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"IL MONDO CHE VORREI"

"Ricomincio a sognare", lo dice Vasco

Esce il nuovo cd dopo anni di attesa. Rock e malinconia. "E le illusioni, che ci aiutano a sopportare una vita che fa schifo". E' un album-bilancio: "Ci sono tanti tipi di prigione: i politici sono tossicodipendenti del potere

                                                               di Marco Mangiarotti

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Vasco Rossi Bologna, 27 marzo 2008 - Filosofico e malinconico, ironico, Vasco canta e racconta il mondo che vorrebbe. E il mondo che da trent’anni ie venti album intensamente lo vuole. Dodici nuove canzoni scritte in nove mesi e registrate in due anni fra il suo studio bolognese e gli Henson Studios di Los Angeles. La città degli angeli e del rock, quella in cui gli piace lavorare, fare spesa al supermercato (poco) e poltrire. Davanti alla tv.

A 56 anni traccia un bilancio della sua vita: "Mi sento un sopravvissuto, in tutti i sensi... ho vissuto molto intensamente anche perché credevo di avere una vita breve. Ho fatto un sacco di esperienze e cambiato molti modi di vivere: ho vissuto da sconosciuto, da povero, da ricco e famoso. Da montanaro, studente, deejay e rockstar. Mi sembra che dio mi abbia concesso una vita molto varia e lunga... o forse si è solo dimenticato di me". Mentre l’album scorre sotto lento e rock ’n’ roll, lui entra subito, con Il mondo che vorrei, nel cuore del carciofo e del discorso: "non puoi andare dove vorresti andare... non si può fare quello che si vuole. Non si può spingere solo l’acceleratore, guarda un po’ ci si deve accontentare".

Riascolta le canzoni, canticchia, ripete i versi come i versetti di un nuovo testamento. Aggiunge: "Bisogna anche frenare. Bisogna accontentarsi e a me non piace per niente. L’uomo si adatta alla vita e alle cose. E impara. Ma l’artista no, non l’accetta di non poter volare, di non poter spingere l’acceleratore. Io ho scritto voglio una vita spericolata quando tutti cercavano una vita sicura. Il punto più importante per i miei genitori era che io riuscissi a lavorare in banca o avessi un posto in Comune. Ma io volevo una vita avventurosa come nei romanzi di Kipling. Come nei film, che non hanno le pause della vita normale: non ti fanno vedere mentre mangi o dormi. I tempi morti. Solo le cose belle. Poi è chiaro che non puoi vivere sempre come un cartone animato, ma non sopporto i limti che la natura pone ai sogni".

Si fa ancora più serio: "La vita che vedo mi fa veramente schifo, mi ha deluso proprio. La realtà è una cosa molto triste e odiosa se la guardi nuda e cruda. Per questo ho rivalutato i sogni e le illusioni, perché aiutano a vivere meglio". Vieni qui è per una donna, Gioca con me per una bomba sexy: come riempi bene quei jeans, cammini come una dei film, coi tacchi quasi galleggi... E la chitarra di Slash. "È arrivato in studio vestito... da Slash: jeans attillatissimi, catena per le chiavi alla cintura, cappellino e capelli a coda, fazzoletto pendente nella tasca dietro... poi si infila un paio di occhiali scuri a specchio, attacca la sua Gibson all’amplificatore, sigaretta di traverso. Mi chiede: lo vuoi più strong o light? Strong man, gli rispondo. Quando ho riascoltato il pezzo il giorno dopo sono rimasto allibito". Il rock è la chitarra di Mike Landau e la batteria di Vinnie Colaiuta, "quello che si respira a Los Angeles".

Lui, come ha scritto De Andrè nel libretto di dediche che accompagna il cd, è stato l’unico a vincere la sfida di un rock credibile, padano e italiano. E adesso che tocca a me è una ballata da Tenco del terzo millenio e il pensiero arriva forte e chiaro. Alto e basso. "E adesso che sono arrivato fin qui grazie ai miei sogni, che me ne faccio della realtà... e adesso che non c’è più Topo Gigio, che cosa me ne frega della Svizzera...". Le altre hanno semi e noccioline di verità: "e se non viene un angelo, e se non nasce un rock’n’roll", sono fregato. Oppure: "dimenticare non è facile, ma perdonare è più difficile". Non vivo senza te, la resa totale. E altro: "scrivere una canzone è come ballare per ore, prima di cadere a terra finito dallo sforzo, finalmente morto". Dichiarazioni d’amore d’altri tempi come Colpa del whisky, rotta dall’urlo: mi piaci tu, mi piaci tu. Roba da Califfo, dove la musica è femmina, forma e sostanza. Ho bisogno di te tutto il testo nelle sue declinazioni.

"Ci sono tante prigioni nella vita - confessa -. Sono le dipendenze dalle sostanze, ma anche da un amore, da un vizio, dalla ricchezza. Dal potere. Ne sono tossicodipendenti i poltici ma nessuno li mette dentro". Onora i padri dei suoi inizi: "De Gregori, Guccini e Bennato, anche se i preferiti erano Battisti e Mogol: perché parlavano del privato, dei rapporti con le donne". Del rapporto fra la melodia pop e l’energia del rock. Anche per questo quando lui scrive pensa a come canterebbe le nuove nuove canzoni in concerto. Anche per questo Il mondo che vorrei sembra il suo disco più semplice ma non lo è: la semplicità qui non è il punto di partenza ma di arrivo.

di Marco Mangiarotti

 

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