Bahia perde il suo cantore: il musicista brasiliano aveva 94 anni. La sua vita era legata a quella di Jorge Amado: insieme avevano svelato la Salvador della gente umile
di Riccardo Jannello
Roma, 31 agosto 2008 - Con la morte di Dorival Caymmi - avvenuta nei giorni attorno a Ferragosto per una malattia renale che lo aveva colpito tanti anni fa - finisce un'epoca della storia e della cultura brasiliana, baiana più in particolare. Lui, Jorge Amado e Carybé sono stati il trio che ha fatto dell'arte e della musica di Salvador un punto cardine e riconoscibile in campo prima nazionale poi internazionale. Dorival fra loro era il poeta e il musicista: il suo samba proveniva dalla terra e dal cuore, dal suo autentico meticciato: figlio di due immigrati, il padre di origine italiana, la mamma africana, aveva in sé il segreto di capire la sua città.
Il samba di Bahia lo ha avuto come protagonista, anche se in realtà visse la sua vita a Rio de Janeiro, dov'è deceduto a 94 anni. Ma non fu mai carioca, rimase un sognatore baiano, l'uomo che ha messo in musica usi, costumi, cibo della sua città. La sua canzone più popolare si chiama proprio “O samba da minha terra”, il samba della mia terra, quella canzone nella quale si dice chiaramente che “chi non ama il samba non è un buon soggetto, o è tardo di testa o dolorante di piede”.
Amante della vita, sognatore di fronte al mare di Salvador, aveva collaborato con Jorge Amado di cui era amico e del quale condivideva l'interesse e la curiosità per la religione e per le vicende della sua regione. Al mare di Bahia, ai pescatori e alle loro imbarcazioni che partono senza sapere se il ritorno ci sarà, ha dedicato alcune struggenti liriche, una in particolare proprio in coppia con Amado, ai tempi nei quali il novelliere baiano scrisse “Mar morto”, la storia drammatica dei pescatori che sfidavano l'Oceano per dare qualcosa da mangiare alle loro famiglie: “E' doce morrer no mar” o “A jangada voltou so”, è dolce morire nel mare, e la barca tornò sola, sono essenziali nella loro musica e nei versi che ricordano quanto la sofferenza della gente sia mischiata alla loro stessa esistenza, quanto i valori della famiglia siano importanti in un terra fondamentalmente dura, dove sopravvivere significa lottare ogni giorno. Ma di Bahia Dorival ha cantato anche le cose belle, i divertimenti e le sensazioni di una città magica, non solo parlando dello straordinario Carnevale che vi si svolge, caratterizzato dal “trio electrico” e dal suo samba rock prepotente e molto africano, ma anche della vita di ogni giorno: non dimenticherò mai in quella terra l'impatto con un cibo complesso e pesante, ma buonissimo, che si chiama “vatapà”, a base di gamberetti secchi, nocciole, vari tipi di verdura, peperoncino, olio di palma e tanto altro. Ebbene, in una canzone che ascoltai là per la prima volta e che tengo sempre vicina a me, Caymmi snocciola la ricetta di questo piatto e anche una interprete raffinata e straordinariamente colta come Gal Costa ha inciso “Vatapà”, inno alla cultura, gastronomica, ma pur sempre cultura, di un'intera città.
Fare la storia dei 94 anni di Dorival Caymmi è complesso e semmai è più proficuo segnalare quanto il suo impulso sia stato importante per la conoscenza della musica brasiliana e per la formazione di generazioni intere di musicisti e di intellettuali che hanno fatto di Salvador un laboratorio di idee e cultura senza eguali. Basterà citare come Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso, Gal Costa, Maria Bethania, Carlinhos Brown abbiano accolto con dolore la notizia della sua morte. “Ho avuto la benedizione di crescere ascoltando la sua musica come chi beve l'acqua più fresca e gusta i sapori più buoni” ha detto per esempio Gil. “Basta guardare il mare e si vedrà Dorival Caymmi” ha aggiunto Brown. Il presidente brasiliano Lula ha detto che la sua opera “resterà sempre nel cuore dei brasiliani”. Ma come sottolinea Gal, è soprattutto Bahia a perdere l'ultimo suo paladino: “Dorival ha cantato la mia terra come nessuno ha mai fatto”. Amado (morto nel 2001 a 89 anni, accompagnato mesi fa nell'aldilà dalla moglie Zelia Gattai) l'aveva descritta nei suoi romanzi come nessuno prima a dopo ha fatto. Carybe (1911-1997) l'ha disegnata come non è mai accaduto di vedere andando a scandagliare il mondo del candomblé, degli orixas, del sincretismo religioso. Tre artisti che sono il simbolo di una terra che ora è più povera, ma che pensando a loro può, grazie a una tradizione che comunque produce sempre nuove voci, decollare ancora di più.
Ma Caymmi è stato anche l'autore della canzone che ha fatto diventare Carmen Miranda ciò che è stata: “O que é que a baiana tem” fa nascere la leggenda di questa portoghese emigrata giovanissima in Brasile che grazie alla sua forza conquista un successo che è anche esagerato rispetto ai suoi meriti. Ma Caymmi le scrive questa canzone su misura e così la “falsa” baiana può andare in giro orgogliosa con la frutta sulla testa diventando un idolo, anche se bruciato molto presto. Sono state numerose le canzoni, i samba che Dorival ha scritto e che sono entrati nel songbook dei maggiori interpreti brasiliani. “Maracangalha”, “Promessa de pescador”, “Oraçao de Mae Menininha” che celebra il candomblé del terreiro di Gantois, “La vem a baiana”, “Doralice”, “Dois de fevereiro” che racconta il giorno dedicato a Yemanjia dea delle acque e quindi particolarmente adorata dagli immigrati africani che si rivolgevano a lei nelle preghiere per attraversare l'oceano senza perire, “Sao Salvador”, dove inneggia alla città di nostro signore di Bonfim dove le difficoltà si risolvono pregandolo, “Marina”, “Saudade da Bahia”, “Rosa Morena”, “Vocé jà foi a Bahia?” sono solo alcuni dei titoli imperdibili nei quali Dorival ha percorso avanti e indietro la sua città, l'orlo del mare, i quartieri poveri dove ci si aggrappa alla superstizione, inventando il volto della città di tutti i santi, ma accompagnata dai personaggi che si incontrano nei bar del porto, nei tabarin, nelle favelas, agli “alagados”. Lui e Jorge Amado, mano nella mano, ci hanno accompagnato in questa realtà e ce l'hanno fatta conoscere come se ci fossimo nati e vi avessimo vissuto per sempre.
E la fortuna ha portato anche a conoscere i tre figli, musicisti straordinari, soprattutto Nana, una delle cantanti più affascinanti del Brasile e della musica internazionale. Una donna orgogliosa delle sue origini, con una voce filante e che interpreat il dolore e la gioia della sua terra, dei suoi vasti generi musicali e popolari, in modo essenziale e straordinario. Come straordinari sono Dori, soprattutto chitarrista, e Danilo, flautista amico dei Jobim, entrambi compositori molto bravi.
Dorival lascia molti orfani, anche inconsapevoli: chi ha salito e sceso le “ladeiras” di Bahia, chi è stato alla Baixa dos sapateiros lo ha fatto anche senza saperlo fischiettando i suoi motivi e vivendo i romanzi di Amado. Per questo la loro magia non finirà mai di accompagnarci e Bahia sarà semrpe il regno del sogno e della vita oltre la vita. Saravà Dorival.
di Riccardo Jannello
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