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Ottant’anni di leggerezza
Ennio Morricone, la musica

Una lunga carriera: 400 colonne sonore, un Oscar, tanti premi e collaborazioni con i più grandi registi. "Ho sempre rifiutato molti film, perché voglio lavorare solo per registi che stimo e che mi stimano", racconta

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Ennio Morricone (Prisma) Roma, 10 novembre 2008 - Classe 1928, di qualche settimana più grande dell’amico di sempre Sergio Leone («pensi, eravamo compagni di classe in terza elementare»), Ennio Morricone taglia oggi il traguardo degli 80 anni. Cinque decenni di carriera ai massimi livelli, oltre 400 colonne sonore composte, un centinaio di partiture di musica «assoluta», come ama definirla lui, ventisette dischi d’oro, sette Dischi di platino, otto Nastri d’argento, cinque Bafta, cinque nomination agli Oscar, sette David di Donatello, tre Golden Globe, un Grammy Award, un European Film Award, il Leone d’oro e l’Oscar alla Carriera nel 2007. E ancora: membro fondatore del gruppo di Nuova Consonanza, accademico di Santa Cecilia, per lunghi anni docente al Conservatorio. Tutto questo (e molto altro) è Ennio Morricone.


Tanti auguri Maestro! Approfittiamo del suo ottantesimo compleanno per fare un po’ di bilanci...
«Grazie davvero. Sì, a 80 anni credo sia giusto fare il punto della situazione. Dal punto di vista lavorativo non posso che ritenermi estremamente soddisfatto: i risultati raggiunti sono sotto gli occhi di tutti, anche dei miei. Mi accorgo che tutto ha funzionato alla perfezione e che, perché no, ho avuto anche un po’ di fortuna».
 

Che non guasta mai...
«Esatto. La fortuna serve ma è fondamentale saperla mantenere. Modestia a parte credo di esserci riuscito».
 

Soddisfatto anche della sua vita personale?
«Assolutamente: ho una buona moglie, dei figli eccezionali. Non mi manca nulla per essere felice».
 

La sua vita è sempre stata così rosea?
«Certo che no: anch’io ho avuto i miei periodi difficili, dovuti soprattutto al lavoro».
 

Ovvero?
«Momenti difficili dovuti a preoccupazioni anche banali, come la sensazione di non avere tutto il tempo che si vorrebbe, la difficoltà in alcune scelte professionali, la continua ricerca di un miglioramento, la responsabilità nella scelta o nel rifiuto di un lavoro legato al cinema».
 

Con l’età questi problemi si semplificano o diventano ancora più complessi?
«Si complicano in maniera esponenziale. È questo il motivo per cui accetto con più difficoltà nuovi lavori. Ho sempre rifiutato molti film, perché voglio lavorare solo per registi che stimo e che mi stimano. E ora, a 80 anni, ne rifiuto ancora di più perché voglio lavorare sereno».
 

Al di là di Sergio Leone c’è qualche regista con il quale ha avuto un feeling particolare?
«Certamente: da Giuseppe Tornatore a Gillo Pontecorvo, passando per Bernardo Bertolucci e Giuliano Montaldo. Di regola evito sempre di rispondere a questa domanda perché regolarmente c’è qualche regista che mi dimentico. Poi qualcuno ci rimane male».
 

Dopo aver rifiutato di comporre la colonna sonora di 'Pulp Fiction' adesso sta lavorando per 'Inglorious Basterds', il nuovo film di Quentin Tarantino...
«È esatto: Pulp Fiction lo rifiutai perché Tarantino mi aveva chiesto solo due minuti di musica e io preferii fare altro. Questa volta è diverso: ho saputo che Tarantino mi cercava per questa bellissima storia, mi ha mandato il copione in italiano, l’ho letto, mi è piaciuto e mi sono subito messo a lavoro».


Ha ottant’anni ma non li dimostra. Qual è il suo segreto per rimanere sempre in forma?
«Prima cosa: lavorare. Sentire lo stimolo, l’orgoglio di essere un compositore. Da un punto di vista più fisico cercare di mantenere uno stile di vita semplice. Cammino molto, faccio ginnastica, cerco di andare a letto presto. Sembrano cose banali, e invece funzionano».

di Davide Costa










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