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Ecologica e creativa, la famiglia Serafini punta all’Oriente
«QUANDO abbiamo scelto il nome per la nostra azienda, Grant SpA, erano gli anni Settanta e allora andava di moda tutto ciò che sapeva di americano ed ecco l’idea: perché non chiamarla come il generale nordista Ulisse Grant?». Detto e fatto, nome fortunatissimo visto il successo conseguito, dopo aver scelto di occuparsi solo di moda per l’infanzia, dai tre fratelli Serafini che hanno raccolto l’eredità di mamma e papà che negli anni Cinquanta avevano un’attività produttiva legata alla moda. «Noi fratelli decidemmo di dedicarci solo all’abbigliamento per bambini, facendo tesoro dell’esperienza nella facon della famiglia - racconta Mauro Serafini, presidente e amministratore delegato di Grant, al timone dell’azienda nel moderno stabilimento alle porte di Bologna - e in pochi anni abbiamo fatto dei bei passi, fino ai 30 milioni di euro di fatturato di quest’anno».
La scelta di puntare tutto sul proprio marchio e su molte collezioni maison (Miss Grant, Grant Garcon, Miss Grant Etè, Couture, Lù:Lù Baby e Lù:LùWoman, Microbe) è scattata nel 2008, dopo una lunga esperienza nelle licenze per i più bei nomi del made in Italy.
Presidente Serafini, perché avete deciso di concentrarvi solo sulle vostre etichette lasciando tante griffe di grido?
«E’ stata una scelta naturale - racconta Mauro Serafini accanto alla moglie Paola Montaguti, stilista di tutte le linee prodotte da Grant SpA - perché negli anni il nostro marchio è molto cresciuto. Certo nel panorama nazionale ci sentiamo un po’ come dei panda, siamo rimasti in pochi a vendere il nostro marchio per l’infanzia. Il 90% del mercato è in mano a chi produce l’adulto!».
Questa vostra sede è luminosa e modernissima.
«Sì, ci siamo trasferiti qui da oltre due anni, sono 10.000 mq in cui sviluppiamo la prototipia e i progetti stilistici, il commerciale e l’amministrazione. I capi vengono tutti prodotti esternamente, dall’Italia a tutte le parti del mondo, a secondo delle tipologie: ogni anno oltre 900.000. La nostra attenzione all’etica è assoluta, pensiamo alla salute dei bambini, usiamo materie prime naturali e selezionate, siamo attenti alle tinture. E la nostra bambina che ha 9 anni è il nostro test diretto».
Finora avete prodotto solo abbigliamento per bambine, ora la svolta baby anche al maschile?
«E in passerella all’ultimo Pitti Bimbo. Certo con la bambina si esprime più creatività ma i nostri clienti ci chiedevano anche il maschietto con vestiti curati e di ricerca».
Come è cambiato il mondo e l’armadio dei più piccoli?
«Diciamo la verità: trent’anni fa questo era un mondo un po’ tristino, abbinato solo a fiocchetti e orsacchiotti. Ora senza giocare alle lolite e ai pagliacci si può fare un prodotto contemporaneo e di ricerca. Per loro c’è anche un profumo tutto naturale, il N.1 Eau Magic, tutto al naturale».
La più recente soddisfazione?
«Il riscontro e il successo di vendite del corner Miss Grant che abbiamo aperto a Londra, da Harrod’s. Una performance a sorpresa, con continui riassortimenti. E poi la grande fortuna nostra è di avere la creatività in famiglia con l’impegno e la bravura di mia moglie Paola».
Harrod’s è un primo passo verso una maggior attenzione ai mercati esteri?
«Proprio così. L’ obiettivo su cui si sta focalizzando l’attenzione dell’azienda è l’espansione in Europa e in Oriente: Miss Grant e Microbe sono presenti nei multibrand store più importanti della Russia e c’è l’apertura di nuovi corner nelle grandi città dell’emisfero orientale. Abbiamo già belle vetrine in Kuwait e a Dubai. Il fatturato che deriva dai mercati di Paesi dell’ex Unione Sovietica occupa, insieme al Medio Oriente, il primo posto dell’export dell’azienda. Alla prima uscita a giugno Grant Garcon ha fatto 60 clienti all’estero».
L’obiettivo finale?
«Per noi le esportazioni sono trainanti, ora siamo al 55% del fatturato ma io voglio arrivare al 70%.Il mercato italiano soffre, bisogna orientarsi al mondo».
L’ultima scommesa è sull’abbigliamento donna?
«Con una collezione di nicchia. Questo non è il momento per le grandi collezioni, meglio piccole cose che emozionano. Il nome della linea è Lulu dal nome della barboncina nera di mia figlia. Non è però la mamma uguale alla figlia! Abbiamo debuttato al White e abbiammo preszo 77 clienti in Italia e 3 all’estero. Però a gennaio per Pitti Bimbo ci sarà ancora una sorpresa!».
Ce la racconta?
«Debutteremo con Miss Grant Baby, il primo corredino lei e lui, da 0 a 3 anni».
Eva Desiderio