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'BATTISTI. LA VITA, LE CANZONI, IL MISTERO'

Ci ritorni in mente, Lucio come sei

Il 9 settembre si celebrano i dieci anni dalla scomparsa dell'artista. Nel libro in uscita edito da Mondadori, Leo Turrini, inviato del 'QN' ripercorre l'avventura artistica e umana del cantautore specchio dell’Italia

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battisti Roma, 25 agosto 2008 - Lucio Battisti riposa in una cappella senza nome del cimitero di Molteno, di marmo scuro come scuri sono i vetri attraverso cui si intravede il sepolcro: il pavimento è ricoperto dalle letterine lasciate da centinaia di giovani e vecchi innamorati. Il 9 settembre ricorre il decennale della morte di uno dei più grandi cantautori italiani. Il comune di Molteno dove Battisti, che era nato a Poggio Bustone il 5 marzo del 1943, ha vissuto per vent’anni sta mettendo a punto gli ultimi dettagli di un tributo che durerà quasi un mese. Nel decennale della morte, Mondadori manda in libreria il volume 'Battisti. La vita, le canzoni, il mistero' in cui l’inviato del 'Qn' Leo Turrini ripercorre l’avventura artistica e umana del cantautore facendone lo specchio delle cronache difficili e intense dell’Italia tra gli anni Sessanta e i Novanta. Del libro, in uscita martedì 26, pubblichiamo di seguito un’anticipazione.

 

1 OTTOBRE 1978. I carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fanno irruzione in un appartamento di via Monte Nevoso, a Milano. E’ un importante successo nella lotta al terrorismo: è stato appena scoperto un covo delle Brigate Rosse, l’organizzazione rivoluzionaria che nel marzo precedente ha sferrato un colpo durissimo allo Stato. Fresco è il ricordo della strage di via Fani a Roma, cinque rappresentanti delle forze dell’ordine sterminati, l’onorevole Aldo Moro prima rapito e poi brutalmente assassinato dopo quasi due mesi di sequestro.

 

Nell’appartamento di via Monte Nevoso, i carabinieri hanno recuperato carte preziose, sulle quali si discuterà a lungo. Dall’archivio delle Bierre, spunta il memoriale del presidente della Democrazia Cristiana. Non tutto: secondo la versione ufficiale, alcuni documenti sfuggiranno alle ricerche e saranno rinvenuti, nelle stesse stanze, soltanto dodici anni più tardi, nel 1990. Ma quel giorno, il primo giorno di ottobre del 1978, a stuzzicare la curiosità del militare che deve stilare l’elenco minuzioso dei risultati della perquisizione è un dettaglio che con la politica e con la lotta armata non c’entra proprio niente.

 

In uno scaffale dell’appartamento, allineati con cura uno dopo l’altro, ci sono tutti i dischi di Lucio Battisti. Compreso l’ultimo, uscito da poche settimane e già padrone della Hit Parade: si intitola ‘Una donna per amico’ e si avvia a battere i record di vendite. Il carabiniere è quasi divertito. Anche a lui piacciono le canzoni dell’artista di Poggio Bustone. Le sa suonare con la chitarra e alcune le conosce a memoria. Ma conosce anche la diceria che da anni accompagna Battisti: negli ambienti della sinistra extraparlamentare lo accusano di simpatizzare per le formazioni neo fasciste.

 

Addirittura c’è chi ha sostenuto che Lucio avrebbe finanziato le bande del terrorismo nero. E invece, pensa l’uomo di Dalla Chiesa, guarda qua: per svagarsi, quando rientrano in casa di sera, i combattenti comunisti, i sovversivi che sparano per instaurare la dittatura del proletariato, ascoltano le sue musiche. Anche loro. Come tutti gli italiani di quella generazione. Non solo: in una ‘Risoluzione Strategica’, la pomposa etichetta che i burocrati del terrore hanno appiccicato alla definizione delle prospettive della lotta armata, i brigatisti hanno citato, senza rendere omaggio alla fonte, le parole famose di un brano di Battisti.

 

Le discese ardite e le risalite, già: Giulio Rapetti, in arte Mogol, il partner storico di Lucio, l’autore dei testi per le sue melodie, avrebbe potuto reclamare i diritti d’autore. Strano esemplare di presunto fascista, segretamente adorato dai comunisti rivoluzionari, in realtà Lucio Battisti aveva un unico torto: era, nel suo lavoro, il mestiere dell’artista applicato alle sette note, il più bravo di tutti. E l’aveva sempre saputo.

di Leo Turrini










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