al posto di Lippi a stagione in corso. Di punti nei due campionati successivi ne fa addirittura 144, ma niente scudetti. Anche perche' Collina a Perugia fa iocare sotto il diluvio. E cosi' gli piove addosso un biglietto di addio che e' riuscito a cancellare solo con la coppa di Manchester. La sua rivincita. La sua prima grande vittoria, ottenuta con quel Milan che lo ha preso "per il cuore" mentre stava gia' tornando verso Parma. La storia dell'Ancelotti vincente e' nata con la Champions League. E con la Champions League adesso vuole continuare.

 

 

RAFAEL BENITEZ

 

Quando Rafael Benitez arriva al Liverpool, nell'estate del 2004, non si trova davanti semplicemente a una nuova avventura. Si trova di fronte a un muro. Appena partito dall'amata Valencia con le lacrime agli occhi, finisce catapultato nella patria del calcio per sostituire Gerard Houllier, tecnico vincente ma mai capace di fare breccia nel cuore dei tifosi. Il suo compito: rigenerare la squadra e metterla in condizioni di lottare anche contro Manchester United e soprattutto Chelsea per la vetta della Premiership.

 

Benitez porta in dote i risultati ottenuti con il Valencia, che sono un bel biglietto da visita: due campionati nazionali e una Coppa Uefa. A Liverpool fa subito di piu'. Il massimo: la Champions League, che arriva contro il Milan nella folle notte di Istanbul.

 

Nella bacheca dei Reds porta anche una Supercoppa europea, una Coppa d'Inghilterra e un Community Shield. E dire che intorno al nome di Benitez c'era sempre stato molto scetticismo: un bravo allenatore, ma che fino a quel momento si era solo confrontato con promozioni e squadre di medio-bassa classifica. Ma non tutti ricordano che, prima da giocatore e poi da allenatore del settore giovanile, questo quarantasettenne laureato in educazione fisica si era formato in quella corte dorata che e' il Real Madrid.

 


Anche se non ha brillato per prestazioni, il profumo delle vittorie l'ha respirato fin da giovane. La prima vera occasione per dimostrare cio' che ha imparato si presenta nel 1995 sulla panchina del Valladolid. Un disastro. Squadra ultima nella Liga ed esonero dopo 23 partite. Ci riprova con l'Osasuna, ma e' costretto a lasciare dopo una sola vittoria in nove gare del campionato di seconda divisione. Per Benitez e' buona la terza e gli sforzi cominciano a dare i suoi frutti, visto che con l'Extremadura conquista la promozione nella stagione 1997/98. Una soddisfazione che dura lo spazio di un anno, la squadra retrocede e Benitez medita di lasciare tutto.

 

Si prende una 'pausa di riflessione', lascia la Spagna e inizia a viaggiare per aggiornarsi e conoscere tutto sul calcio. La sua meta preferita e' l'Italia, Benitez studia i metodi e gli schemi di Sacchi ("il piu' grande allenatore dell'era moderna"), Capello e Lippi. Va spesso a Coverciano, impara la nostra lingua (che parla molto bene) e si mantiene in contatto con la realta' del campionato di serie A. Diventa un esperto di possesso palla, cura i particolari di una partita, si scopre 'italianista' convinto. Uomo dalle mille virtu', Benitez. Alcune innate, come il pragmatismo, la testardaggine, l'ottimismo. Altre affinate nel corso degli anni: dicono sia diventato un calcolatore, una specie di impiegato del calcio molta testa e poco cuore.

 

In realta' e' la passione a spingerlo verso un continuo miglioramento, ricercato sempre con umilta'. La stessa che gli ha consigliato di abbandonare per un periodo e riprendere poi nel 2000, quando raccoglie tutta l'esperienza maturata e centra un'altra promozione con il Tenerife, prima di dire si' alla chiamata del Valencia, che scommette su questo tecnico giovane e promettente. Benitez infatti fa diventare realta' le promesse di vittorie, si impegna a convertire l'irrazionale in logico e conquista finalmente il grande calcio con il primo posto nella Liga, costruendo quel ciclo che a Valencia ancora ricordano e sognano.

 

Se ne va dalla Spagna ammettendo di aver preso la decisione piu' difficile della sua vita, ma i fatti gli daranno ragione, visto che a Liverpool le cose si mettono subito bene. Alle virtu' si accompagna spesso una grande fortuna, e Benitez puo' vantarne una di nome Montserrat. Sua moglie, che lo segue in ogni avventura con la pazienza di chi sa condividere un progetto che non nasce con lei, ma con lei prosegue. E la pazienza e' stata tanta, se e' vero che in viaggio di nozze (ancora in Italia) Rafael la 'trascuro'' per parlare di calcio. Ma il tecnico spagnolo si tiene ben stretta la sua fortuna e la ricopre di regali, un'abitudine che nasce in occasione del primo trionfo valenciano del 2001.

 

Inizio' con un orologio e ando' avanti con un gioiello per ogni grande successo sportivo. Senza malizia, e' facile capire perche' la signora Montserrat adesso segua con trepidazione in tribuna le partite del marito: quando Kuyt segna il rigore decisivo contro il Chelsea in semifinale, lei guarda da un'altra parte per poi saltare di gioia. Una donna che ha l'occhio lungo, visto che aveva consigliato a Benitez di non lasciare il Liverpool per il Real Madrid. Nella citta' inglese credono in lui per arrivare a quella vittoria in Premiership che manca dal 1990. Intanto, come dice anche Gerrard, Benitez ha costruito una squadra apposta per l'Europa, tecnica e aggressiva, oltre che veloce. E proprio all'Europa sta per partire l'ultimo assalto, quello decisivo. Ad Atene potrebbe essere la sua seconda Champions. La signora Montserrat sta gia' pensando a un regalo speciale. Per lei.

 

ANCELOTTI-BENITEZ, SECONDA SFIDA IN FINALE I TECNICI DI MILAN E LIVERPOOL

 


Ancelotti e Benitez di nuovo a confronto in finale di Champions League. I tecnici di Milan e Liverpool, infatti, si sono gia' incontrati nel 2005 nella finale di Istanbul. Nella storia della Coppa dei Campioni/Champions League non era mai successo che due allenatori si sfidassero per due volte in finale.

 

Carlo Ancelotti e Rafa Benitez, hanno gia' vinto questo trofeo: il rossonero nella stagione 2002/03 sempre con il Milan contro la Juventus, lo spagnolo nel 2004/05 sempre con il Liverpool e proprio contro il Milan.

 

Chi vincera' stavolta diventera' il tredicesimo a fare il bis dopo Villalonga (Real Madrid 1955/56 e 1956/57), Carniglia (Real Madrid 1957/58 e 1958/59), Munoz (Real Madrid 1959/60 e 1965/66), Rocco (Milan 1962/63 e 1968/69), Herrera (Inter 1963/64 e 1964/65), Happel (Feyenoord 1969/70 e Amburgo 1982/83), Kovacs (Ajax 1971/72 e 1972/73), Cramer (Bayern Monaco 1974/75 e 1975/76), Clough (Nottingham Forest 1978/79 e 1979/80), Sacchi (Milan 1988/89 e 1989/90), Hitzfeld (Borussia Dortmund 1996/97 e Bayern Monaco 2000/01) e Del Bosque (Real Madrid 1999/2000 e 2001/02). Solitario in testa con tre successi c'e' Bob Paisley, vincitore con il Liverpool nel 1976/77, 1977/78 e 1980/81. 

 

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