"Le radio e i media danno visibilità solo agli artisti noti. Però il mondo è legato al futuro non al passato. Io preferisco una bella canzone di un artista giovane che una canzone mediocre di un grande artista", ha spiegato l'autore
Roma, 23 maggio 2008 - "Per i giovani artisti è un momento difficile soprattutto a livello di promozione, perché oggi promuovere un disco di un giovane è quasi impossibile. Nel senso che le radio e i media danno visibilità solo agli artisti noti. È chiaro che un artista noto garantisce un ascolto maggiore. Però il mondo è legato al futuro non al passato. Io preferisco una bella canzone di un artista giovane che una canzone mediocre di un grande artista".
Lo dichiara Mogol, il più grande paroliere della musica italiana, in un'intervista esclusiva nel nuovo numero del 'Gazzettino Illustrato', diretto da Daniele Pajar.
"Mancano gli spazi per i giovani -aggiunge Mogol- perché si fanno scelte diverse, indirizzate in modo univoco, dato che tutto deve garantire guadagno, per cui si investe su cose sicure o note". "Il governo -prosegue- dovrebbe cercare di aiutare gli artisti trovando delle formule che possano mediare le esigenze artistiche e quelle commerciali. Capisco le esigenze delle radio, però io un po' più di libertà la lascerei".
Secondo Mogol dunque "se anche scrivi una canzone molto bella e sei giovane rischi di passare inosservato. Con la situazione attuale -spiega- un Conte o un De Andrè non uscirebbero, ma neanche un Battisti... È una situazione un po' stagnante, perché tutto è legato alla cautela".
Mogol poi passa a parlare del suo connubio artistico proprio con Lucio Battisti: "Siamo stati solo un autore e un compositore che hanno scritto molti pezzi insieme -sottolinea Mogol- poi il successo è cresciuto anche perché Battisti è diventato un grande interprete di questi brani. Lui era geniale perché aveva un grande intuito. Però non direi che Gianni Bella è un autore di minore importanza, così come Lavezzi, Cocciante, Mango...".
Infine Mogol racconta un episodio inedito su Luigi Tenco: "Per lui ho scritto tre canzoni, tra cui 'Se stasera sono qui', che non voleva nemmeno cantare. Gliel'ho fatta cantare io. Un giorno gli dissi: vorrei sentirla cantata da te, ma lui non la voleva fare, perché non la riteneva adatta alla sua voce. Allora gli chiesi di farne una versione per me e gli dissi: ti metti lì con il piano e la canti, solo tu e il piano".
"Lui mi disse: Ma dove? -continua Mogol- e io gli risposi: Qui, vicino. Andiamo a mangiare qualcosa assieme, e dieci minuti prima, la registri. E così siamo andati in una sala d'incisione che era a fianco all'Upim a San Babila a Milano. C'era solo un tecnico, uno solo. Luigi si mise al pianoforte e io gli dissi: 'Cantala'. E lui la cantò, una volta. Poi -conclude- quando è morto, la Ricordi, non so come siano arrivati a sapere che c'era questo pezzo, ci ha messo dietro una grande orchestra e l'ha distribuito. È andata così, le altre son tutte balle".
"Il progetto non nasce con una motivazione nostalgica, ma perché volevamo fare qualcosa per Napoli in questo momento", ha spiegato il cantautore
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