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Moda Uomo a Milano: gli avi austriaci di re Giorgio

La settimana si chiude con il velluto nero di Armani

L'eleganza raffinata di Armani chiude Milano Moda Uomo che passa il testimone, per lui, ai defilè di Parigi

Armani
Armani

 Milano, 18 gennaio 2012 - "VORREI tornare indietro di trent’anni. Ma rifarei le stesse cose che ho fatto e che mi hanno portato al successo di oggi". Giorgio Armani non ha dubbi: vorrebbe ripercorrere la stessa strada che l’ha portato ad essere il “re” della moda mondiale anche perché, dice con orgoglio, "non ho fatto grandi errori, anzi sono stato il primo a fare tante cose, dalle campagne pubblicitarie che tutti adesso imitano, all’impegno nello sport, al lavoro sulla distribuzione, alla regia delle sfilate, ad avere attenzione per i divi del cinema". Ed eccolo alla fine dell’applauditissima sfilata per la moda maschile mettersi in posa, sorridente e soddisfatto come sanno esserlo solo quelli che si sono fatti da soli, insieme ad un bel gruppo di attori e registi italiani che ieri si sono seduti in prima fila nel teatro di via Bergognone per assistere ad una imperdibile lezione d’eleganza. Tutti italiani, e fascinosi, come Elio Germano, Pierfrancesco Favino, Giorgio Pasotti, Neri Marcorè, Luca Guadagnino e Alessandro Sani, con l’aggiunta di un divo francese come Luois Garrel e un giovane e già affermato violinista di Taiwan come Ray Chen.

UN PARTERRE alla Armani, italianissimo e internazionale, testimonianza di quel legame che lo stilista ha col mondo di Hollywood e con tutti i red carpet. "Questa è una collezione un po’ austroungarica - confessa Giorgio - forse perché ho avi austriaci! Ho cercato un tocco di eleganza sottile, non sfacciata, quella che ti dà il velluto specie quello nero che è il più profondo che c’è. E mi è piaciuto rimettere in testa ai modelli il basco alla mia maniera, maschio e spiritoso». Vero must dell’uomo Armani è il pantalone largo in alto a 4 pinces e stretto in fondo «che sta bene anche agli uomini piccoli come me", scherza lo stilista che ha reso contemporanei i tessuti della tradizione e mostrato alcuni modelli della precollezione donna che rilanciano quello stile androgino eccelso che è forse uno dei segni più forti della storia dello stile moderno. E allora ecco al maschile i grigi e i neri, con accenni di blu ciano e motivi dolomitici sui pull di mohair. "La sfilata deve mostrare l’idea, in sfilata non può che avere tre o quattro look molto forti, un po’ come accadeva a Firenze negli anni ’70 in Sala Bianca quando si veniva promossi o bocciati". Interrogato sullo shopping che i colossi del lusso francese stanno facendo per marchi al top del made in Italy, Armani dice che "non è ancora finita, ma i finanzieri fanno quello di mestiere". A lui no, non interessano le acquisizioni perché "ho già tanto da fare coi miei marchi che vanno bene e anche quest’anno hanno registrato un aumento di fatturato a due ciifre". Fiero di essere uno stilista-imprenditore, di avere ancora quella voglia ogni mattina di alzarsi e fare moda, Giorgio dice che oggi nessuno lo cerca più per domandargli se vuol vendere come succedeva negli anni Novanta, quando in via Borgonuovo ogni tanto si vedeva Bernard Arnaud che ancora adesso "mi fa gli occhiacci".

CON LA PROVA di Armani si chiude Milano Moda Uomo che passa il testimone ai defilè per lui di Parigi. Anche ieri giornata di buone proposte con gli studentelli e i professori di Dsquared 2 e i ragazzi metropolitani di Diesel Black Gold che Renzo Rosso ha voluto portare a sfilare a Milano. Rose stamate per i lei e lui vestiti Enrico Coveri, molto bella la collezione di Rocco Barocco che torna in scena a Milano con uno showroom di 1000 mq a Palazzo Bagatti Valsecchi: qui ha sfilato un moderno gentiluomo che ama giacche più brevi e trendy portate con pezzi intercambiabili, tutti made in Italy. Apertura e chiusura del defilè Barocco con undici bambini che ritroveremo domani a Pitti Bimbo. E sempre a Firenze, ma a giugno, Carlo Rivetti con il suo marchio icona di eterna gioventù Stone Island è stato invitato dalla Fondazione Pitti Discovery per celebrare 30 anni di moda e di ricerca altissima con una mostra alla Leopolda e un libro.

Eva Desiderio

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