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GRANDI CONCERTI A RISCHIO FLOP

Estate 2008, le superstar snobbano l'Italia

La musica dal vivo nel nostro paese continua a tirare, ma ha il fiato sempre più corto. Minogue, Bon Jovi: quelli che hanno rinunciato. E Celine Dion e i Police tremano

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kylie Minogue Milano, 30 aprile 2008- La musica dal vivo nel nostro paese continua a tirare, ma ha il fiato sempre più corto. "Ci sono artisti che in Italia non hanno mercato sufficiente per giustificare i cachet pretesi" spiega Claudio Trotta, titolare della Barley Arts, una delle principali agenzie della musica dal vivo. "L’ultima volta che è venuta a Milano, Kylie Minogue (nella foto) non è riuscita a vendere più di cinquemila biglietti". Difficile capire per l’eroina di 'In my arms' cos’abbia in più il mercato lettone di quello italiano, ma così vanno le cose. "C’è una forte differenza tra i gusti tra il nostro pubblico e quello degli altri paesi, soprattutto del Nord Europa" prosegue Trotta. "Basta pensare che in Belgio la prevendita carente ha costretto lo spostamento del concerto di Bruce Springsteen dallo Stade Roi Baudouin di Bruxelles allo Sportpaleis di Anversa, mentre da noi lo show di San Siro è già praticamente esaurito". E’ super Vasco che fa paura? "Quest’estate per la prima volta abbiamo in tour contemporaneamente sia Rossi sia Ligabue, ma non penso che penalizzeranno più di tanto gli altri concerti".

 

Intanto però i Bon Jovi saltano per la seconda volta consecutiva il nostro paese, pagando a caro prezzo un album sbagliato come 'Lost Highway', incapace di andare oltre le ventimila copie vendute (il predecessore 'Have a nice day' aveva venduto il doppio, ma niente concerti lo stesso). Trovare i 25-30 mila paganti necessari a pareggiare un cachet da 500 mila dollari, a cui ne vanno aggiunti più o meno altrettanti di tasse e spese, non sarebbe infatti cosa facile. Uno che a Bon Jovi ha detto di no è Andrea Pieroni della 'Live' di Firenze, altra agenzia di primo piano del panorama musicale. "Ho trattato una possibile data, ma la band voleva suonare a San Siro mentre io credo che oggi ce la faccia a fatica a riempire il DatchForum".

 

Sognava il 'Meazza' ma poi s’è dovuta accontentare del DatchForum, pure Celine Dion. E il passaggio del suo 'Taking Chances Tour' da una struttura all’altra ha fatto volare i prezzi alle stelle; la conseguenza sono biglietti da 345 a 103,50 euro. "E’ una conseguenza del libero mercato" spiega Pieroni. "Mentre in altri settori la concorrenza abbassa i costi, nella musica li alza; più offerte ci sono, infatti, più le aste lievitano. E poi l’Italia è afflitta da spettacoli promozionali, feste di piazza e di partito che offrendo musica gratis disincentivano il richiamo dei concerti a pagamento. Sia chiaro che le cose nella musica non vanno male, ma a confronto di altri paesi il nostro ha bilanci risibili. Basta pensare che in Svezia le prevendite per un concerto degli Iron Maiden vanno esaurite in tre ore, mentre da noi occorrono tre mesi. E questo nonostante che in Svezia ci sia un sesto della popolazione che c’è in Italia". Il fiato corto ce l’hanno pure alcuni mostri sacri.

 

Prendiamo i Police, provvidenzialmente collocati all’interno dell’Heineken Jammin’ Festival perché altrimenti ben difficilmente sarebbero riusciti a riempire un grande stadio. Come già lo scorso anno, però, il festivalone lagunare soffre una prevendita al di sotto delle aspettative. Settantacinquemila biglietti venduti in tre sere, dicono gli organizzatori (solitamente generosi in fatto di numeri), compresi i ventimila venduti allo sponsor per le sue esigenze promozionali. Non moltissimo, tenuto conto della presenza in cartellone di un Vasco che ha già mandato sold-out (e raddoppiato) Milano, Roma, Ancona e Salerno, ma a Venezia fatica.

 

Le ragioni? Probabilmente la poca propensione del pubblico italiano verso i raduni estivi, la presenza in altri cartelloni (leggi 'Gods of Metal' di Bologna) di musicisti tradizionalmente legati a questo tipo di manifestazioni, l’aver gettato al vento, cambiando sede, tutti gli investimenti fatti per nove anni di seguito sulla promozione dell’autodromo di Imola. Un po’ come se Rock Am Ring abbandonasse il circuito del Nürburgring o Rock Im Park lo Zeppelinfeld di Norimberga.
"A parte poche eccezioni, l’Italia non è pronta culturalmente per grandi festival tipo Glastonbury o Rock Am Ring" ammette Pieroni, che fra l'altro organizza proprio il 'Gods of Metal'. "Ma se noi imprenditori non investiamo sul futuro, lavorando per creare una nuova scena e sensibilizzare il pubblico a nuove proposte, il sistema-musica in Italia non crescerà mai".

di Andrea Spinelli

 

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