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IL RICORDO / A UN ANNO DALLA MORTE DEL TENORE

Il soprano Mirella Freni:
"Luciano non mi lascerà mai"

"Eravamo come fratello e sorella. Siamo cresciuti insieme, l’ho avuto vicino in momenti difficili ed ero al suo fianco quando debuttò al Metropolitan" 

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Luciano Pavarotti Modena, 5 settembre 2008 - "Il ricordo di Luciano non mi lascerà mai. Siamo cresciuti insieme, lui per me era come un fratello io per lui come una sorella". Mirella Freni, forse il miglior soprano italiano del dopoguerra, in questi giorni è cercata dai media di tutto il mondo. A un anno dalla scomparsa di Pavarotti, è lei il personaggio del mondo della lirica che può davvero dire di aver conosciuto il più grande tenore di tutti i tempi fin da quando emetteva i primi vocalizzi.

 

"Diciamo pure fin dai suoi primi vagiti. Ormai lo sanno tutti: mia madre e la madre di Luciano erano operaie alla manifattura tabacchi, e noi due abbiamo preso il latte dalla stessa balia. Più fratello e sorella di così...".

 

Un segno del destino...
"L’ho sempre pensato anch’io. Lui tenore, io soprano, entrambi destinati a entrare nella storia della lirica. E’ come se qualcuno da lassù avesse deciso fin da allora di metterci una mano sulla testa e guidarci attraverso un percorso comune, che ci ha portato da Modena verso i palcoscenici di tutto il mondo".

Com’era il vostro rapporto?
"Di grande confidenza. Tra di noi parlavamo in dialetto, anche se ci trovavamo a migliaia di chilometri da Modena. Spesso ci siamo scambiati consigli utili per affrontare meglio la nostra carriera. E altrettanto spesso abbiamo cercato di aiutarci a vicenda nei momenti difficili".

Due carriere così luminose hanno avuto momenti difficili?
"Può sempre capitare. Si trattava a volte di situazioni che andavano al di là del successo che potevamo avere sul palco".

Ne ricorda uno in particolare?
"Eravamo nel 1964, cantavo nella Traviata alla Scala di Milano. Ci furono grosse incomprensioni tra me e alcuni colleghi, la situazione era diventata molto difficile e io ero davvero giù di morale. All’improvviso bussò alla porta della mia camera d’albergo proprio Luciano. Mi disse: ‘‘Fa’ le valigie, ti porto a casa’’. Ecco, questo significava essere come fratello e sorella".

Pensando all’amicizia con Luciano quali sono i ricordi più belli che le vengono in mente?
"Stiamo parlando di decenni di carriera, è molto difficile individuarne uno. Potrei citare la Bohème che abbiamo interpretato insieme, ma ricordo con grande piacere quando lo tenni a battesimo nel suo debutto al teatro Metropolitan di New York nel ’72. Poi ci sono tanti altri ricordi legati alla nostra amicizia. Ma quelli, dovete scusarmi, preferisco tenerli per me".

Come pensa che vorrebbe essere ricordato?
"Come cantante lirico. E’ un’attività che ha svolto con passione toccando livelli massimi, a cui pochi sono arrivati. Tutto il resto, dalla beneficienza ai duetti con le pop star internazionali, tutto sommato potranno farlo anche altre persone. Ma cantare come lui no".

In che cosa si sente di portare avanti il ricordo di Luciano?
"Trasmettendo ai giovani cantanti la mia esperienza, che è anche quella di Luciano. Entrambi abbiamo avuto la fortuna di avere grandi maestri quando eravamo agli inizi. Anche nel suo nome, tocca a me e ai miei colleghi fare da maestra per le nuove generazioni".

 

di Roberto Grimaldi










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