Il cantautore racconta come è nata la sua passione per la musica e del suo nuovo progetto: Q.P.G.A., 'Questo piccolo grande amore', che prevede l'uscita, tra l'autunno e febbraio, di un cd doppio, tre concerti, un film e un romanzo
Roma, 30 settembre 2008 - "Ho iniziato a suonare e cantare per 'rimorchiare'. Non ero bello ed ero molto timido. Pensavo che così, forse, avrei attirato le ragazze..." A rivelarlo è Claudio Baglioni in un'intervista esclusiva a 'Tu'.
Poi il cantante parla del suo nuovo progetto: "Q.P.G.A. (acronimo dell'opera 'Questo piccolo grande amore', che prevede l'uscita, tra l'autunno e febbraio, di un cd doppio, tre concerti, un film e un romanzo - ndr) è il racconto di una generazione, l'ultima che ha saputo volare, sognare in grande. Da allora non è più successo".
"Oggi viviamo anni grigi", aggiunge Baglioni, "siamo tutti collegati grazie alle tecnologie ma, in realtà, siamo sempre soli, ciascuno a curare piccoli interessi nel proprio orticello. È per questo che mi sono lasciato prendere dal senso della dismisura: film, concerto, album e perfino un libro che sto ancora scrivendo. Un progetto ambizioso, esagerato. Perchè in un mondo così, qualsiasi cosa serva a dare l'idea del sogno va bene".
Infine Claudio racconta a 'Tu' le idee che stanno dietro la sua opera: "Io racconto la storia d'amore di due ragazzi, che non coincidono con quelli di oggi e con il loro linguaggio. In comune con Moccia", prosegue, "c'è la voglia di raccontare le emozioni giovanili. Solo che lui lo fa nel 2000, in un'epoca in cui è normale. Io, per averlo fatto nel 1972, ero da friggere sulla graticola. Ho preso roba in faccia da tutti i sessantottini perché, invece di parlare di politica, parlavo di sentimenti", precisa il cantautore.
E proprio sul sessantotto chiarisce: "Non ho mai partecipato a manifestazioni. Mi è capitato solo una volta di prendere uno schiaffo da qualcuno e, ancora oggi, non so chi sia stato! Io venivo dalla periferia", conclude, "e quelli come me non hanno fatto la rivoluzione. Per noi la rivoluzione era comprarsi un bel vestito e andare a una festa ai Parioli".