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80 anni di Migor, il primato italiano della camicia

«E ora puntiamo sull’internazionalizzazione, sognando Pitti Uomo»

80 anni di Migor, il primato italiano della camicia
80 anni di Migor, il primato italiano della camicia

Un primato di passione e di lavoro. Un’azienda sana alla terza generazione che ancora crede nei valori del fondatore, Minervo Gorgò, che nel 1931 cominciò a vendere quel po’ di abbigliamento che allora si trovava in Italia sui banchi del mercato di Carpi. Da quella sua intuizione oggi prospera e progetta la Migor, crasi del suo nome e cognome, impresa che produce e vende camicie da uomo tutta ancora saldamente in mano alla famiglia. Così proprio in questo anno che si sta per chiudere è bello fare con i Gorgò il punto di questi 80 anni di moda al maschile, un pezzo di coraggiosa storia di talenti italiani.
Migor produce in un anno oltre 700 mila camicie che distribuisce in tutto il mondo; il gruppo annovera 280 dipendenti, oltre ad un indotto di 200 persone ed ha un fatturato di circa 15 milioni di euro.
Numeri che profumano di tradizione italiana come racconta Fabio Gorgò, vicepresidente di Migor, fiero delle sue origini e di quel nonno intraprendente. «Che non avrebbe fatto nulla senza il laboratorio di sua moglie, la nonna Olanda, che pochi anni prima della guerra decise di abbandonare i mercati per mettere su una piccola sartoria vicino casa con due o tre donne
per confezionare mutande, tute e camicie».
E poi signor Gorgò cosa successe?
«Passata la guerra la nonna Olanda decise di ingrandire il laboratorio e da quella sfida eccoci a noi oggi con una grande produzione e il sogno di entrare come espositori a Pitti Uomo. L’impulso principale lo ha dato mio padre Roberto, che è il presidente di Migor Spa, che ha trasformato la produzione da artigianale in industriale. Oltre alle storiche camicie creiamo anche pigiami, jeans e abbigliamento per uomo e per donna».
Fate già qualche fiera?
«No, per ora nessuna ma ci piacerebbe presto poter partecipare a Pitti Uomo perché è il salone più importante e internazionale per la moda maschile e siccome noi produciamo tante camicie ci sembra un sogno da realizzare».
Oggi avete una fabbrica nuova e molto moderna, sempre a Carpi?
«Sì, perché qui siamo nati e qui vogliamo continuare a lavorare. Nel 2008 ci siamo trasferiti nel nuovo headquarter di 6.200 mq nella zona industriale vicino all’autostrada per il Brennero. Qui al nostro interno con 40 addetti nascono tutte le collezioni, con lo studio dei prototipi e dei modelli, col controllo qualità. La produzione da 20 anni è de localizzata in Tunisia con una nostra filiale. A Carpi c’è la testa e la coda delle nostre linee».
Quando è entrata la terza generazione?
«Io e i miei fratelli, Daniele, Stefano e Andrea siamo entrati in azienda negli anni Ottanta. Ognuno di noi ha un incarico preciso, siamo responsabili dell’area produzione, prodotto e amministrazione».
Dove vendete?
«In 1000 multimarca in Italia, solo il 10% della produzione va all’estero. E proprio sull’internazionalizzazione del brand puntano i nostri nuovi progetti. Il mercato italiano tira sempre anche se la crisi la sentiamo anche noi: ma bisogna investire sulla ricerca per crescere. Noi seguiamo molto il cliente, le nostre camicie hanno fino a 9 vestibilità».
E il vostro fatturato come va?
«La Migor Spa chiude il 2011 con 15 milioni di euro di fatturato».
Quali sono i marchi su cui puntate?
«Sono tutti indipendenti l’uno dall’altro, dalla distribuzione all’ideazione. Webb & Scott, è la punta di diamante per creatività ed innovazione, Philo Vance, la più diffusa, poi c’è l’elegante Ottoboni, e in concessione il marchio Navigare, più informale, ma dallo stile sportivo accurato».
 


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