Italia News
SPORT FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI
INCONTRO CON IL PIANISTA AUSTRALIANO

David Helfgott incatena New York

L'esigente pubblico della Grande Mela è stato rapito dal suo pianoforte e dal suo cuore. "Nella vita mi sento un topolino, ma davanti alla tastiera divento un leone rampante", confessa il musicista

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

David Helfgott New York, 9 aprile 2008- "Nella vita mi sento un topolino, ma davanti alla tastiera divento un leone rampante". Dice David Helfgott nel suo stile farfugliato rimirando dietro le lenti da miope l’elegante casacca fucsia di foggia cinese con cui si appresta ad affrontare il pubblico del Blue Note. Una radiolina a tutto volume impregna il camerino del più famoso jazz club di Manhattan della sua presenza, così come i baci e gli abbracci che distribuisce a ondate continue a tutti quelli che varcano la soglia per salutarlo.

 

"È un gran privilegio suonare a New York, girare il mondo e trovare ovunque gente interessata alla mia musica", spiega il pianista australiano depositato nel cuore della gente da 'Shine' accompagnando le parole con lo sguardo di chi abita fuori dal tempo. "L’unico rammarico è quello di non essere stato ancora in tutti i paesi che avrei voluto conoscere. In vent’anni ho girato più di sessanta nazioni, ma i miei viaggi non hanno ancora incrociato posti come il Brasile o l’Argentina o, dell’Italia, la Sicilia. Altri invece li conosco bene e ho imparato ad amarli, a cominciare dall’Italia, dove spero di prendermi qualche giorno di riposo a settembre nello splendore della campagna senese".

 

Già perché prima Helfgott ha un lungo tour mondiale che l’aspetta e che lo porta a Roma, all’Auditorium della Conciliazione, e il 19 e 20 aprile a Bresso, Milano, nell’austera Chiesa di San Carlo Borromeo. Ma tra giugno e settembre tornerà, per otto concerti a Catania, Palermo, Bologna, Torino, Mestre, Rimini, Roma e Milano. Proprio da noi nelle settimane scorse sono apparse sui manifesti dello spettacolo scritte antisemite del tenore "via quel pianista ebreo da Roma". "Purtroppo in giro c’è tanta intolleranza e questo vuol dire che viviamo in un mondo infelice", taglia corto la moglie Gillian Helfgott mentre David preferisce parlare di musica. Della sua musica. Quella che fra un paio di settimane racchiuderà tra i solchi di 'Pianissimo', l’album dal vivo registrato lo scorso novembre al Blue Note di Milano per l’etichetta Fly Entertainment. Il disco verrà distribuito in Europa, Nordamerica, Giappone e Oceania in versione singola e doppia con allegato il dvd del film di Scott Hicks. A gennaio 2009, poi, arriverà un greatest hits con tutte le più famose esecuzioni di una carriera non sempre trattata coi guanti di velluto.

 

"Alcuni mi criticano e hanno ragione. Non suono come un musicista classico, perché nella mia esecuzione non cerco la perfezione, ma solo di dare felicità a quelli che mi stanno davanti. Non credo infatti che il compito della musica sia quello di trovare note impeccabili quanto piuttosto di toccare il cuore della gente". Visione che Gillian, astrologa di quindici anni maggiore di lui, sottoscrive con fierezza. "Soprattutto qui in America, gli addetti ai lavori non sono mai stati teneri con David. Ma poi a vincere è stata la sua umanità. L’ha riconosciuto un giornale giapponese nella recensione di un concerto del ’97 ammettendo che quella sera nel braccio di ferro tra critica e pubblico aveva vinto il pubblico". E pure al Blue Note l’altra sera l’ultima ad avere la parola è stata la gente, irretita da un programma in bilico tra i preludi Bach, le ballate di Chopin e le sonate di Liszt, Sergej Rachmaninov, naturalmente. E ringraziata con un omaggio alla musica americana con 'Pasquinade', breve composizione di Louis Moreau Gottschalk, pianista ebreo di New Orleans del secolo scorso. "Durante l’esecuzione parlo, parlo moltissimo, raccontando quello che mi passa davanti agli occhi" racconta Helfgott. "Di un brano, infatti, non ricordo le note, ma le immagini dei tramonti, dei paesaggi, che mi scatena dentro mentre studio sulla partitura".

 

Si sa che la psichiatria non ha molta considerazione per l’anima e così è stato rinchiuso, sedato, curato con l’elettricità. Il suo sé artistico, però, è sopravvissuto lo stesso e oggi assomiglia a uno specchio rotto che solo davanti alla tastiera si ricompone magicamente per rifletterci orizzonti di straordinaria bellezza. "Dico sempre che Geoffrey Rush e David sono praticamente fratelli e io non ho uno, ma due mariti...", ammette Gillian Helfgott che anni fa ha raccontato la sua storia di amore con David nel libro 'Ti amo a piccoli pezzi', paragonandolo a un diamante screziato "di cui amo ogni angolo, ogni sfaccettatura". Libro in uscita sul mercato italiano il 19 aprile (prima on-line e a settembre nei negozi) col titolo 'David & Gillian, una storia d’amore'.

 

"L’unica scelta drammaturgica su cui ho dissentito facendo sentire la mia voce agli sceneggiatori è quella di far crollare David al pianoforte, durante il passaggio più duro e impegnativo del terzo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Sicuramente una scena di grande effetto, ma lontanissima dalla realtà, visto che la tastiera ha sempre infuso a mio marito un’energia straordinaria, capaci di proteggerlo e di fargli superare qualsiasi difficoltà. Il crollo nervoso ci fu, ma avvenne solo in un momento di riposo successivo all’esecuzione".

di Andrea Spinelli

 









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

Cerca  su Quotidiano.net nel Web

LA FOTO DEL GIORNO

Vasco Rossi

Tre giorni e Vasco
vende 400mila copie

In 76 ore 'Il mondo che vorrei' di Vasco Rossi è diventato il prodotto digitale di maggior incasso della settimana. 
Ma non è tutto: sia il singolo sia l'album, disponibili in vinile in edizione limitata e numerata, sono andati esauriti in poche ore