La band di Stipe presenta dal vivo a Milano 'Accelerate'. "Tifiamo Obama e ammiriamo Bjork che in Cina protesta per il Tibet", confessa il gruppo
Milano, 19 marzo 2008- "Se sei americano, non puoi che essere arrabbiato per quello che è stato fatto dal tuo governo negli ultimi otto anni" ammette il bassista Mike Mills aggirandosi tra le inquietudini di 'Accelerate', l’album con cui i Rem tornano sul mercato il 28 marzo per dare voce alla voglia di cambiamento di un paese ormai pronto a voltare pagina.
O almeno così parrebbe dalle 11 nuove canzoni con cui il trio di Athens - l’altro pilastro della band, il batterista Bill Berry, se n’è andato nel ’97 - prova a rilanciare le quotazioni di una carriera un po’ offuscata negli ultimi anni da prove non sempre all’altezza del mega contratto da 80 milioni di dollari che nella seconda metà degli anni Novanta ne aveva fatto il Re Mida del rock. Un intento corroborato ieri sera a Milano dalla smagliante prova con cui Michael Stipe e compagni si sono dati in pasto alle telecamere di Mtv tra i muscoli e il sudore uno show che l’emittente trasmetterà il 27 marzo su Mtv Italia e il 30 su Mtv Hits, al canale Sky 704. Anzi, alla fine la scenografia allestita al Rolling Stone gli è piaciuta al punto che gli eroi di 'Losing my religion' hanno chiesto di portarsela in tournée.
Una ventina i brani in scaletta, da 'Drive' a 'Man on the Moon'. "Anche il disco l’abbiamo inciso praticamente in diretta, perché ce la caviamo meglio sul palco che in studio e così ci è sembrato giusto affrontare le registrazioni con la stessa mentalità dei concerti" spiega il chitarrista Peter Buck parlando di brani che a tratti sembrano catapultarlo nei suoi vorticosi anni ’80. "Per lo più sono pezzi da due minuti-due minuti e mezzo suonati a volume esagerato, in cui si respira l’energia giovanile e un po’ folle dei nostri esordi".
Dicono di non sentirsi un gruppo poi troppo impegnato, anche se la politica attraversa buona parte del repertorio. "Fin da piccolo ho fatto sogni apocalittici, immaginandomi scenari in cui tutto crolla e poi si ricompone" spiega Stipe. "Ma nonostante tutto non penso che i miei siano testi malati di pessimismo, anzi credo di essere una persona con molte speranze". "Se l’uragano non mi ha ucciso, l’ha fatto il governo" attacca 'Houston', un brano sul dopo-Katrina, mentre 'I’m gonna dj' era stata scritta originariamente per il predecessore 'Around the sun' e ispirata ai disordini che nel ’99 a Seattle segnarono la riunione della World Trade Organization. "Anche se è andata com’è andata, quattro anni fa il 'Vote for change', il tour al sostegno della candidatura di John Kerry con Springsteen, Pearl Jam e tanti altri, è stata un’esperienza bellissima, commovente, ma proprio per questo irripetibile" ammette Buck. "Oggi le cose stanno diversamente e per fortuna sembra arrivato il momento del cambiamento. Credo che i candidati democratici siano entrambi all’altezza del compito che li attende, anche se Barak Obama ha qualche chance in più di Hillary Clinton, perché l’ex first lady è più vulnerabile per via dei suoi legami con l’establishment. Ma non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando sempre di politici, non esattamente il tipo di gente che lascerei entrare in casa".
Michael Stipe dal canto suo si dice orgoglioso di Bjork "che in Cina, al termine di un suo concerto, ha invocato a gran voce libertà per il Tibet". Il boicottaggio delle Olimpiadi? "No grazie. Sarò un po’ all’antica, ma guardo ai Giochi come qualcosa che va al di là della politica".
di Andrea Spinelli
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