Questo pazzo
pazzo mondo

A cura di
Matteo Leonelli
Single in the city
Fai il test
psicologico,
scopri te stesso
e incontra
single realmente
affini a te!
25/05/2007 23:56
LA STORIA DEI REDS

Un solo grido si leva
da Anfield: "You'll
never walk alone"

Le vicende del Liverpool, forse la squadra che più di tutte ha vissuto ogni faccia del calcio: l'epoca della lenta affermazione, la gloria nazionale e quella internazionale, l'esilio dall'Europa e l'amarezza, fino al ritorno tra le grandi

Rafael Benitez Milano, 21 maggio 2007  -  Da nobile decaduta a inaspettata, ma per questo temuta, protagonista. E' la storia del Liverpool, forse la squadra che piu' di tutte ha vissuto ogni faccia del calcio: l'epoca della lenta affermazione, la gloria nazionale che poi si estende oltre i confini inglesi, l'esilio dall'Europa e l'amarezza, fino al ritorno sul palcoscenico continentale. Inizia tutto per caso negli ultimi anni dell'Ottocento, grazie allo 'spirito' di Anfield.

Lo stadio era la casa dell'Everton, che poi preferi' abbandonarlo per i costi d'affitto troppo alti. Chi possedeva il terreno su cui era costruito l'impianto decise allora di fondare un altro club che potesse giocare li'.

 

Il 15 marzo 1892 nasce il Liverpool. Dopo nove anni il primo successo nazionale, il primo dei 18 titoli di campione d'Inghilterra vinti fino ad oggi. Altri sei nei campionati spezzettati dalle due guerre mondiali (l'ultimo di questi in realta' nel 1947), poi pero' la crisi. Culminata con la retrocessione del 1954.

 

La rinascita ha un nome: Bill Shankly. Nel 1959 lo scozzese riporta il Liverpool fra le grandi del calcio inglese. Shankly, per 15 anni alla guida della squadra, ricostruisce il club e, prima di ritirarsi nel 1974, lascia come ricordo di se' l'ottavo titolo nazionale ma soprattutto il primo successo in campo europeo: la Coppa Uefa 1972/73, che avrebbe poi costituito il fantastico preludio al dominio internazionale degli anni successivi.

 

Sua anche l'idea di mettere sulla scalinata che porta i giocatori al campo una targa (toccata come buon augurio) con scritto: "This is Anfield" ("Questo e' Anfield"). "Per ricordare ai nostri ragazzi- spiego'- per quale maglia giocano e ai nostri avversari contro chi giocano". Una statua di Shankly e' invece oggi bene in vista fuori da Anfield per ricordare a tutti le sue imprese. Passato nelle mani di Bob Paisley, il Liverpool irrompe nell'Europa dei grandi e lascia il segno con ben 4 Coppe dei Campioni vinte nell'arco di sette anni.

 

Si comincia nel 1977 con il successo sul Borussia Moenchengladbach, poi l'1-0 che piega il Bruges a Wembley l'anno successivo. Nel 1981 arriva il tris contro il Real Madrid. E' l'ultimo titolo di Paisley, unico allenatore a essersi laureato tre volte campione d'Europa, che al suo successore Joe Fagan consegna nel 1983 una squadra temuta in tutto il continente dopo aver conquistato anche tre titoli nazionali, tre Coppe di Lega consecutive, una Coppa Uefa e una Supercoppa Europea.

 


Proprio in questi anni, pero', il cammino dei Reds inizia a incrociare in modo determinante quello delle squadre italiane.

 

Nel 1984 devono affrontare in finale all'Olimpico la Roma con lo storico epilogo ai rigori, mai fino a quel giorno ago della bilancia della competizione. Due uomini su tutti fanno la differenza. Inizia Phil Neal, veterano e unico del Liverpool ad aver giocato le prime cinque finali europee della squadra: il suo gol e quello di Pruzzo per la Roma fanno arrivare le due formazioni ai decisivi calci di rigori. E qui la palla passa a Bruce Grobbelaar, portiere africano che stupisce tutti con il suo modo di fare spregiudicato e con il suo show disorienta i romanisti.

 

Grobbelaar strizza l'occhio ai fotografi, fa lo sbruffone, balla sulla linea di porta, finche' non riesce a innervosire gli avversari. I campioni del mondo Conti e Graziani perdono la concentrazione: uno manda alta la palla, l'altro scheggia la traversa e il Liverpool vince la quarta Coppa dei Campioni.

 

Ma i successi sono destinati a finire, oltretutto nel peggiore dei modi. Passa un anno e gli inglesi si ritrovano ancora una volta in una finale di Coppa dei Campioni contro un'italiana. Si gioca Liverpool-Juventus, stadio Heysel di Bruxelles, ma in quella serata c'e' tutto tranne il gioco. Prima della partita scoppiano degli incidenti, culminati con la morte di 39 tifosi, per la maggior parte italiani. Si sceglie lo stesso di far scendere in campo le due squadre per non peggiorare la situazione, si dira' poi. Vince la Juventus con un rigore inesistente segnato da Platini, ma non e' quella la vera sconfitta.

 

 

Per il Liverpool e' l'inizio della fine. La violenza dei propri tifosi lo fa mettere al bando dalle competizioni europee per sei anni. Rimangono solo i titoli nazionali, e ne vincono altri tre fino al 1990, anno dell'ultimo trionfo in Premiership. Prima di questo, pero', un'altra tragedia in un altro stadio, quello di Hillsborough, dove per la partita con il Nottingham perdono la vita 96 persone.

 

Il Liverpool passa da un tecnico all'altro, da Dalglish a Moran, da Souness a Evans, finche' nel 1998 e' la volta di Gerard Houllier. Un francese sulla panchina dei Reds incontra lo scetticismo di molti, obbligati pero' a fare marcia indietro nel 2001, quando il tecnico fa uscire la squadra da quella specie di limbo in cui era precipitata, vincendo la terza Coppa Uefa e la seconda Supercoppa Europea.

 

Nel 2004 un altro cambio. Dopo alcuni litigi con la tifoseria e un infarto durante una partita con il Leeds, Houllier decide che ne ha abbastanza. Dalla Spagna arriva Rafael Benitez, profeta in patria grazie ai successi con il Valencia, ma accolto in maniera tiepida in Inghilterra. E la storia prosegue fino al presente: al primo colpo, 'Rafa' riesce in un'impresa che mancava da 21 anni, riconquistando quella che nel frattempo e' diventata la Champions League.

 

Il 25 maggio 2005, nella folle notte di Istanbul, il Liverpool sembra tornare indietro nel tempo.
Stavolta la squadra italiana e' il Milan e anche stavolta, dopo il pareggio raggiunto grazie a 3 gol in sei minuti dopo essere stato sotto 3-0, la partita si decide ai rigori. Solo che stavolta il portiere non si chiama Grobbelaar, ma Dudek. Serginho, Pirlo e Shevchenko sbagliano e i Reds sono di nuovo campioni d'Europa. Questo e' il Liverpool: ha conosciuto successi, fallimenti e tragedie, ha cambiato proprieta' nel febbraio scorso passando in mani americane, mantenendo pero' le stesse caratteristiche.

 

L'importanza della propria storia e il carisma della tifoseria che si riassume in una sola frase, scritta anche all'entrata di Anfield: "You'll never walk alone" ("Non camminerai mai solo"). Ieri come oggi, a Istanbul come ad Atene. Contro il Milan, di nuovo, in una storia che si ripete.

 

PORTALI CITTADINI
  BOLOGNA >   FIRENZE >   MILANO >