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Tutti a Casa Lardini perché il business si fa in famiglia

Serenità è la parola d’ordine di un’azienda che esporta e dà lavoro

Tutti a Casa Lardini perché il business si fa in famiglia
Tutti a Casa Lardini perché il business si fa in famiglia

NON È FACILE vendere emozioni. E poi per la moda maschile. Il “miracolo” lo fanno i quattro fratelli Lardini, Andrea Luigi Lorena e Annarita, che ogni giorno lavorano di precisione e passione nell’azienda fondata negli anni Settanta e divenuta nel tempo simbolo dell’eccellenza del puro Made in Italy, anzi del Made in Marche perché da questa magnifica Regione tutto ha preso inizio.
E qui, nel paese natìo di Filottrano, i Lardini continuano a lavorare e a vivere secondo principi sani e di lunga tradizione, affiancati dai 300 dipendenti che lavorano nel moderno stabilimento di oltre 10.000 mq (diventeranno tra un anno almeno 15.000) e dai 600 operai dei laboratori collegati sparsi per queste valli incantate.

QUASI un mondo di favola se si considera che, come racconta il presidente e amministratore delegato Andrea Lardini «non abbiamo licenziato mai nessuno», è stato firmato poco tempo fa un accordo integrativo legato alla produttività che prevede una retribuzione in più per gli operai, si lavora in armonia nel rispetto dell’ambiente e delle regole. E, soprattutto, si producono ogni giorno 1.500 capi della collezione Lardini e dei marchi in licenza (tutti famosi e molto prestigiosi (da Ferragamo a Dolce & Gabbana, da Fay a Burberry, da Loro Piana a John Varvatos ed Etro) usando cuore e mani, nei vari settori dell’azienda tutti dotati di moderne tecnologie ma “scaldati” dalla sapienza delle sarte e di tutti i protagonisti della catena produttiva. Non manca il su misura, altra punta di diamante del marchio Lardini, con 5.000 abiti da uomo realizzati ogni anno, ad un ritmo di 20-30 al giorno in un settore dedicato.

«LA FASCIA media del mercato è sparita — racconta il Presidente che è anche a capo della sezione abbigliamento di Confindustria Marche — Dalla piramide dei clienti siamo passati prima alla clessidra e ora alla scamorza...» scherza, ribadendo che in azienda «il nostro obiettivo è la serenità, perchè qui viviamo come in casa».
Qualità del lavoro e qualità della vita si trasmettono nella produzione che conserva ancora molti passaggi manuali, per abiti realizzati con tessuti italiani di qualità che presto arriveranno anche in Cina. «Ci andremo per vendere, mai per produrre — spiega Luigi Lardini che a 18 anni aprì il primo laboratorio della famiglia e che da sempre si occupa dello stile — perchè anche lì la manodopera oggi costa. La nostra ricchezza è la risorsa umana e la cultura sartoriale che si conserva con un turnover lento. A fine novembre avremo un incontro importante col nostro partner cinese: ci stanno chiedendo di trasmettere il nostro know how ma noi per questo siamo molto prudenti!». Nel mondo ci sono 450 selezionati multibrand, sei monomarca sono stati aperti tra Russia, Corea, Cina e Italia, con corner prestigiosi in Giappone e Usa, come spiega il direttore commerciale Enrico Airoldi.
Ma le novità per il marchio che ha fatto del fiorellino di feltro all’occhiello il suo simbolo di chic non finiscono qui: è allo studio la prima collezione di giacche e cappotti Lardini Donna, un ritorno al passato visto che negli anni Ottanta qui si è lavorato per le linee femminili di marchi come Genny, Byblos, GFT, Les Copains, Valentino e Versace. «Abbiamo fatto un primo test, fortunato, da Bardelli a Milano — racconta Luigi Lardini — e speriamo di presentare le nostre giacche femminili nel 2013».

OGNUNO dei fratelli ha un proprio compito e un proprio ruolo: alla più giovane, Annarita Lardini, è affidato il controllo di qualità dei capi, un settore decisivo quando si parla di tale eccellenza, mentre a Lorena Lardini che ha iniziato coi maschi di casa questa bella avventura tocca il difficile e delicato ruolo di curare la parte amministrativa e finanziaria. «Le banche? Sono una bella bestia! E poi io devo tenere tutti i miei familiari sotto controllo perchè altrimenti andrebbero sulla Luna...» scherza Lorena, che ha ottenuto invece la fiducia necessaria dal sistema bancario per i prossimi ampliamenti. I risultati del resto sono fantastici: in uno scenario congiunturale difficile Lardini esporta il 60% della produzione e nel bilancio 2011 (per il periodo 1 ottobre 2010-settembre 2011) si è arrivati a 53 milioni di euro. Erano 37 nel 2009 e saranno in previsione 56 milioni di euro per l’esercizio 2012.

Eva Desiderio

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