HOMEPAGE > Motori > Inchiesta shock Incidenti fasulli, Assicurazioni truffate E le polizze decollano

Inchiesta shock
Incidenti fasulli,
Assicurazioni truffate
E le polizze decollano

Secondo l'indagine del mensile Quattroruote , il 2,5% dei sinistri avrebbe origine fraudolenta. Un costo 'sommerso' per le compagnie che si riflette inevitabilmente sui prezzi dei contratti assicurativi

| | condividi

Roma, 23 dicembre 2010 – Incidenti fasulli, creati appositamente per succhiare denaro alle compagnie assicurative e guadagnare a costo zero. Secondo l'inchiesta pubblicata sul numero di gennaio di Quattroruote, su 15 miliardi di euro di risarcimenti per incidenti stradali, 1,7 miliardi riguardano ‘danni fisici lievissimi’, ovvero invalidità che non superano 1-2 punti percentuali.
 

E' qui, nella fascia meno grave dei sinistri, che ci sarebbe del marcio. Si stima, infatti, che almeno il 2,5% degli incidenti abbia origine fraudolenta, per un giro di indennizzi di svariati milioni di euro. Si tratta di bande specializzate, abili truffatori su cui recentemente la Polizia stradale di Torino e quella di Cosenza hanno condotto indagini approfondite. Queste organizzazioni, di cui farebbero parte medici, infermieri, fisioterapisti, avvocati, direttori di banca e carrozzieri, riuscivano a inscenare falsi incidenti, producendo accurate documentazioni sanitarie per lesioni fisiche inesistenti.
 

Una truffa che colpisce la collettività, se è vero che il costo di questo 'sistema' ricade sui prezzi delle polizze, rendendole più care. Stando all'indagine di Quattroruote, il costo medio del risarcimento per ogni sinistro, in Italia, e’ tra i piu’ alti d’Europa (3.972 euro, contro, per esempio, i 3.264 della Francia).
 

Tutto questo, conclude il mensile, non giustifica completamente il caro-polizze, ma impone alla Assicurazioni una maggiore vigilanza contro le frodi, attuata anche attraverso le modifiche legislative richieste dall’Ania (l’associazione delle società del settore) attualmente al vaglio del Parlamento.

comments powered by Disqus