Le dieci finali del Milan
Delle 10 precedenti finali, i rossoneri sono stati la prima squadra italiana a conquistare la Coppa dei Campioni, ne ha vinte 6, perdendo in 4 occasioni
Roma, 21 maggio 2007 - Atene sara' l'undicesima finale della Coppa dei Campioni/Champions League del Milan. Delle 10 precedenti finali, il Milan, che e' stata la prima squadra italiana a conquistare la Coppa dei Campioni, ne ha vinte 6 (contro Ajax, Steaua Bucarest, Barcellona, Juventus e due volte contro il Benfica), perdendo in 4 occasioni (contro Real Madrid, nella prima finale disputata, Marsiglia, Ajax e Liverpool).
Prima finale: 28 maggio 1958 E' la notte del 28 maggio 1958. Il palcoscenico e' lo stadio Heysel di Bruxelles. Il Milan di Cesare Maldini, Liedholm e Schiaffino, qualificatosi vincendo il suo sesto scudetto, ha di fronte il Real Madrid, che e' gia' leggenda. La Coppa dei Campioni e' alla sua terza edizione e nelle due precedenti finali ad alzarla al cielo sono state proprio le merengues. I rossoneri passano in vantaggio per due volte, prima con Schiaffino e poi con Grillo. Il Real risponde con Di Stefano e Rial. Dalla prima all'ultima rete sono passati appena 10'. Si va ai supplementari, decisi al 2' del secondo tempo da un gol di Gento. La coppa la alza il Real per la terza volta consecutiva. Due anni dopo la bacheca della formazione spagnola contera' cinque Coppe dei Campioni, le prime cinque. E da li' nasce la leggenda. Festa rinviata per il Milan.
Seconda finale: 22 maggio 1963 Il Milan ci riprova cinque anni dopo la sconfitta col Real.
Questa volta sulla strada dei rossoneri, nel tempio di Wembley, c'e' un altro mito, quello del Benfica di Eusebio, capace di interrompere nelle due edizioni precedenti lo stradominio madridista. Per i portoghesi, i grandi favoriti, le cose si mettono subito bene. La pantera del Monzambico fulmina Ghezzi dopo appena 18'. Anche il Milan, pero', ha il suo fenomeno: si chiama Gianni Rivera. E' il Golden Boy a servire due splendidi assist ad Altafini che nel giro di 8', a cavallo tra il 13' e il 21' della ripresa, ribalta il risultato. Tocca a Cesare Maldini alzare il trofeo di una squadra che entrera' nella storia insieme al tecnico Nereo Rocco.
Terza finale: 28 maggio 1969 Sei anni dopo il trionfo di Wembley il Milan ci riprova. Sulla panchina rossonera c'e' sempre il 'paron' Nereo Rocco, considerato, da gran parte della stampa nazionale ed estera, un difensivista. Dopo aver superato il Manchester United in semifinale, anche grazie alle parate del 'ragno nero' Fabio Cudicini, il Milan si presenta al Bernabeu con Hamrin, Lodetti, Sormani, Prati e Rivera. In barba al difensivismo. Di fronte c'e' l'Ajax di Michels e di Cruyff, la squadra che di li' a poco avrebbe rivoluzionato la filosofia e il gioco del calcio stesso. Non c'e' quasi partita: Prati mette a segno una tripletta, Sormani un gol. All'Ajax resta solo la rete su rigore di Vasovic.
Il Milan si riaffaccera' sulla piu' prestigiosa ribalta internazionale solo vent'anni piu' tardi.
Quarta finale 24 maggio 1989 Galli, Tassotti, Maldini, Colombo, Costacurta, Baresi, Donadoni, Rijkaard, van Basten, Gullit, Ancelotti. A cavallo tra gli Anni 80 e 90 era impossibile non conoscere a memoria la formazione del Milan. A guidare i rossoneri c'era Arrigo Sacchi, un altro rivoluzionario della filosofia calcistica. Dopo aver vinto l'undicesimo scudetto il Milan si tuffa in Europa con il piglio della grande squadra. E lo fa con l'apporto del trio olandese, fresco campione d'Europa con la Nazionale orange, e di una difesa straordinaria e tutta italiana formata da Tassoti, Costacurta, Baresi e Maldini. Dopo aver umiliato il Real Madrid in semifinale, il Milan si presenta a Barcellona convinto di fare un sol boccone della Steaua Bucarest. E cosi' e': in un tripudio di bandiere rossonere Hagi e compagni sono sommersi dalle doppiette di Gullit e Van Basten. Baresi alza la coppa cosciente che da quella sera e' nata una nuova squadra leggendaria.
Quinta finale: 23 maggio 1990 Un anno dopo il tripudio di Barcellona il Milan e' di nuovo in finale. Si gioca al Prater di Vienna e a scendere in campo con la maglia rossonera ci sono dieci giocatori che dodici mesi prima aveva schiantato la Steaua. Unico assente e' Donadoni sostituito da Evani. L''atmosfera che si respira e' diversa, cosi' come la squadra da battere, il Benfica allenato da Sven Goran Eriksson. La partita e' piuttosto brutta, il Milan non riesce a esprimere il suo gioco, i portoghesi difendono bene e col passar dei minuti cominciano a far paura. E cosi' tocca ancora agli olandesi portare a Milano la Coppa: minuto 23 della ripresa, van Basten serve in profondita' Rijkaard che di esterno destro supera il portiere in uscita. E' grande festa e non solo a Milano: il Milan di Sacchi ha ormai tifosi ovunque.
Sesta finale: 26 maggio 1993 L'era Sacchi e' terminata ed e' iniziata quella di Fabio Capello.
E' subito doppio scudetto e finale di Coppa dei Campioni. Il popolo rossonero e' ormai abituato a vincere. Il Milan arriva a Monaco di Baviera forte di dieci vittorie nelle dieci gare disputate e l'Olympique di Marsiglia non appare un avversario insuperabile. Rispetto alle formazioni di sacchiana memoria ci sono Rossi in porta, Lentini sulla fascia destra e Albertini a centrocampo, mentre in attacco al fianco di van Basten gioca Massaro. Le due punte non sono in serata e cosi' il Milan stenta. Sul finale del primo tempo Boli di testa porta in vantaggio la squadra francese. I rossoneri hanno un tempo intero per recuperare, ma niente. La quinta vittoria e' rimandata.
Settima finale: 18 maggio 1994 Quando il Milan scende in campo ad Atene ha la rabbia di chi stavolta non vuole sbagliare. Appena un anno prima i rossoneri avevano vissuto la cocente delusione di Monaco. Capello in Italia continua a vincere ma manca la consacrazione in Europa. Di fronte c'e' il Barcellona allenato da Cruyff, una squadra solida e organizzata. Il tecnico olandese si dimostra piuttosto arrogante alla vigilia, pronosticando una agevole vittoria della sua squadra. Il Milan, pero', ha un Savicevic in serata straordinaria, una concentrazione assoluta e una voglia matta di alzare la coppa. Il Barcellona viene umiliato dalla doppietta di Massaro e dal gol di Desailly, intervallati da una perla del fantasista montenegrino. La coppa e' del Milan per la quinta volta, la prima e ultima, finora, di Fabio Capello.
Ottava finale, 24 maggio 1995 Il Milan conquista la sua terza finale consecutiva. Rispetto alla squadra che ha trionfato ad Atene ci sono Panucci, al posto di Tassotti, e Simone per Savicevic, come gli capita spesso, infortunato. Di fronte i rossoneri si ritrovano l'Ajax di van Gaal, una squadra che, diversamente dal Milan, e' giovane e ha tanta voglia di vincere. I vari van der Sar, Reiziger, Seedorf, Kanu, Frank e Ronald de Boer, Finidi, Davids, Litmanen, Kluivert, Overmars guidati dal grande ex Rijkaard tengono botta al Milan fino al 39' della ripresa, quando Kluivert regala il successo agli olandesi. Non sara' quella l'unica delusione che l'attaccante dara' a Capello: l'allenatore, infatti, lo vuole nel suo Milan, ma Kluivert non si adattera' mai al nostro calcio dando pochissime soddisfazioni al popolo milanista.
Nona finale: 28 maggio 2003 E' una giornata storica per il calcio italiano. A Manchester la finale di Champions League e' tutta italiana: di fronte ci sono la Juventus e il Milan, che in semifinale ha superato, grazie a due pareggi, l'Inter nel derby europeo. La gara e' bruttina, le squadre si conoscono alla perfezione, la tensione si taglia a fette. Il risultato non si sblocca neppure dopo i tempi supplementari. Tensione alle stelle anche dal dischetto. Sbagliano Trezeguet, Seedorf, Zalayeta, Kaladze, Montero. Non sbaglia Shevchenko che batte Buffon scrollando definitivamente l'etichetta di perdente affibbiata ad Ancelotti. 'Diavoli in paradiso' titola la Gazzetta. Ad alzare la Coppa al cielo e' Paolo Maldini, proprio come era accaduto a suo padre Cesare quarant'anni prima nello storico pomeriggio di Wembley.
Decima finale: 25 maggio 2005 Incredibile. Clamorosa. Assurda. La piu' folle delle finali, che il Milan perde a Istanbul contro il Liverpool dopo essere stato in vantaggio 3-0. La perde ai rigori ed e' una sconfitta che ancora brucia. E' il ko che tutti, in casa rossonera, vogliono cancellare. Una sfida che la squadra di Ancelotti apre subito con una rete di Maldini dopo nemmeno un minuto, domina oltre ogni aspettativa e sembra mettere al sicuro con due gol di Crespo. Poi, pero', negli spogliatoi dell'Ataturk succede qualcosa di inspiegabile. Lo straordinario Milan visto fino ad allora resta li'. E cosi' nei primi quindici minuti del secondo tempo Gerrard, Smicer e Xabi Alonso portano il Liverpool sul 3-3. Uno choc. E i rigori non fanno che aumentare il rimpianto dei rossoneri: perche' Dudek fa il Grobbelaar 12 anni dopo la finale con la Roma e strega Serginho, Pirlo e Shevchenko. Dell'ucraino il gol dal dischetto che aveva portato al Milan il successo con la Juventus, suo l'errore che regala la vittoria ai Reds.
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