HOMEPAGE > Motori > Renault, dirigenti sotto interrogatorio Figaro: "Conti svizzeri alimentati da cinesi"
 

I tre dirigenti al momento sospesi dal servizio sono convocati per domani pomeriggio a colloqui che potrebbero prefigurare il licenziamento, secondo fonti sindacali.
 

In caso di procedura di licenziamento, la legge impone questi colloqui affinché la direzione possa presentare in dettaglio le sue accuse e i dipendenti, che saranno difesi dai rappresentati sindacali, possano rispondere. In caso Renault decida per il licenziamento, la direzione dovrà aspettare almeno 48 ore prima della comunicazione ufficiale.
 

In ballo ci sono alcuni dei progetti di sviluppo più innovativi della casa francese, in particolare quelli per le auto elettriche in cui Renault assieme alla giapponese Nissan ha già investito 4 miliardi di euro.
 

I servizi segreti francesi starebbero puntando sulla “pista cinese” nella vicenda. Intanto però il gruppo - che al 15% è ancora proprietà dello Stato - giusto ieri ha annunciato un record di vendite nel mondo senza precedenti, ovvero 2,5 milioni di veicoli (incluse le sottomarche Dacia e Samsung Motors) vale a dire un +14% sull’anno 2010. Risultati che la casa prevede ancora in crescita per l’anno prossimo e sempre grande al mercato internazionale. E senza contare i veicoli elettrici: la dirigenza ha ribadito oggi che il 2011 sarà l’anno del varo di questi tipi di automobili ma solo nella seconda parte dell’anno.
 

CONTI ESTERI PER I DIRGENTI SOSPESI -  Secondo quanto riportato da Le Figaro, un'indagine privata avrebbe scoperto conti in Svizzera e Liechtenstein alimentati da una società cinese per due dei tre manager coinvolti nella vicenda.
 

LA CINA REAGISCE: "ACCUSE IRRESPONSABILI"
 

La Cina ha reagito con durezza alle insinuazioni secondo cui proprio Pechino sarebbe dietro il caso di spionaggio industriale alla Renault. "Pensiamo che la gente che sta dicendo che la Cina sia dietro questo caso sia totalmente irresponsabile e che si tratti di accuse infondate. La Cina non le accetterà", ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hong Lei. La vicenda ha già portato alla sospensione di tre manager Renault sospettati di aver divulgato informazioni preziose sulle auto elettriche della casa automobilistica.
 

L’ipotesi della ‘pista cinese' è spuntata venerdì scorso su ‘Le Figaro', che non ha rivelato le sue fonti, ma ha scritto che i servizi segreti francesi hanno preso "molto sul serio" la vicenda. Hong non ha però commentato l’ipotesi, secondo cui un colosso pubblico dell’elettricità cinese, con sede a Pechino, ha depositato 630mila euro nei conti in Svizzera e Liechtenstein di due dei tre manager della Renault licenziati.
 

La cosiddetta ‘pista cinese' punta su un’azienda che si sarebbe chiamata China Power Grid Corporation, un nome che non corrisponde a nessuna azienda elettrica del Paese, ma che è molto simile a quella della maggiore azienda mondiale del settore, la State Grid Corporation of China. È proprio questo colosso statale cinese che guida, nel gigante asiatico, gli sforzi per promuovere l’uso delle auto elettriche.
 

Nel settore, la Renault, per il 15% nelle mani dello Stato, ha già investito insieme al suo partner giapponese Nissan circa 4 miliardi di euro. Le informazioni segrete divulgate all’esterno, secondo le fonti del giornale, riguarderebbero la batteria e il motore dei futuri veicoli elettrici (veicoli che dovrebbero arrivare sul mercato a partire dal 2012). La Cina ha lanciato da qualche tempo un ambizioso programma di sviluppo dei veicoli elettrici, un programma che raggruppa nella ricerca 16 produttori pubblici, guidati proprio dal colosso pubblico, e su cui il gigante prevede di investire circa 15 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.
 

La discesa in campo di Pechino ha suscitato un’immediata reazione da parte del governo cinese. "Al momento non esiste nessuna accusa ufficiale della Francia a nessun Paese concreto, l’inchiesta è ancora in corso", ha detto il portavoce, Francois Baroin. "La Renault, come altre aziende, è vittima di una guerra di intelligence economica". Ma è indubbio che l’episodio fa salire la tensione tra i due Paesi.
 

Le relazioni tra Francia e Cina si erano tese due anni fa quando il presidente francese, Nicolas Sarkozy, aveva criticato la politica di Pechino nel Tibet. Ma la visita di Hu Jintao a Parigi l’anno scorso, in un momento in cui Parigi cercava l’appoggio di Pechino per riformare il sistema monetario internazionale sotto presidenza francese del G20, aveva aiutato a rasserenare gli animi.
 

PARIGI: "NON ABBIAMO ACCUSATO NESSUNO"-  “Non vi è alcun accusa formale della Francia e del governo francese nei confronti di qualsiasi altro Paese”. Così il ministro del bilancio transalpino Francois Baroin, dopo la forte reazione alle accuse arrivate oggi dalla Cina.  “Siamo in procinto di iniziare un’indagine”, ha aggiunto, spiegando che Parigi ha voluto tutelare gli interessi delle societa’ francesi. “La Renault, come altri - ha concluso - ha subito una guerra di intelligence”.

 

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