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Lo stilista firma 74 modelli esclusivi. E sull'alta moda dice: "Non è per tutte. Non sempre essere ricchi vuol dire essere anche generosi e soprattutto capire la bellezza delle lavorazioni e delle forme"
dall'inviato Eva Desiderio
dall'inviato Eva Desiderio
Parigi, 3 luglio 2012 - Nell'immenso backstage del Palais de Chaillot al Trocadero Giorgio Armani sta dando gli ultimi tocchi d'artista alla sfilata d'haute couture del suo Armani Privè, stavolta tutto dedicato ai colori dell'alba, del tramonto e della notte. Sessantaquattro modelli esclusivi che ricordano le costellazioni e le sfumature dell'aurora per le donne più ricche del mondo, clienti che però il grande stilista non segue personalmente "perchè ho troppo lavoro da fare". E mentre mostra le meravigliose anteprime di pantaloni ampi e giacche come piccoli poncho, tutt'intorno l'aria profuma dell'essenza Privè preferita da Giorgio, "Bois d'Incense". Con lui le nipoti Silvana e Roberta.
"Sono sempre molto concentrato - racconta Armani - e in questo periodo di superlavoro tra Milano e Parigi e prima ancora Pechino, non mi concedo momenti di sosta. Ho visto solo la partita dell'Italia domenica sera nel mio studio in Rive Gauche. Per riposarmi dormo, e sogno: mi capita anche di sognare una sfilata, con tutto il set pronto, solo che mancano i vestiti...Forse qualcosa di simbolico sulla mia ricerca di perfezione e bellezza".
Interrogato su quale stilista vedrebbe più adatto per ridisegnare Schiaparelli, Giorgio Armani sorridendo dice solo "un giovane Galliano" e dopo essersi felicitato per il progetto di Diego Della Valle, svela una storia davvero inedita. "Nel 1983 una volta io e Sergio Galeotti eravamo a Parigi e io gli dissi: Sergio, perchè non compriamo noi Schiaparelli? E lui mi rispose: ma sei matto? Noi dobbiamo pensare solo a fare grande la Giorgio Armani!".
Commentando poi il lavoro di alcuni colleghi che in questi giorni stanno sfilando per l'alta moda qui a Parigi aggiunge: "Molti fanno del bel pret à porter, magari di lusso, ma non alta moda che è tutta un'altra cosa. C'è il fatto a mano e l'unicità. E poi sono abiti per quel pugno di donne internazionali che se li possono permettere, non per tutte. Non sempre essere ricchi vuol dire essere anche generosi e soprattutto capire la bellezza delle lavorazioni e delle forme". Poi gli sfugge un'affemazione confidenziale: "Più sei ricco e meno spendi volentieri! - dice scherzando - Io non ho rapporto coi soldi, non ne porto mai con me, non ne ho addosso, non mi servono personalmente e investo tutto solo nelle mie case, che sono otto, a Milano, Pantelleria, St.Moritz, Broni, St Tropez, Forte dei Marmi, Antigua, New York. E l'Imu l'ho già tutta pagata".
Giorgio dice che "mi basta pensare che ho i soldi in banca per poter lavorare in libertà, sviluppare i miei progetti!". Confessa di avere "una liquidità pazzesca", ma, convinto di aver molto lavorato in tutta onestà per tutta la vita, crede sia giusto "che chi ha i soldi li cacci, in questo momento così difficile per il Paese". E' dura mandar giù alcuni provvedimenti governativi, "ma tutti devono pagare". E siccome tra pochi giorni sarà il suo compleanno stavolta che ne compie 78 dice di non volerlo festeggiare. "Me ne dimenticherò".
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