Milano, 16 ottobre 2007 -
Album di fotografie, ritagli e ricordi, successi e canzoni, un inedito, un duetto e qualche rarità in tre cd. E titolo scelto dal figlio Pietro, dieci anni: «Grazie a tutti». Quelli che Gianni Morandi ha incontrato nella sua lunga carriera: gli autori, più di 200, gli artisti, i musicisti, i registi. Tutti quelli che gli hanno insegnato qualcosa, «da Migliacci a Morricone, Bacalov, Zambrini, Antonioni e Sordi, Pasolini, Gaber, De Gregori e Dalla, Mogol, Fossati, Ruggeri, Cocciante, Battiato, Ramazzotti e Pacifico...». Una lista elastica fra la memoria e il cuore. Cinquanta titoli rimasterizzati a Londra «per recuperare quel suono che solo in Rca c’era». «Stringimi le mani» di Pacifico, «Un mondo d’amore» con Claudio Baglioni, la medley registrata con gli archi della Roma Sinfonietta diretti da Celso Valli. E l’«alternate take n. 2» di «Se non avessi più te», lacca in vinile con Ennio Morricone e orchestra del 1965. Morricone arrangia «Andavo a cento all’ora», «Fatti mandare dalla mamma», «In ginoccho da te», «Non son degno di te», «Se non avessi più te», «C’era un ragazzo che come me». Una bellezza inaudita, contrappunti, archi, corali, rumorismi, novecento rock. Impressionante. Gianni è a casa, sulle colline bolognesi, non è potuto andare a Piacenza per tifare Bologna ma segue in diretta la partita. Sulle primarie per il Partito Democratico si sbilancia: «Io sto con Walter Veltroni, mia moglie con Rosy Bindi».
'Grazie a tutti' è un’antologia completa, un libretto davvero bello. Da collezione.
«L’acquisto di Bmg da parte di Sony ha permesso di unificare il mio catalogo, a partire dal materiale Rca. Nell’aprile del 1962, Franco Migliacci, dopo aver ascoltato un mio nastrino, decise di produrmi. Nel suo team lavoravano Ennio Morricone, autore di "Go Kart Twist" e arrangiatore di 59 miei brani, Luis Bacalov e Bruno Zambrini. Non ero ancora in grado di capire che erano dei mostri sacri: avevo 17 anni e venivo dall’Orchestra Scaglioni di Bologna».
Che ricordi hai del tuo arrivo alla Rca?
«Gli arrangiatori scrivevano partiture enormi, anche per 80 professori d’orchestra, che venivano provate in sala. Migliacci, reduce dal successo mondiale con Modugno, aveva idee molto chiare. L’ho sentito dire più volte a Morricone "questo non va, lo voglio più ritmico, aggressivo, o più soft; inventati qualcosa!". Il maestro andava a casa, si riconvocava l’orchestra e si ricominciava da capo: era molto esigente sull’intonazione, la precisione. Non soprassedeva. Fu una grande scuola».
Che effetto ti facevano?
«Morricone mi sembrava vecchio e aveva solo trent’anni. Pensavo: mi tocca pure lavorare con gli anziani. Luis Bacalov, che si firmava Enriquez, argentino, era simpatico. Mi affascinava con il suo accento sudamericano. Quando era arrivato in Italia accompagnava al pianoforte Claudio Villa. Ci fu anche uno scontro duro fra Migliacci e il discografico Ennio Melis. Franco voleva passassi a un repertorio più adulto, Melis non era d’accordo: funzionavo benissimo così. Arrivò Zambrini con il tema di "In ginocchio da te", Franco scrisse il testo e mise tutti d’accordo».
I tuoi anni ’70?
«Con la Canzonissima del 1972 andai in crisi. Era cambiato tutto nella stagione dei cantautori e del rock. Mi salvò il Conservatorio. Mi iscrissi alla classe di contrabbasso, mi riempiva le giornate: non stavo facendo nulla. Mio padre era morto a 49 anni, il mio lavoro e il mio matrimonio erano in crisi... Non diventai un grande musicista ma incontrai un mondo, da Schoemberg a Stravinsky. Migliorai il canto con il maestro di corale».
Negli anni ’80 ti ha rilanciato la fiction.
«Nell’84 con "Voglia di volare" poi "Voglia di vincere" e "Voglia di cantare". La prima storia sembrava autobiografica, mi hanno permesso di rincontrare il mio pubblico. Mi ha dato il coraggio di ricominciare a cantare».
Non abbiamo ancora parlato di Mogol.
«Non è mai contento: (lo imita) sempre con le braccia larghe, urli sempre... Nel 1980 mi chiese addirittura se cantavo ancora. Gli risposi: canto a casa. E gli venne l’idea di "Canzoni stonate". Quattro anni fa, quando ha prodotto "L’amore ci cambia la vita", mi ha dato cinque canzoni di Sting, Tracy Chapman, Clapton, Dylan e Marley. E il compitino: fra due mesi non devo riconoscere qual è la versione originale. Ti devono entrare dentro, togliere un po’ di vecchio. Facciamo un disco fortissimo e chi lo sente alla radio deve pensare: chi è questo cantante bravissimo? Se scoprono che sei Gianni Morandi, siamo rovinati».
Mai un complimento dall’amico Giulio?
«A lui piacciono le interpretazioni morbide, come nell’inedito di Pacifico (notevole). Ma io ho una parte d’impeto che arriva subito alla gente. A diciassette anni ascoltavo Claudio Villa che piaceva molto a mia madre (mio padre preferiva Natalino Otto). Ero un po’ Villa e un po’ Celentano, anche se Tony Dallara sostiene che ho copiato da lui. Adesso studio da crooner».
Il duetto con Claudio Baglioni?
«Avevamo fatto "Un anno d’amore" in un suo concerto a Padova, poi a O’Scià, Lampedusa e Malta. Lui non è uno da duetti ma gliel’ho chiesto, l’abbiamo registrato con Celso Valli. Due chitarre, versione rispettosa, elegante. Un bel regalo».
di Marco Mangiarotti